Napoli, la lectio magistralis di Sangiuliano: «Da Prezzolini una lezione di libertà e di confronto»

ll ministro nella Sala degli Angeli dell’Università Suor Orsola Benincasa

Come definire un intellettuale anticonformista come Giuseppe Prezzolini che ha attraversato cento anni di storia italiana? Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, non ha dubbi: «La risposta è nel titolo del mio libro: l’anarchico conservatore. Può apparire un ossimoro all’inizio. Invece i due termini si possono coniugare: anarchico perché era un infinito amante della libertà quasi fino all’autolesionismo, conservatore perché getta le basi di un conservatorismo liberale, civile e democratico che può implementarsi in Italia così come è avvenuto in tutte le grandi democrazie occidentali».

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Il ministro – autore di una biografia su Prezzolini (1882-1982) da pochi giorni tornata in libreria con Mondadori – ne parla in occasione della sua lectio magistralis sull’intellettuale umbro nella Sala degli Angeli dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli che quest’anno festeggia i primi vent’anni di attività didattica della sua Scuola di Giornalismo. Un evento introdotto dal rettore Lucio d’Alessandro dopo un minuto di silenzio per la morte di Silvio Berlusconi. Una ‘lezione’, quella del giornalista, scrittore e aforista vissuto per molti anni all’estero, che Sangiuliano ha ripercorso analizzandone i diversi significati.

«È la lezione contenuta in quella sua battuta fulminante: il progressista è la persona di domani, il conservatore è la persona di dopodomani perché è colui il quale è chiamato a modernizzare una società salvaguardandone i valori». Un ossimoro, una contraddizione che può essere utile anche nell’attuale momento sociale e politico? Il ministro della Cultura risponde affermativamente ai giornalisti: «Penso che le menti debbano essere libere, debbano aprirsi anche ad un’epoca post ideologica. Bisogna avere la mente aperta e, soprattutto, disponibile al confronto».

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In questo quadro «la libertà e il pensiero critico sono il sale della democrazia perché l’opinione pubblica non forma autonomi convincimenti se non c’è un pensiero critico».

Sangiuliano afferma di ispirarsi a Prezzolini nella sua azione di ministro della Cultura: «Sono passati 40 anni dalla sua scomparsa. È bene studiarlo, poiché non tutte le categorie del passato si possono trasporre in un’epoca contemporanea, ma l’amore per la libertà è una cosa che io porto nel cuore».

La cultura dell’Italia nel mondo

Ma se fosse stato ministro della Cultura alla fine degli anni Settanta avrebbe fatto qualcosa per convincere Prezzolini a venire qualche volta di più in Italia? Risponde Sangiuliano: «Prezzolini agli inizi del Novecento scrive con Papini un libro ‘Vecchio e nuovo nazionalismo’ perché lui ritiene che c’è un nazionalismo becero che è quello dell’affermazione di una volontà di potenza che è fuori dalla storia, e poi c’è un nazionalismo positivo che significa aiutare a far crescere i valori positivi della tua Nazione e portarli in tutto il mondo. Ad esempio, quando vedo una grande mostra italiana nel mondo trovo sia un fatto positivo perché è un biglietto da visita. Dobbiamo aprire la nostra cultura, portarla nel mondo farla conoscere. Sono gioioso quando vado nei musei americani e di altri Paesi e trovo sezioni dedicate all’Italia».

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