Procuriamoci l’ombrello per ripararci dalla Costituzione che verrà

Con una classe politica gelatinosa, incapace di guardare oltre il proprio naso, rischiamo di  rimpiangere la Costituzione del 1948, già deturpata

La Fondazione Einaudi, in una conferenza stampa presso la Camera dei deputati, ha presentato la proposta di istituire un’Assemblea Costituente per realizzare una «riforma organica» della Costituzione. La proposta non è nuova, ma stavolta proviene da una fonte extraparlamentare ritenuta «autorevole» e già parecchi deputati e senatori, di ogni schieramento politico, hanno dato la loro adesione.

La cosa non stupisce più di tanto, la Costituzione «più bella del mondo» sembra ormai appassita, per l’età inoltrata, anche agli occhi dei suoi stessi fans: mostra qualche ruga di troppo e non si può dire che abbia il fascino della sua giovinezza. Non basta più ritoccare qualcosa, mettere un po’ di trucco qua e là, ma si sente l’esigenza di procedere ad una revisione che dovrebbe riguardare l’intero impianto costituzionale e non solo le parti relative al funzionamento delle istituzioni.

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L’Assemblea, secondo la proposta della Fondazione, dovrebbe essere composta da cento costituenti esterni al Parlamento ed eletti con sistema proporzionale. Per l’approvazione definitiva delle nuove norme costituzionali è prevista la maggioranza dei due terzi senza la possibilità del referendum popolare confermativo.

Naturalmente la Fondazione propone un’Assemblea Costituente come una sorta di strumento più efficace dei precedenti tentativi che avevano fatto ricorso a sfortunate Commissioni bicamerali. Si vorrebbe creare un luogo di dibattito ed un organismo legislativo dove saranno i nuovi costituenti a decidere cosa modificare e cosa lasciare integro della vecchia Costituzione.

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L’opera di Einaudi e la sua visione del mondo

Si tratta di una ovvietà dietro la quale si cela, invece, il desiderio di portare avanti l’opera di Einaudi e la sua visione del mondo, liberale e filo europea, che si ritiene sia stata scarsamente seguita. Non bisogna dimenticare che Einaudi fu tra i redattori della Costituzione ed è considerato il padre dell’articolo 11, quello che consente «limitazioni di sovranità» (beninteso popolare) e «promuove e favorisce le organizzazioni internazionali». Non a caso, quindi, lungo il corso degli anni, i destini dell’Italia sono stati legati ad organismi internazionali e sovranazionali, sempre più numerosi: Onu, Nato, Oms, Ocse etc., per non parlare dell’Unione Europea.

Se già in partenza si dice di non volere una Costituzione ‘sbocconcellata’, modificata qua e là come avvenuto fino adesso, è perché si ritiene che occorra una «visione organica» nell’affrontare i temi che andrebbero dibattuti. Nella Costituente del dopo guerra si affrontarono diverse visioni del mondo che si tradussero in una pluralità di anime politiche sintetizzabili nella nota tripartizione: liberale, cattolica e social-comunista. Tra queste fu raggiunto un compromesso che si è tradotto in asserzioni di principio largamente condivise, ma non prive di inevitabili contraddizioni, e in un apparato istituzionale destinato a funzionare con lentezza ed affanno.

Le modifiche intervenute nel tempo hanno notevolmente complicato i rapporti tra istituzioni, soprattutto tra Regioni e Stato, e costretto la Corte Costituzionale ad un lavoro immane nel dirimerne le innumerevoli controversie.

Oggi, anche se può sembrare ragionevole il tentativo di dare vita ad uno strumento di revisione costituzionale su base elettiva e lontano dalle inevitabili polemiche che coinvolgono il Parlamento, c’è da temere che il lavoro potrebbe rivelarsi peggiorativo del testo originale.

Il livello della classe politica in generale è molto basso

Bisogna prendere atto che il livello della classe politica in generale è molto basso e fortemente inquinato dal Pensiero Unico che ha sostanzialmente azzerato le differenze tra gli schieramenti politici. Ci si trova di fronte a partiti senz’anima e spesso senza un solido retroterra culturale, orbitanti attorno alla figura del capo, che insegue i sondaggi e il destino personale.

Da una classe politica gelatinosa, sostanzialmente incapace di guardare oltre il proprio naso, è alto il rischio di fare rimpiangere la Costituzione del 1948, già abbondantemente deturpata nell’encomiabile intento di migliorarla e renderla più efficiente.

Per di più, una nuova Assemblea Costituente, legittimata dal voto popolare e alla ricerca di una «revisione organica», potrebbe intaccare anche quelle parti finora ritenute intoccabili.

Lo Spirito del tempo, fortemente condizionato dal politicamente corretto, potrebbe portare i novelli costituenti verso una maggiore adesione ai «valori europei», ispirati a nuove forme di «libertà» personali formato Lgbt, a slanci di «accoglienza» in salsa buonista, al rafforzamento dei «vincoli europei» e dell’austerità economica come destino ineluttabile, con annessa macelleria sociale.

Insomma, non è difficile ipotizzare che possa prendere vita una nuova Costituzione centrata sui «diritti» di «minoranze» di nuovo conio e su di una economia «fortemente competitiva», come piace all’Unione europea, in barba al trascurato articolo 2 della Costituzione che impone «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».

La transizione digitale e quella ambientale

Già si parla di includere nella revisione costituzionale la transizione digitale e quella ambientale per rendere più facilmente applicabile il Pnrr, il famigerato “piano nazionale di ripresa e resilienza”, con le sue 528 condizioni e le annesse riforme imposte al governo italiano per ottenere i soldi promessi, che comunque dovranno essere restituiti e per i quali già si sta ringraziando senza averli ancora ottenuti.

Non è da escludere neppure che venga resa costituzionale anche l’attuale, insensata indipendenza (dalla sovranità popolare) della Banca Centrale Italiana al fine di prevenire una deriva “statalista” di stampo ungherese. Di fronte a tali osservazioni, si potrebbe obiettare che ci stiamo bagnando ancor prima che piova ma, ad ogni buon conto, è sempre bene procurarsi un ombrello.

Nuccio Carrara
Già deputato e sottosegretario
alle riforme istituzionali

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