Guerra in Ucraina, i colloqui di pace sono durati sei ore. Ma Putin continua a dettare le condizioni

Il negoziatore russo: «Trovati alcuni punti su cui è possibile individuare un terreno comune»

Sono durati quasi sei ore, in una località segreta al confine tra Ucraina e Bielorussia, i primi colloqui tra le delegazioni di Mosca e Kiev sulla guerra dichiarata dal Cremlino e si sono aggiornati a un secondo round con qualche segnale di apertura. «Abbiamo trovato alcuni punti su cui è possibile individuare un terreno comune» dice il negoziatore russo Vladimir Medinsky, secondo cui il nuovo incontro si terrà «nei prossimi giorni al confine tra Polonia e Bielorussia». Le delegazioni stanno ora tornando nelle rispettive capitali per consultazioni. Tra loro, secondo il Jerusalem Post, anche Roman Abramovich. La presenza del miliardario russo con passaporto israeliano sarebbe stata chiesta dall’Ucraina.

Ma mentre intorno al tavolo allestito dal governo di Minsk si svolgevano le prime schermaglie negoziali, al telefono con il presidente francese Macron, Putin dettava le sue condizioni per far tacere le armi ed arrestare l’avanzata dei carri armati verso Kiev: Ucraina neutrale e riconoscimento della Crimea come territorio russo. L’Eliseo sottolineava invece l’impegno del numero uno del Cremlino a «sospendere tutti gli attacchi contro i civili e le abitazioni» e a «restare in contatto nei prossimi giorni per prevenire l’aggravamento della situazione». Sul terreno, secondo il Pentagono, la Russia non ha ancora tuttavia il predominio aereo in Ucraina e ha finora lanciato 380 missili. Come dire che la situazione militare non giustifica la resa al tavolo dei negoziati.

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Le sanzioni internazionali cominciano a far sentire i loro effetti

Tanto più che le sanzioni internazionali cominciano a far sentire i loro effetti sull’economia russa. La Banca centrale di Mosca lancia l’allarme di un «cambio drammatico per l’economia» del Paese, aumenta i tassi di interesse al 20% per «supportare l’attrattività dei depositi e proteggere i risparmi delle famiglie contro la svalutazione» fa sapere il governatore Elvira Nabiullina. E, mentre la Borsa di Mosca resta chiusa, a Londra i titoli dei colossi dell’economia russa sprofondano: Sberbank ha perso il 74%, Gazprom il 51%, Lukoil il 62,8%, Rosneft il 42,3%, Magnit il 74%.

L’Onu: «I combattimenti in Ucraina devono finire ora».

«I combattimenti in Ucraina devono finire ora. Stanno imperversando in tutto il Paese, dall’aria, dalla terra e dal mare. Basta. I soldati devono tornare alle loro caserme», ha detto il segretario generale dell’Onu Guterres aprendo l’Assemblea generale al Palazzo di Vetro. «I leader devono andare verso la pace. I civili devono essere protetti» ha aggiunto, sottolineando che la minaccia nucleare russa «è uno sviluppo agghiacciante, semplicemente inconcepibile». Mentre in Europa ‘si rischia la peggiore crisi umanitaria e dei rifugiati degli ultimi decenni».

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Le reazioni dei singoli Paesi

In Italia, intanto, il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il nuovo decreto con aiuti, anche militari all’Ucraina, e con le norme per diversificare le fonti energetiche, riaprendo se necessario le centrali a carbone. Possibili, anche se allo stato non necessari, anche razionamenti di gas «in caso di emergenza». Il testo prevede anche un incremento di 16mila nuovi posti per accogliere rifugiati dall’Ucraina.

Anche dalla Finlandia, Paese confinante con la Russia, la «decisione storica» di fornire armi all’Ucraina per difendersi dall’aggressione. Si rafforzano così le misure internazionali contro Mosca. Ma occorre che non superino i limiti del buon senso. Per questo Downing Street ha dovuto correre ai ripari dicendo che il portavoce di Boris Johnson si è espresso male quando ha riferito le parole del premier secondo cui le sanzioni occidentali «mirano a far cadere il regime di Putin». «Solo un lapsus», la precisazione dopo la clamorosa gaffe. Così come l’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera Borrell ha fatto sapere che l’adesione dell’Ucraina all’Ue nell’immediato «non è in agenda».

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