Il governo salva altre 1.300 persone, ma la sinistra l’accusa d’indegnità

L’Ue dà ragione all’Italia: «Patto sui migranti e la lotta agli scafisti»

Ma davvero, leader dell’opposizione e media pensano che la dignità dell’Italia e le vite dei migranti, si possano salvare, sparando fango e scaricando tutte le responsabilità politiche sulla maggioranza? E, come nel caso del disastro di Cutro, accusando sciacallescamente (vedi l’eurodeputata della sinistra Giesi e il «bestsellerista» di Gomorra, Saviano, «la Meloni ha le mani sporche di sangue»): Governo che, nelle ultime 24 ore (insieme a Guardia costiera e Guardia di finanza, ha salvato altre 1.300 persone) di avere deliberatamente lasciato affogare i migranti di Cutro, ma seppellendo, tacendone, le colpe dei trafficanti di uomini.

Eppure, la von der Leyen e l’Ue hanno riconosciuto le ragioni dell’Italia, promettendo, per il futuro, maggiore coordinamento nell’attività di salvataggio e 500milioni di euro per i corridoi umanitari. Speriamo non si tratti delle solite promesse da marinai! Occorre passare immediatamente dalle parole ai fatti. Perché è già tardi. Tanto più che il commissario Ue all’economia, Gentiloni, ha riconosciuto al governo di «aver rispettato gli impegni con l’Europa e il nuovo patto di stabilità rappresenta un ottimo compromesso per l’Italia». Purtroppo, i signori «giallorossorosa», da questo orecchio non sentono. Come dice l’antica saggezza napoletana «a lavà ‘a capa ‘o ciuccio se perd l’acqua e ‘o sapone». E non da oggi. Anzi.

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Ancor prima del 25 settembre, ma con notevole accentuazione dal 22 ottobre, quando, vinte le elezioni, il governo di centrodestra, si è insediato a Palazzo Chigi. Da quel momento, la premier, Meloni – secondo compagni e media loro sodali – dovrebbe trascorrere il proprio tempo a prendere le distanze da quello che fanno, dicono o tacciono tutti gli altri. Anche in caso di considerazioni semplicemente di buon senso, bacate, però, dal «peccato originale» di non piacere alla sinistra.

Il ruolo del Presidente del Consiglio

Probabilmente, non hanno mai letta la Costituzione – quella originale, approvata il 27/12/47 e in vigore dall’1/1/48 – che non affida al Presidente del Consiglio il ruolo di «maestrino con penna tricolore e bacchetta per punire chi sgarra», ma all’art. 95, testualmente sancisce che «dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile e mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri». Questa è la democrazia, signori!

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Ed è proprio lungo tale strada che si è incamminata la premier Meloni, mostrando di avere a cuore prima i diritti sociali capaci di migliorare il benessere e la qualità della vita di tutti e poi quelli civili (o presunti tali: ius soli, nozze gay, lgbtq, eutanasia, cannabis …) buoni a soddisfare gli interessi e le «voglie» dei singoli. E neanche di tutti.

La sinistra e la neo segretaria

Di più, la sinistra, la neo segretaria e i suoi leader non sono mai chiamati a prendere le distanze da chicchessia. Non dalle aggressioni dei collettivi rossi a studenti di destra e neanche da anarchici e scafisti. Che sia proprio questo – unitamente alla strumentalità delle posizioni assunte (vedi le critiche al governo per essersi riunito a Cutro in omaggio ai migranti defunti e quelle per aver ricevuto a Roma il presidente israeliano Netanyahu) – la ragione per cui, mentre il centrodestra continua a crescere, loro scivolano inarrestabilmente in basso? Può darsi, ma il peggio è che sembrano non accorgersene. Vedi Letta che – dopo l’ennesima sconfitta alle politiche – dichiarò d’essere soddisfatto perché il Pd si era confermato «primo partito dell’opposizione». «Chi si contenta gode».

Il tutto, mentre tacciono sui dati economici che confermano come l’Italia stia andando alla grande. La crescita industriale (+0,1) tornata a livello precovid e nettamente superiore a Germania (-5,9) e Francia (-4,8) nonostante inflazione e crisi energetica; il valore delle aziende quotate in borsa cresciuto del 20%; il prezzo del gas sceso da 400 a 45 euro a metro cubo; lo spread della nostra affidabilità internazionale risalito da -249 a -174; l’Istat certifica una crescita occupazionale di 460mila unità e il numero degli occupati tornato a 23,3 milioni, come nel 2004.

E a dimostrazione della fiducia degli italiani per il Governo il 19° collocamento del Btp indicizzato antinflazione, con i 10 miliardi raccolti è stato un successo. E la Meloni si prepara, venerdì a infrangere un altro tabù: sarà il primo premier di centrodestra a intervenire a un congresso della Cgil.

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