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Unione europea e Stati Uniti: interessi divergenti

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Tutte le cose che a Bruxelles non si capiscono

Oramai è una corsa a tre per chi la spara più grossa, per chi si avvicina di più alla guerra mondiale senza darlo a vedere, per chi affossa i popoli europei in nome della democrazia. I tre campioni della guerra permanente sono Biden da Washington, Johnson da Londra e – buona ultima – la von der leyen di Bruxelles.

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Dei tre, la più patetica è certamente la terza. Poveretta, si vede che farebbe carte false per avere anche lei un esercito con “esperti” da mandare a Kyiev, o magari qualche missile da donare a Zelenskyi a mo’ di aiuti umanitari, o al limite anche uno straccio di carroarmato, un drone o – chessó – tricche-tracche e castagnole.

La Valchirietta si macera e si strugge. Le manca il sospirato «esercito europeo», sogno proibito di tutti i dilettanti che non hanno ancora capito che un esercito è una cosa seria, che serve a supportare una politica estera concreta, che una politica estera concreta non potrà mai esserci senza interessi comuni fra gli Stati-membri… Tutte cose che l’Unione Europea non ha. Non ha interessi comuni da difendere, non ha una politica estera comune da proporre al mondo, e non ha naturalmente un esercito comune.

E meno male. Se questo immaginario «esercito europeo» fosse esistito, forse a quest’ora qualche amazzone in sedicesimo o qualche pennellone di complemento avrebbe già fatto succedere qualche guaio irreparabile. In mancanza di meglio, i guastatori di Bruxelles si arrangiano come meglio possono. L’importante è obbedire a tutti gli ordini che giungono da Washington. E poco importa se questi ordini vanno contro gli interessi europei.

Per esempio, in materia di guerra o pace

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Il sogno proibito del Deep State americano è una guerra mondiale contro la Russia; tanto la guerra verrebbe condotta in Europa, e al di là dell’oceano arriverebbero solo gli echi delle cannonate.

Non potendo arrivare alla guerra mondiale, americani (e inglesi) si accontenterebbero, al limite, di una guerra localizzata in Ukraina, ma che duri il più a lungo possibile, in modo da «fare male» alla Russia. L’Europa avrebbe invece interesse a che la guerra finisca il più in fretta possibile, in modo da ritrovare un minimo di normalità.

Idem per le armi: gli USA hanno interesse ad alimentare la guerra, con la scusa di «aiutare l’Ukraina a difendersi». L’Europa avrebbe l’interesse esattamente opposto.

Capitolo sanzioni

Gli americani ci impongono di adottarle, e i vertici dell’UE accettano di buon grado. Le sanzioni fanno un baffo all’economia USA, ma massacrano la nostra economia. In particolare, nel campo energetico l’embargo al gas russo è, nella sostanza, un atto di guerra economica contro l’Europa. E anche qui i giulivi governanti europei si affrettano ad obbedire; chiedono soltanto qualche mese di tempo per «diminuire la dipendenza del gas russo».

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Gli americani ci riempiranno del loro gas liquido, al doppio del prezzo con cui acquistiamo il gas del deprecato regime putiniano. Ma non basta, perché il gas non serve soltanto ad alimentare i condizionatori di Draghi (che vergogna!), ma anche a permettere alla nostra industria di funzionare.  Anzi, a ben guardare, l’embargo al gas russo produrrebbe un vantaggio supplementare per gli USA: la deindustrializzazione dell’Europa e, soprattutto, di due pilastri della sua economia: la Germania e l’Italia.

E infine, saltando a pie’ pari una lunga serie di altri argomenti, veniamo al grande obiettivo geopolitico e geostrategico che oppone America ed Europa. Gli USA vogliono a tutti i costi impedire che Europa e Russia raggiungano un’intesa che possa generare un terzo blocco, autonomo sia dagli USA che dalla Cina; un blocco autosufficiente e dotato di risorse immense in tutti i campi: energetico, alimentare, industriale, per tacere del suo potenziale militare.

Per impedire la creazione di un tale blocco, Washington è disposta anche a «regalare» la Russia alla Cina, bilanciando questa perdita con il rafforzamento del suo dominio (politico, economico, militare) sull’Europa. L’Europa – viceversa – non ha interesse né a regalare la Russia alla Cina, né a sancire un suo ruolo permanente di subordinazione agli Stati Uniti.

Il tutto, peraltro, va inquadrato in una prospettiva a più lungo termine: quella di uno scontro (che a Washington ritengono inevitabile) fra USA e Cina, ovvero fra Usa+Europa e Cina+Russia. Ecco perché nei corridoi atlantisti si comincia a parlare con sempre maggiore insistenza di una «nuova NATO». Una NATO che, dopo essere stata utilizzata in funzione anti-russa, possa essere riconvertita in funzione anti-cinese.

Qualcuno parla già apertamente di inviare nel Pacifico non già un impensabile «esercito europeo», quanto piuttosto le flotte da guerra di Francia, Germania, Inghilterra e magari – se qui da noi dovesse esserci ancora un governo Draghi o equipollente – anche qualche piccolo naviglio italico. In sostanza, l’interesse americano è per la guerra, l’interesse europeo è per la pace. Tutte cose che a Bruxelles non si capiscono. O non si vogliono capire.

Michele Rallo
già parlamentaredi An, esperto di Geopolitica
autore di diversi saggi sul tema

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