Il fratello di Chiara chiede tregua per il suo ricordo
Per Marco Poggi, il tempo non ha cancellato il peso del 13 agosto 2007. In un’intervista a Quarto grado, il fratello di Chiara ripercorre il dolore della famiglia Poggi e chiede che la memoria della sorella venga lasciata in pace. «Per quanto possa esser stato difficile e devastante quest’ultimo anno e mezzo, niente può essere paragonato ai primi anni, dopo quel 13 agosto», afferma Marco Poggi, rompendo un silenzio durato quasi diciannove anni dall’omicidio della sorella.
Nell’agosto del 2007 Chiara Poggi, ventiseienne, era rimasta per la prima volta da sola nella villetta di via Pascoli, a Garlasco. Di quella mattina, per Marco, resta un vuoto doloroso. «Purtroppo è un ricordo che è sfumato completamente e mi spiace. Non mi ricordo l’ultimo saluto» a Chiara, racconta. «Non lo ricordo più».
Marco Poggi e il padre Giuseppe furono raggiunti dalla notizia mentre si trovavano in un rifugio ad alta quota. A parlare al telefono con i soccorritori fu il padre dell’amico Biasibetti. «Lui, anziché dirci che era venuta a mancare Chiara, ci aveva detto che non si era sentita bene mia mamma e che era in ospedale. Da lì, è arrivata una jeep del soccorso alpino a prenderci. Siamo scesi a valle e mio papà ha chiamato mia mamma per sapere come stava, in quel momento ho saputo quello che era successo. Poi siamo tornati a Garlasco». Del rientro verso casa, Marco Poggi conserva soprattutto una sensazione: «È stato un viaggio un po’ interminabile, con un lungo silenzio, mi ricordo questo».
Il ritorno nella villetta di via Pascoli
Otto mesi dopo il delitto, quando la villetta di via Pascoli venne dissequestrata, la famiglia Poggi rientrò nell’abitazione. «I ricordi di Chiara erano lì e noi volevamo tornare dove potevamo rivivere e alimentare questi ricordi», spiega il fratello. Il fratello della vittima torna anche sull’esposizione mediatica del delitto di Garlasco. «Spero veramente che possa finalmente essere lasciato un po’ in pace il suo ricordo, finire questo gioco che c’è nei confronti della sua morte e della sua vita. E io ne sono certo, non avrebbe voluto tutto questo. Spero che possa avere un po’ di tregua anche lei».
Negli anni, la famiglia Poggi ha continuato a credere alla colpevolezza di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere. Marco Poggi richiama anche le accuse subite dai familiari dopo l’omicidio di Chiara. «Penso che tutto il fango che abbiamo subito non ci scivolerà mai addosso. Però credo che ora si possa interrompere».
Le presunte molestie telefoniche
L’intervista arriva dopo quasi diciannove anni dall’omicidio e dopo la chiusura delle indagini sull’indagato Andrea Sempio. Poggi affronta anche l’ipotesi delle molestie telefoniche attribuite a Sempio: se Chiara fosse stata importunata, sostiene, «qualcun altro avrebbe dovuto saperlo». Sul movente a sfondo sessuale ipotizzato dalla Procura di Pavia aggiunge: «Faccio fatica a trovarci una logica», spiegando di non ricordare contatti tra la sorella e i suoi amici. Non esclude solo che Sempio possa essere rimasto per pochi minuti nella stanza di Chiara, dove c’era il computer usato dai ragazzi per giocare.
Poggi nega inoltre di aver mai visto i video intimi tra Chiara Poggi e Alberto Stasi, di cui conosceva solo la presunta esistenza da una chat su Msn, e dice di non averne mai parlato con nessuno. Sui soliloqui di Sempio, ritenuti dagli inquirenti una possibile confessione, afferma: «Non ci vedo quell’interpretazione». Quanto all’impronta 33, mostrata dai pm di Pavia e ritenuta dagli investigatori riconducibile a Sempio, racconta lo shock iniziale perché la foto era rossa e pensò fosse sangue. Le analisi del Ris del 2007 lo hanno escluso: era il reagente della ninidrina, mentre i consulenti di Sempio negano che la traccia sia dell’indagato.
Il rimpianto
Nel racconto del fratello minore della vittima c’è anche il rimpianto per un rapporto interrotto troppo presto. Chi l’ha uccisa, dice, «ha tolto principalmente a lei, le ha tolto tutto». Poi aggiunge: «Ho rimpianti personali per non aver potuto vivere Chiara quando la differenza di età diventava meno evidente. Mi spiace non aver potuto trasformare il rapporto fratello-sorella anche in un rapporto di amicizia. Questo purtroppo non è stato possibile farlo».
«Il grazie più banale – dice – va ai miei genitori per tutti questi anni, perché ci sono sempre stati, non sono mai crollati e sono stati fondamentali nel non far crollare anche me. Il grazie che forse è meno scontato è quello per gli avvocati, consulenti e soprattutto le loro famiglie, che ci sono rimaste vicino. Loro stessi hanno subito un sacco di attacchi personali, insulti e diffamazioni».




