Stupro di Palermo, indagato si vanta su TikTok: il gip lo rispedisce in carcere

Il giudice gli aveva revocato la custodia cautelare

Interrogato dal gip del tribunale per i minorenni Alessandra Puglisi aveva confessato di aver partecipato allo stupro della ragazza di 19 anni il 7 luglio scorso tra le lamiere del cantiere edile al Foro Italico di Palermo. Una confessione dettata anche da prove video inoppugnabili in mano agli inquirenti.

E il giudice gli aveva revocato la custodia cautelare nel carcere per minori (è diventato maggiorenne qualche giorno dopo la violenza sessuale) mandandolo in una comunità di recupero sostenendo che il ragazzo avesse compiuto una «rivisitazione critica» del suo comportamento. Ora, dopo tre giorni, torna nell’istituto penale minorile Malaspina il diciottenne accusato, insieme ad altri sei giovani, con età tra i 18 e i 22 anni, di aver stuprato la diciannovenne filmando le fasi della violenza.

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La violazione delle prescrizioni

Affidato a una comunità dopo essere stato scarcerato, avrebbe girato una serie di video, postati su Tik Tok, violando le prescrizioni del magistrato, in cui si vanta dei messaggi ricevuti da diverse ragazze. Il giovane sulla piattaforma social ha messo anche alcune frasi come «chi si mette contro di me si mette contro la morte». A pesare sulla nuova decisione del gip Antonina Pardo sarebbe stato anche l’esame attento dei messaggi e dei commenti dopo lo stupro scritti agli altri presunti violentatori che proverebbero che nel corso dell’interrogatorio avrebbe mentito al giudice sul suo «pentimento» e non avrebbe detto la verità sulle fasi della violenza sessuale.

Le sue dichiarazioni, scrive il gip, «hanno avuto una valenza assolutamente strumentale volta unicamente ad ottenere l’attenuazione della misura». «Tali nuovi e sopraggiunti elementi investigativi – scrive nel provvedimento Pardo – tratteggiano la personalità di un giovane che lungi dall’aver avviato un percorso di consapevolezza del gravissimo reato commesso, avendo ottenuto condizioni di maggiore libertà con l’inserimento in comunità ha continuato ad utilizzare il telefono cellulare o altro dispositivo informativo per vantarsi delle sue gesta e per manifestare adesione ai modelli comportamentali criminali». Contro il provvedimento di scarcerazione aveva presentato ricorso la la procuratrice per i minorenni Claudia Caramanna.

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Gli altri sei indagati

Ed è cominciato il trasferimento, dal carcere Pagliarelli a Palermo a quelli di Castelvetrano e Termini Imerese, degli altri sei indagati per lo stupro: Elio Arnao, Christian Maronia, Samuele La Grassa, Gabriele di Trapani, Angelo Flores e Cristian Barone. La richiesta di spostare i sei era stata avanzata dalla direzione dell’istituto penitenziario perché le cose potevano mettersi male per i giovani indagati che sembrava fossero diventati obiettivo di altri detenuti che volevano punirli per il reato di cui sono accusati secondo norme proprie del codice non scritto dei carcerati.

Intanto ieri pomeriggio si è svolto un presidio nella piazza di Mondello delle donne per ribadire il «no alla guerra e a tutte le forme di violenza patriarcale» organizzato tra l’altri da Udi Palermo, le rose bianche, donne Cgil Palermo, Emily. Oggi alle 10, convocata dal prefetto di Palermo Maria Teresa Cucinotta, si svolgerà la riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Sul tavolo oltre al drammatico episodio della ragazza stuprata anche numerosi episodi di violenza e criminalità avvenuti nelle settimane scorse nel centro di Palermo e nei luoghi più frequentati dai giovani.

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