Pioggia di missili su Kiev, Zelensky dispone la «mobilitazione generale»

Le sirene hanno risuonato anche poco fa nella capitale

Una pioggia di missili russi è caduta nella notte su Kiev mentre l’esercito ha assediato varie città lungo la strada tra il confine e la capitale, arrivando a raggiungere un aeroporto ad appena 130 chilometri dalla Polonia, dove in queste ore è in atto un fitto bombardamento. Le sirene hanno risuonato anche poco fa nella capitale, dove la popolazione è stata invitata a raggiungere i rifugi antiaerei.

L’Ucraina conta finora 137 soldati uccisi e 316 feriti dall’inizio dell’invasione e parla di 800 uomini persi dalle forze russe, che invece non hanno finora fornito alcun dato sulle vittime dell’invasione iniziata poco più di 24 ore fa. Sui numeri non ci sono comunque conferme da fonti indipendenti.

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La mobilitazione e il controllo di Kiev

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha emanato ieri sera un decreto che dispone una «mobilitazione generale» di tutti gli uomini tra i 18 e i 60 anni di età, ai quali è stato fatto divieto di lasciare il Paese. Combattimenti imperversano in tutto il Paese mentre appare sempre più vicino alla meta il piano della Russia di assumere il controllo di Kiev, di cui l’intelligence ucraina ha rivelato alcuni dettagli. Di fatto le truppe sono ormai a pochi chilometri dalla città, dove nella notte hanno risuonato almeno due forti esplosioni.

Fonti ucraine hanno riferito di avere intercettato alcuni missili e un aereo russo, i cui frammenti sarebbero caduti in una zona residenziale, incendiando un edificio e provocando tre feriti, di cui uno grave. Un attacco che il ministro degli Esteri ucraino ha definito «orribile». Altre vittime avrebbe provocato un attacco missilistico russo lanciato alle prime ore del mattino contro un’unità di guardia di frontiera nella regione di Zaporizhia, che secondo fonti ucraine ha causato «morti e feriti». Non c’è ancora, invece, un bilancio dell’attacco in corso all’aeroporto di Rivne, nel nordovest.

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Le truppe ucraine continuano intanto l’operazione difensiva nel sud del Paese consolidato le posizioni sulla riva sinistra del fiume Dnepr e difendendo i porti sul Mar Nero. Ieri sera Zelensky, dopo aver partecipato da remoto a un Consiglio europeo svolto a tarda ora a Bruxelles, ha dichiarato sul suo canale Telegram che «forze nemiche di sabotaggio» erano entrate a Kiev avendo come obiettivi lui e la sua famiglia. «Ma io resto qui», ha detto, aggiungendo polemicamente che l’Ucraina «è stata lasciata sola» a combattere la Russia.

Il vertice straordinario europeo

Diversa l’opinione dei partecipanti al vertice straordinario europeo che, in sei ore di dibattito, hanno trovato l’unità sulla solidarietà all’Ucraina e le sanzioni, concertate anche con il resto dell’Occidente e gli alleati asiatici. Una riunione «storica» secondo il premier spagnolo Pedro Sanchez, al termine della quale la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha promesso di colpire con le sanzioni il 70% del mercato finanziario russo, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha lasciato uno spiraglio al dialogo con Putin.

Il summit Nato e le intenzioni di Putin

Gli Stati Uniti intanto, oltre a esprimere sdegno per la presa in ostaggio dello staff della centrale nucleare di Chernobyl da parte delle truppe russe, chiedono che al Consiglio di sicurezza dell’Onu, convocato per oggi, si voti una bozza di risoluzione che condanna l’aggressione della Russia e la violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Il presidente americano Joe Biden parteciperà oggi a un summit virtuale straordinario con i leader dei Paesi Nato per fare il punto della situazione, lamentando «una completa rottura nelle relazioni» fra Washington e Mosca.

A farsi strada negli Usa è l’ipotesi che Vladimir Putin intenda rovesciare il governo di Kiev per instaurarne uno filorusso, che – secondo esperti interpellati da Newsweek – potrebbe avere come presidente «fantoccio» l’oligarca ucraino di origini russe Viktor Medvedchuk, leader del partito ‘Piattaforma di opposizione’, ora agli arresti domiciliari in Ucraina con l’accusa di tradimento per aver sostenuto le forze separatiste del Donbass.

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