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Milleproroghe, governo battuto 4 volte: Draghi minaccia tutti

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Risolta la questione Quirinale i partiti ricominciano ad appuntare bandierine

Sarà un anno duro per l’Italia e per il governo Draghi. Duro e lungo perché oltre al danno (Covid-19, caro bollette, inflazione, crisi dell’economia e del lavoro e chi ne ha più ne metta) ci sarà anche la beffa di una maggioranza litigiosa – perché costretta a tenere dentro tutto e il contrario di tutto – come già più volte anticipato anche da ilSud24.it. Sì perché se un anno fa il governo Draghi nacque per volontà di Sergio Mattarella e dei partiti per, diciamo così, «mettersi in mostra» ed evitare il ritorno alle urne, nel 2023 volenti o nolenti al voto ci si dovrà tornare per forza.

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Manca ancora un anno ma risolta, alla bella e meglio, la questione Quirinale, ora si è aperta ufficiosamente la campagna elettorale. Lega, Forza Italia, Partito Democrati e Movimento 5 Stelle hanno bisogno di recuperare credibilità agli occhi degli elettori e l’unico modo per farlo è dimostrare la loro autonomia e la loro «potenza» quindi ogni occasione sarà buona per litigare e appuntarsi la «medaglietta».

Lo dimostra quanto accaduto l’altra notte quando Lega e Forza Italia hanno con Fratelli d’Italia mandato per ben 4 volte sotto il governo nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera. Ma non perché il Centrodestra sia unito, anzi, su questo fronte bisogna ancora lavorare. Ma quanto accaduto con il Milleproroghe è esemplare. «Si potrà ancora usare il contante per pagamenti fino a 2 mila euro, anziché scendere a mille. È una vittoria della Lega e del centrodestra: guardiamo a esempi europei come la Germania. A Berlino non hanno limiti e vantano un’evasione inferiore a quella italiana» ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini. Splendono le «medagliette».

Governo battuto, incontro a Palazzo Chigi

Sarà un anno duro e lungo perché Mario Draghi non è uno che si fa prendere per il naso e ieri ha già sbattuto i pugni sul tavolo. Di ritorno da Bruxelles dove ha discusso della crisi tra Ucraina e Russia, è salito al Quirinale dove aveva un appuntamento con Mattarella per riferire sulle trattative per evitare la guerra. Il primo ministro però ne ha approfittato per raccontare anche i suoi malumori su quanto accaduto. Non ci sta e convoca subito dopo una cabina di regia con i rappresentanti dei partiti che reggono il governo. I capi delegazione arrivano a Palazzo Chigi alla spicciolata, convinti che sul tavolo ci sia la discussione sul decreto energia contro i rincari delle bollette, atteso in un Consiglio dei ministri che si terrà nella giornata di oggi.

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Il premier affronta i capi delegazione a viso aperto e snocciola uno a uno i suoi dubbi. «Il governo è nato per fare le cose, è stato voluto dal Presidente Mattarella con questo obiettivo», scandisce, come riportano diverse fonti. In sala cala il gelo. Dieci secondi di silenzio interminabili. Chiede rassicurazioni affinché quanto avvenuto nella notte non riaccada più. I voti in Parlamento non devono e non possono mancare.

Tradotto, la maggioranza deve garantire il sostegno ai provvedimenti dell’esecutivo. Richiama all’idealismo ma anche al realismo, Draghi, due cardini necessari per fare le cose. Dopo aver incassato il colpo, i capi delegazione sollevano una questione di metodo. Perché c’è malcontento sulla gestione dei dossier, con i provvedimenti che arrivano sul tavolo, spesso, solo a Consiglio dei ministri in corso. «Così gli incidenti diventano inevitabili», dice più d’uno.

Ma Mario Draghi non ci sta

Il premier ricorda il grande coinvolgimento che ha accompagnato il varo della legge di bilancio, eppure – ricorda – le critiche fioccarono ugualmente. Sembra essersi rotto qualcosa. Mai come ieri sera il piano appare inclinato. E più di un presente teme che si vada a sbattere, che dopo la delusione dei Quirinale Draghi sia stanco di mediare. «Di certo non intende tirare a campare… – osserva un ministro – qui son ca..i amari per tutti».

Sullo sfondo resta FdI che dall’opposizione continua a raccogliere più vittorie di tutti. «Grazie ad un emendamento di Fratelli d’Italia il tetto all’utilizzo del contante viene riportato da subito a 2000€» scrive sui social Giorgia Meloni. «La maggioranza – sottolinea – si è spaccata su un provvedimento importante per famiglie e imprese: siamo riusciti a portare a casa un primo, piccolo, ma significativo risultato per favorire l’economia reale. Questa è la dimostrazione che un’alternativa alla deriva tecnofinanziaria dell’ultimo decennio è possibile, e noi continueremo giorno e notte a lavorare per dare una nuova speranza all’Italia».

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