Il Governo approva il decreto contro le «baby gang» e la sinistra insorge

I giornal(i)oni settentrionali per non parlare dei provvedimenti assunti dal Cdm per il Sud, preferiscono nascondersi dietro le offese alla Meloni

Come volevasi dimostrare. I giornal(i)oni del Nord, che da qualche tempo hanno ricominciato a sognare il ritorno delle «gabbie salariali» grazie alle quali, come avveniva nel passato, – ai lavoratori meridionali, anche se lavoranti per un’azienda del Nord – veniva corrisposto un salario inferiore a quello percepito dai loro colleghi dell’alt(r)aItalia. Hanno silenziato i provvedimenti assunti dal governo Meloni, con il decreto Sud, insieme al decreto Caivano. Un po’ perché non hanno alcun interesse a far sapere che l’esecutivo – a differenza di quanto hanno fatto loro almeno da una trentina d’anni a questa parte – si sta davvero preoccupando per questa terra.

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Ma un po’ anche perché hanno – tanto per non cambiare e in questo senso bisogna riconoscere che sono davvero coerenti con se stessi – preferito dare addosso alla premier per i provvedimenti assunti con il decreto Caivano per la stretta sui minori e le misure contro la criminalità giovanile, le baby gang, l’alt ai minorenni armati, i cellulari vietati il si al carcere per chi non manda i figli a scuola. Questioni delle quali nessuno si è mai preoccupato e che con il tempo hanno trascinato il Paese su di una china dalla quale ormai sembra difficilissimo uscire.

Provvedimenti che unitamente ai blitz delle forze dell’ordine a Caivano, a Roma, a Napoli, a Vibo in Calabria, ovviamente nelle zone più degradate delle città, dimostrano come la visita di Giorgia a don Patriciello di una settimana fa, sia stata tutt’altro che una formalità e una passarella, ma l’inizio di un percorso che il centrodestra intende portare avanti ed arrivare fino in fondo, fino cioè a ripulire il territorio e le zone franche a disposizione della criminalità.

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Il che evidentemente agli amici «giallorossi» (niente a che vedere con i tifosi della Roma, naturalmente) non piace. Proviamo a leggere qualche titolo: Domani: «La Faccia feroce della Destra» – «Meloni arresta i bimbi “per salvarli” ma l’emergenza baby gang non c’è» (evidentemente lui chi lo ha scritto vive sulla luna); l’Unità: “Meloni lady di Ferro: «Spezzeremo le reni ai ragazzini»”; il Manifesto: «Ragazzi dentro»; La notizia: «In carcere non ci finisce più nessuno e il governo rimpiazza i delinquenti veri con i minorenni». Fra questi, a chi assegnereste lo «squallorino» d’argento»?

Per Lo sviluppo del Sud, una Zona Economica Speciale Unica

Per rilanciare l’economia del Mezzogiorno il governo ha deciso di istituire un’unica Zes, una Zona economica speciale che dal primo gennaio 2024 dovrà comprendere le attuali 8 Zes regionali di Abruzzo, Molise, Basilicata, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. O, per dirla con il ministro per le politiche europee il Sud e il Pnrr, Raffaele Fitto, «tutto il Sud Italia diventerà Zona Economica Speciale». La sede della nuova Zes sarà nel cuore di Roma, a Palazzo Chigi, e dunque gli altrettanti commissari straordinari che finora le hanno gestite decadranno. Presso la presidenza del Consiglio vedranno la luce una cabina di regia e una Struttura di missione.

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Il progetto, che ha ottenuto il via libera della Ue nel luglio scorso, è all’interno del decreto Sud firmato dal ministro per gli Affari Ue, Sud, Politiche di coesione e Pnrr, Raffaele Fitto, e ha ottenuto semaforo verde dal Consiglio dei ministri di giovedì 7 settembre «Via libera alla Zona economica speciale unica: il Consiglio dei ministri — ha spiegato la deputata Carolina Varchi, responsabile per le Politiche del Mezzogiorno di Fratelli d’Italia — ha approvato il cosiddetto decreto Sud che, attraverso diverse norme, interviene per favorire lo sviluppo delle regioni meridionali. Nel provvedimento, previsti anche aiuti per realtà in difficoltà, per motivi differenti, da Caivano alle isole di Lampedusa ». Il decreto, aggiunge la parlamentare, «prevede che l’80% dei Fondi per lo sviluppo e coesione vadano al Sud».

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