Un’opposizione ideologica che fa male a lavoro e lavoratori

Circa 23,8 milioni di occupati, record storico. Nel Sud il maggiore incremento +3,5%

Poveri «sinistri»! Se è vero, com’è vero – e non si può certo dubitarne, poiché ne hanno parlato ampiamente tutti i media italiani, nei giorni scorsi – che hanno presentato un esposto alla capitaneria di porto di Pescara per il «capannone elettorale» sulla spiaggia libera di Pescara, dove si è svolta la Conferenza programmatica di FdI per le Europee è segno che stanno messi davvero male.

E a leggere nomi e loghi di chi lo ha presentato, costringendo la polizia ad intervenire: Barba e Acerbo rispettivamente presidentessa dell’«Associazione Radici in comune» e leader di Rifondazione Comunista, nonché «Alleanza Verdi e sinistra», se ne ricava che, forse, stanno ancora peggio di come si possa immaginare. Più che una coalizione, un ammasso di macerie sparpagliate che non ha alcunché da proporre.

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Sicché, tanto per dire qualcosa, ogni volta, si danno alla demonizzazione degli avversari, sperando di strappargli consensi. Da qui, l’ennesimo fragoroso, e «volgare» silenzio di Schlein e c., a «commento» degli insulti e le offese sessiste, dal palco della festa foggiana del 1° maggio, di uno pseudo artista, il rapper Gennarone, neanche troppo conosciuto fino ad allora.

Quindi, la solita accusa alla Meloni di non dirsi «antifascista» e, l’imputazione di aver parlato a Pescara, per oltre un’ora, senza «nominare sanità e liste di attesa». Ma, per questo, Elly, più che accusare Giorgia, avrebbe dovuto ringraziarla. Non avendone parlato, infatti, non ha nemmeno detto che la sanità allo sbando è conseguenza dei 25 miliardi di euro sottratti al sistema sanitario dal 2010 al 2015 dai governi Berlusconi e Monti e dei 12 miliardi, strappati dal 2015 al 2019 da quelli Letta, Renzi, Gentiloni e Conte. Un piccolo fruscio iniziale di centrodestra e dopo una bufera di sinistra.

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E, poi, accusando «TeleMeloni» (che non c’è), ma sottacendo che la riforma Rai del 2015, che ha consegnato la tv pubblica alla politica, è frutto di Renzi, all’epoca leader Pd.

Una faccia più bronzea di quella dei bronzi di Riace

Ma il primo maggio era la festa del lavoro. Sicché, i leader di Cgil e Uil hanno approfittato dell’occasione e – tacendo delle responsabilità di sindacati, partiti e governi per il costante peggioramento negli anni scorsi del mercato del lavoro, grazie a: la «flessibilità» di (Prodi); la cancellazione dell’obbligo di causale per i contratti a termine di Monti e Fornero, «conditi» col «jobs act» di Renzi – senza alcun ritegno e una faccia più bronzea di quella dei bronzi di Riace, ne hanno scaricato le colpe sull’esecutivo Meloni.

Il record certificato dall’Istat

E tutto questo mentre l’Istat aveva appena certificato che nel 2023 gli occupati hanno segnato il record storico di 23,8 milioni di unità, ovvero il 62%, 425 mila in più del periodo pre covid, di cui ben 213mila nell’Italia del tacco dove si è registrato il maggiore incremento territoriale 3,5%.

E sempre nel 2023 i contratti a tempo indeterminato sono cresciuti fino a 15,57milioni ovvero l’84% dei 18,54milioni di lavoratori dipendenti. E fra le regioni, a crescere di più sono state: Puglia (77mila unità, +6,3%), Sicilia (69mila unità, + 5,2%), Campania (58mila unità pari a + 3,6%) e Basilicata (7mila unità +3,5%). E, secondo la Cgia, il numero complessivo degli occupati potrebbe spingersi fino ai 24 milioni entro il 2025.

Anche grazie al governo Meloni che – con il decreto 1° maggio – ha previsto sgravi fiscali del 120% per le aziende che assumano entro il 2024 nuovo personale a tempo indeterminato o del 130% per assunzioni di personale di categorie svantaggiate: giovani, donne, madri, lavoratori con invalidità ed ex destinatari di Rdc, privi dei requisiti per l’assegno d’inclusione.

Ma anche per essere riuscito a far scendere lo spread Btp-Bund dai 236 punti al momento del suo ingresso a palazzo Chigi al 131 di oggi oltre 100 punti in meno, che rallentando la crescita dei tassi di riferimento bancario, ha ritardato la corsa degli interessi sul debito pubblico. Lasciando, così, al governo, più risorse da utilizzare a fini sociali e per occupazione.

Chi scende e chi sale

Di tutto questo, però, Landini e Bombardieri non si sono accorti. Da questo orecchio non ci sentono. E dire che avevano anche prenotato una visita all’Amplifon, ma non hanno avuto il tempo per passarci. E così, mentre insieme ai compagni di cordata sinistrorsa gorgheggiano «Bella ciao», continuano a perdere iscritti. E, intanto, i sondaggi di Europe Elects fa sapere che l’Europa si sposta a destra e quello dell’Istituto Piepoli, vede FdI avvicinarsi al 30%. Poveri sinistri, «non c’è mai fine al peggio».

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