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Piano Nazionale di ripresa e resilienza, Camera e Senato «approvano», ma senza leggerlo. È la democrazia signori!

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Dopo la Camera dei deputati mentre gli orologi segnavano ormai le 22, anche il Senato ha detto “si” alla risoluzione della maggioranza, approvando – si badi bene – le comunicazioni – e non il cosiddetto Piano nazionale di ripresa e resilienza, di cui tutti hanno avuto un’infarinatura, ma non la conoscenza – del presidente del Consiglio, Mario Draghi, sul Recovery plan presentato ieri in aula.

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Il risultato numerico ottenuto dal Recovery nell’Assemblea di Palazzo Madama ha dato lo stesso identico risultato numerico 224 voti a favore, 16 contrari senatori di Fratelli d’Italia, e con le stesse identiche proporzione, ottenute in mattinata alla Camera dei deputati con 442 voti a favore, 19 contrari e 51 astenuti, i deputati di Fd’I.

In verità, al Senato SuperMario è partito con il piede sbagliato, nell’iniziare il proprio discorso, ha per due volte sbagliato l’indirizzo, rivolgendosi al: «Signor Presidente, onorevoli deputati». Poi, ovvio, si è scusato, poi richiamato dai senatori che gli hanno ricordato che «siamo al Senato», si è scusato, ma francamente la gaffe è stata grossa, evidente segnale di una non troppo elevata considerazione di quella Istituzione.

Tant’è che dopo le scuse, ha corretto l’indirizzo del destinatafrio ‘onorevoli senatori’ e poi ha riproposto lo stesso, identico testo letto precedentemente alla Camera. Ora il Pnrr, tra domani e giovedi, tornerà al Consiglio dei ministri, per l’approvazione definitiva e lo trasmetterà a Bruxelles.

È sufficiente solo spenderlo? E il debito buono?

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Il Pnrr è una sfida «sulla capacità di spendere il denaro» in arrivo dalla Ue , ha detto nella replica al Senato, è una sfida «che non si può perdere». Giusto, ma vorrei solo ricordare al premier, alla sua “grande ammucchiata” e alla stampa sempre allineata sul carro dei vincitori, che continuano a raccontare la favola che subito dopo la presentazione a Bruxelles del Pnrr, le casse dell’Italia cominceranno a riempirsi di fondi Ue che il Recovery Fund non è ancora operativo e non lo sarà, fino a quando i 13 Stati membri che ancora non l’hanno approvato non si decideranno a farlo.

In Europa i provvedimenti, prima di diventare opearativi devono ottenere il “via libera” di tutti i Paesi. A Bruxelles vige il principio dell’approvazione all’unanimità. Quindi…

Fingendo di non saperlo, il nostro premier ha provato a mettere in campo, un’altra favoletta ovvero quella che «Noi saremmo responsabili del successo o della perdita di questa scommessa. Una sconfitta sarebbe grave per noi e per il futuro dell’Europa. Non ci sarebbe un’altra occasione per una politica fiscale comune. Una politica fiscale comune è a nostro beneficio, perché siamo uno dei Paesi più fragili in Europa – ha affermato Draghi – Il nostro obiettivo con il piano è ridurre i divari che l’Ue chiede di superare. Il piano ha un vincolo di 5 anni: non è un alibi, è un dato di fatto. Bisogna spendere bene questo denaro».

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E ancora. «Al centro del piano c’è l’Italia, con le sue straordinarie qualità e le sue ormai storiche fragilità, su cui credo che tutti siamo d’accordo – ha continuato il premier nella replica al Senato dopo la discussione sul Pnrr – Bisogna affrontarle e risolvere, questo piano ci dà l’occasione per farlo. Pensate che l’Italia resti la stessa dopo? Il piano avrà effetti sia economiche che sociali». Per Draghi il piano si può «attuare solo se c’è accordo, volontà di successo non di sconfitta».

Poi la precisazione: «Sono stato spesso rimproverato avendo inaugurato una politica monetaria espansiva, di aver rimosso gli stimoli ai governi a fare le riforme, perché si crede che le riforme si fanno solo strozzando i Paesi con i tassi d’interesse. Non è vero: non c’è nessuna relazione tra riforme e tassi, tant’è che oggi le inauguriamo con tassi pari a zero».

E infine l’annuncio: «Sul Ponte sullo Stretto non posso dire altro che c’è una relazione pronta ormai, terminata nei giorni scorsi, e che sarà inviata dal ministro delle Infrastrutture al Parlamento per la discussione». Staremo a vedere. La verità è che il “governo dei migliori” guidato da SuperMario Draghi, continua a confermare di essere in assoluta continuità con quello Conte, e non solo per i tanti – obiettivamente, troppi e tutti in posti chiave, vedi (senza) Speranza ancora alla salute – ministri, reduci del precedente, assisi sulle sue poltrone, ma anche nei comportamenti nelle rassicurazioni.

Come quello, infatti, tiene in ben scarsa considerazione presenta i provvedimenti già scotti e masticati, ma poi sottolinea continuamente «il profondo rispetto» del governo per il Parlamento. Ribadendo che «il contributo delle Camere è solo all’inizio». Che ci convenga comprare una sfera di cristallo per leggere il futuro di questo Paese che continua con sprezzo poco paterno a riempire di debiti, svendendone il futuro, i suoi figli e le proprie generazioni future.

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