Camorra, in Appello oltre 130 anni di carcere per il clan D’Ausilio

Rideterminazioni delle pene per i «pentiti» D’Ausilio e De Falco

La Corte di Appello di Napoli (quinta sezione, presidente Ginevra Abbamondi) ha inflitto oltre 130 anni di carcere – tra rideterminazioni delle pene e conferme – nei confronti di 16 imputati ritenuti legati al clan D’Ausilio del quartiere Bagnoli di Napoli. Pene attenuate per esempio nei confronti di Felice d’Ausilio, figlio del capoclan Domenico e fratello di Antonio, in virtù della collaborazione avviata con la giustizia. Stesso discorso anche per l’altro «pentito» Alessandro De Falco.

Ventiquattro anni di reclusione invece sono stati inflitti, invece, ad Antonio D’Ausilio (difeso dall’avvocato Raffaele Chiummariello) che rispetto alla condanna di primo grado si è visto detrarre due anni. Inoltre è stata riconosciuta per Antonio D’Ausilio la continuazione con precedenti sentenze di associazione camorristica ed estorsione, con un conseguente aumento di pena pari a otto anni. Confermata l’ergastolo inflitto in primo grado al killer del clan Vittorio Albano ritenuto colpevole dell’omicidio di un parcheggiatore abusivo che si era rifiutato di pagare il pizzo al clan e alla moglie di Antonio D’Ausilio, Grazia Sarnelli (tre anni di reclusione).

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