Mafia, spunta la droga marchiata Matteo Messina Denaro e Totò Riina

Sequestrati 13 chili di hashish con le immagini dei boss

L’immagine di Marlon Brando nella parte del Padrino è stata spesso usata come brand siciliano per turisti di passaggio, ma anche come icona della subcultura mafiosa. Quella immagine è diventata poster oppure maglietta da portare in giro. Matteo Messina Denaro, che nel ruolo del padrino si esercitava da trent’anni, la teneva come quadretto su una parete del suo ultimo covo di Campobello di Mazara. Ora c’è qualcuno che ha pensato di usare i volti di protagonisti veri della storia criminale di Cosa nostra: quelli di Totò Riina e dello stesso Matteo Messina Denaro.

E li ha piazzati come un marchio commerciale, oltre che come garanzia sulla qualità del prodotto, nei panetti di hashish pronti per essere spacciati. Non credevano ai loro occhi i carabinieri che a Marsala hanno arrestato un giovane di 28 anni mentre usciva da un magazzino trasformato in un supermercato della droga: 13 chili di hashish, 700 grammi di cocaina pura, 700 grammi di marijuana.

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Tutta questa roba, che avrebbe fruttato 200 mila euro, era conservata in contenitori di plastica e, come un qualsiasi prodotto commerciale, aveva come etichetta il volto corrucciato di Riina e quello sfrontato di Messina Denaro. Due boss, un’unica icona. Chi aveva ideato il nuovo packaging pensava evidentemente di mettere insieme la spinta commerciale del brand criminale e il valore simbolico dei due testimonial con annesso richiamo alle loro virtù fuorilegge.

Il bistrò «Corleone by Lucia Riina»

Nel passato c’è stato chi aveva pensato di utilizzare la stessa tecnica ma per un’operazione commerciale di altra natura ricorrendo al patrimonio iconico di famiglia. Nel 2018 la figlia di Totò Riina, Lucia, aveva aperto un bistrò a Parigi e lo aveva chiamato «Corleone by Lucia Riina». E siccome si riteneva dotata di una vena artistica aveva messo le sue opere alle pareti del locale. La cosa non era piaciuta al sindaco di Corleone, perché veniva trasmessa un’immagine negativa del paese associato alle storie criminali di Totò Riina.

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I giornali ne avevano parlato, le polemiche erano esplose. Nel gennaio 2019 Lucia e il marito avevano così deciso di rinunciare al brand di famiglia e a rimuovere l’insegna tanto contestata. La figlia del boss aveva spiegato: «Non ho cercato di provocare né di offendere nessuno. Volevo solo valorizzare la mia identità di artista-pittrice. E anche mettere in risalto le bontà della cucina siciliana». Ma il dispiacere più grande era quello di vedersi negare «l’identità di donna e di pittrice». Da allora l’unica icona sopravvissuta era quella, cinematografica, di Marlon Brando.

Negli ambienti criminali

Ma nella realtà degli ambienti criminali il brand di Cosa nostra continua a essere ritenuto pur sempre attrattivo, ed ecco ingaggiati gli ultimi due padrini. Per la verità qualcuno aveva cominciato già a rovesciarne ironicamente il messaggio tanto che, dopo l’arresto, aveva diffuso la foto di Messina Denaro per promuovere le «primarie di Cosa nostra» per l’elezione di un nuovo capo. Come dire che il brand può anche ritorcersi contro e ridicolizzare le icone.

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