Quello che resta della strage di Capaci: il 23 maggio il giorno dedicato a Giovanni Falcone

Nell’immaginario collettivo, c’è la sensazione che la speranza non alberghi più in questo mondo

Tra qualche giorno si celebra il trentesimo anniversario della morte di Giovanni Falcone. È l’ennesima occasione per porre attenzione ad un episodio tragico, da cui sono derivate variegate interpretazioni, che mettono chiaro-scuro, anche attraverso dietrologie, i tratti di una dimensione reale fatta di brutture e vigliaccherie, di ipocrisie e disamore.

Punti Chiave Articolo

Il ricordo della strage di Capaci evoca vicende nefaste di un’Italia dei misteri, la cui storia deve, sempre e comunque, risultare incagliata in bizantine versioni, che servono solo ad operazioni giudiziarie di dubbio conio, che conducono a processi imbastiti sulla scorta di falsità, mezze verità, ovvero all’ennesimo esercizio di stile che risulta essere un vuoto a perdere sia per la dialettica processuale, che per la revisione della storia.

Pubblicità

Lo strascico della terribile vicenda, che è giunto fino ai nostri giorni, è che l’impegno ed i sacrifici delle tante vittime servono a poco e sono risultati insignificanti ai più. Così quell’esperienza non è riuscita a consegnare alle generazioni che verranno un esempio di abnegazione al servizio delle istituzioni e della comunità nazionale, giacchè quello che si è immortalato indelebilmente nell’immaginario collettivo è che la speranza non alberga più in questo mondo.

Realizzare una giustizia giusta

Nessuno più crede che si possa realizzare una giustizia giusta e soprattutto che i carnefici, accusati ed accusabili, definiti ed in incognito possano avere la giusta pena. Qui si è persa la forza etica e si sono affermati i moralismi di maniera. In questa degenerazione si consolida il nichilismo. Nessuno più crede di dover attraversare il sentiero della vita con passo fermo, munito di gioia, umiltà e perseveranza nell’impegno. Tutti ormai incedono con andatura lenta ed incerta e forse questo ci fa avvertire un senso di tangibile confusione e mette in luce una sorta di paura di stare al mondo.

Pubblicità Pastificio Setaro

Difatti non c’è più la grazia e la volontà a chè si possa essere artefici di un destino comune. Una sorta di isolazionismo esistenziale ci ha resi come monadi soggiogate da una sorta di definitivo esaurimento. L’assenza di qualità ha reso l’uomo senza più valori, senza più spinta creativa e senza più mete da raggiungere…

Così viene meno definitivamente il senso della prospettiva e la voglia di fare. Ebbene, in questo scorcio sopravvivere si afferma l’imperativo categorico che equivale a giacere nell’ignavia e nel messianismo. Così, guazzando nella vuota retorica, non ci si può salvare e le celebrazioni servono a poco, malgrado il sacrificio umano, che dimostra coraggiosa coerenza ed attaccamento alle istituzioni.

Potrebbe interessarti anche:

Federproprietà Napoli

Altri servizi

Accoltella sconosciuta sul bus: la rabbia per una presunta truffa amorosa di una escort

Il 39enne arrestato è laureato in Giurisprudenza e senza precedenti Ha raccontato agli investigatori di aver «covato rabbia verso il mondo intero» dopo una presunta...

Bando deserto per il Giraud, Oplonti Futura: «Solo propaganda, Torre Annunziata merita serietà»

La gara per il secondo lotto dei lavori senza offerte A Torre Annunziata la politica torna a incrociare i guantoni sul tema dello Stadio Giraud....

Ultime notizie

Guerra in Iran, Trump: «Truppe di terra a Teheran? Una perdita di tempo»

Il presidente Usa: «Hanno perso tutto» Washington rivendica i risultati delle operazioni militari contro l’Iran mentre Israele annuncia una nuova fase dell’offensiva e intensifica gli...

Schlein, Conte e il caos sulla leadership: lo «Stabilicum» manda in crisi il campo largo

Un cavillo della nuova legge elettorale agita il centrosinistra La nuova legge elettorale non è ancora stata approvata, ma nel campo largo ha già prodotto...

«Tripletta d’oro» per Giovanni Taranto: vince anche il «Corvo Nero»

Il premio conferito all'Università Federico II di Napoli Non è più soltanto una questione di genere, ma di un’architettura narrativa che sa farsi specchio di...