Uomo dato alle fiamme, il legale dell’indagato: «Impianto accusatorio debole ed evanescente»

L’uomo ha respinto tutte le accuse

«Un impianto accusatorio debole ed evanescente, eppure al mio assistito è stata negata la libertà personale». A parlare è l’avvocato Fernando Maria Pellino, difensore di Pasquale Pezzella, il 39enne in stato di fermo dalle 3 della notte scorsa, con l’accusa di avere tentato di uccidere Nicola Liguori dato alle fiamme, con un liquido infiammabile, la notte tra giovedì e venerdì scorso, mentre parlava in video chiamata con la fidanzata Giuseppina Mosca.

Il legale ha sottolineato che il suo assistito ha respinto tutte le accuse e rimarcato che a far scattare il fermo sono state soltanto le denunce del fratello e della mamma della vittima. Denunce che riportano quanto la vittima ha raccontato al fratello durante il trasferimento in ospedale.

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«Nelle dichiarazioni della fidanzata – dice il difensore – l’aggressore viene descritto in modo approssimativo, carnagione chiara, senza barba fatta e pizzetto. Il mio assistito – afferma Pellino – è scuro di pelle e da anni ha barba e pizzetto. Così pure il riconoscimento all’americana. La fidanzata non lo ha riconosciuto se non con un ‘potrebbe essere lui’. Il mio assistito è stato esaminato insieme a tre poliziotti il cui fisico non era per niente omogeneo in altezza e peso con quello del mio assistito».

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