Primo maggio ancora all’insegna della pandemia e della crisi. Perso quasi 1 milione di posti di lavoro

Buon Primo Maggio, buona Festa dei lavoratori. È la seconda che festeggeremo in piena pandemia, ancora rincorsi dal virus, dai suoi effetti sulla vita di tutti i giorni e soprattutto dalle sue conseguenze sul tessuto economico. La più grave crisi dalla Seconda Guerra Mondiale, così in tanti continuano ad etichettare la depressione economica seguita alla pandemia e alle misure decise per contrastarla.

Lockdown, divieti e restrizioni hanno e stanno lasciando dietro di sé una lunghissima scia di fallimenti e disoccupati alla quale si spera che le risorse europee del Recovery Plan (oggi è stato consegnato a Bruxelles) possano mettere un freno. Intanto, i numeri continuano a essere impietosi con quasi 900mila posti di lavoro persi dall’inizio della pandemia, e con un calo che continua nei primi mesi dell’anno. Soltanto nel primo trimestre sono stati lasciati per strada 254mila lavoratori.

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E sono in particolare i giovani e le donne a pagare le spese di questa crisi, visto che la disoccupazione giovanile è tornata ai massimi da quasi tre anni, al 33 per cento, mentre il tasso di occupazione femminile ha raggiunto il livello minimo dal 2016, il 47,5 per cento.

E tutto questo benchè il governo abbia fatto ricorso al blocco dei licenziamenti, stanziando importanti risorse per finanziare la cassa integrazione straordinaria. Misure che continueranno fino all’autunno anche se su questo da tempo si misura il braccio di ferro tra le associazioni datoriali, che vorrebbero finalmente lo sblocco dei licenziamenti, ed i sindacati dei lavoratori che invece difendono il blocco ed anzi ne chiedono l’estensione fino alla fine dell’anno.

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È in questo contesto che cade la Festa dei lavoratori, che però rispetto allo scorso anno può assistere a un tenue ma quanto mai desiderato ritorno alla normalità. L’anno scorso il lockdown c’era ancora, sarebbe stato tolto soltanto a giugno. Stavolta, invece, il ritorno di quasi tutta l’Italia in zona gialla, la riduzione dei divieti, tra cui quello più odiato dei pranzi nei ristoranti, dà quasi la sensazione di poter mettere per un momento alle spalle i problemi e le difficoltà.

Ecco che allora per questi due giorni si tornano a sentire le parole esodo e ponte, che sembravano dimenticate o anch’esse vietate per Dpcm. Ed a far sperare sempre in meglio una campagna vaccinale che, al netto dei rifornimenti garantiti dalle case di produzione, ormai viaggia ai livelli prefissati di 500mila vaccinazioni al giorno.

Chissà se potremo essere testimoni quest’anno dell’ultima Festa dei lavoratori in pandemia, se lo augurano tutti anche se la consapevolezza è che il ritorno alla normalità sarà lento. Non solo sul piano sociale ma anche su quello economico. Rientrare dal dissesto, dalla devastazione economica non sarà facile e soprattutto breve. Dipenderà da come il governo utilizzerà le risorse a disposizione, quelle europee ma anche quelle dei vari scostamenti di bilancio.

Finora non ha dimostrato di saperli utilizzare in maniera oculata visto che la gran parte sono ancora stipate nei ministeri, inutilizzate per la mancanza dei decreti attuativi. E per non parlare dei bonus dati a pioggia che non hanno portato sviluppo e rilancio. Una strategia di rilancio, questo serve per tornare ad invertire la tendenza. Ed è questo l’unico vero augurio che possiamo fare e farci per questo Primo Maggio.

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