«Sistema» Caivano, i summit tra Peluso e il boss Angelino

Il pentito: inizialmente dissi che non volevo rapporti con loro, poi subii un’intimidazione

«Sono stato eletto consigliere comunale nel settembre 2020 nella lista civica Orgoglio Campano. Mi fu quindi chiesto da Armando Falco e Giovanbattista Alibrico se volevo fare l‘assessore ai Lavori Pubblici. Accettai questo incarico ed al primo consiglio comunale rassegnai le dimissioni da consigliere». È il racconto di Carmine Peluso, ex assessore e oggi collaboratore di giustizia.

«Al mio posto – continua Peluso – subentrò il primo non eletto, ovvero Pietro Falco, parente del sindaco Vincenzo Falco. Nel 2021 Armando Falco ed Giovanbattista Alibrico mi contattarono dicendo che Antonio Angelino, detto “Tibiuccìo”, mi voleva incontrare e conoscere». L’incontro con il boss di Caivano ci fu.

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«Mi accompagnarono a via Platone dove incontrai Gaetano e Antonio Angelino – spiega – I due mi dissero che tutte le ditte che vincevano le gare a Caivano e non erano di Caivano dovevano versare loro l’estorsione. Per le ditte di Caivano, aggiunsero, queste già sapevano che dovevano presentarsi a loro e, qualora ci fossero problemi, sarebbero stati loro ad indicarmi le ditte che dovevano aggiudicarsi i lavori. lo rifiutai e andai via».

La storia non finì in quel momento. «Fui contattato un tecnico esterno che ha avuto incarichi dal Comune, il quale mi disse che, qualora non avessi seguito le indicazioni degli Angelino Antonio correvo il rischio di subire ritorsioni. Io avevo intenzione di denunciare ma mi hanno sempre convinto a desistere».

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L’abbattimento del presepe

Peluso dovette cedere. «Ho incontrato 14 o 15 volte Antonio Angelino, sempre per le vicende relative alle estorsioni ai danni delle ditte. Le ditte erano appoggiate o dal funzionario oppure dal politico di turno. Io personalmente non ho avuto “mazzette”. Ho ricevuto solo 500 euro da una ditta per l’abbattimento di un presepe al Parco Verde».

Spiegò che questo lavoro lo doveva fare la ditta «che pretendeva 40.000 euro. Riferii la circostanza a Zampella affinché mandasse un suo incaricato che accertò che si trattava di un lavoro di 19.000 euro. Quando la ditta incassò i soldi ci vedemmo al bar e mi diede 500 euro, dicendomi che doveva fare anche un altro regalo».

Le cimici

Il pm incalza e Peluso risponde: «Armando Falco ci aveva detto che c’erano delle cimici all’interno del Comune e tutti noi eravamo intercettati. Ciò è avvenuto, se non ricordo male, a cavallo del primo rimpasto del febbraio 2023. Falco lo disse a me e ad altri due. Ci disse che aveva conoscenze tra i carabinieri che gli avevano riferito tali notizie, ma non ci aggiunse ulteriori particolari. Noi ci allarmammo e da quello che so non si parlava più all’interno dell’Ufficio Tecnico».

I contatti con gli Angelino lo portarono ad avere un ruolo da mediatore: «Zampella ha saputo dei miei contatti con il clan quando, a causa dell’intervento intimidatorio sui cantieri, venivano sospesi i lavori. Io non fermavo i lavori ma cercavo di convincere gli imprenditori a pagare l’estorsione perché, in caso contrario, avrebbero potuto subire delle conseguenze».

L’occupazione abusiva degli immobili

Caivano è un territorio difficile. Peluso ha cercato anche di adempiere alle funzioni del suo incarico. In un verbale parla di occupazione abusiva degli immobili pubblici, come il Parco Verde. «Cercammo, come Comune, di trovare un rimedio e valutammo la possibilità di fare un censimento all’interno del Parco per verificare l’assegnazione degli immobili – spiega Peluso – I dipendenti comunali avevano però paura di accedere all’interno. Si parlò di rivolgerci alle forze di polizia, ma poi la cosa non ha avuto seguito anche perché era difficoltoso anche reperire i documenti necessari».

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