«Dove ti sei fatto Natale, lì fai pure Pasqua». Nessuna apertura nel prossimo Dpcm. Speranza: «Non possiamo permettercelo»

«Dove ti sei fatto Pasqua, lì fai pure Natale» recita un antico proverbio napoletano e il premier Draghi e il ministro Speranza sembrano orientati a confermare la veridicità di questo detto, con le opportune modifiche. Come a Natale, gli italiani, dovranno subire restrizioni per l’emergenza Covid-19 anche a Pasqua.

La conferma è arrivata dal ministro della Salute che al Senato ha affermato: «Non ci sono oggi le condizioni per allentare le misure». E allora avanti con le vecchie restrizioni. A breve arriverà il primo Dpcm per la pandemia dell’era Draghi che entrerà in vigore il 6 marzo e scadrà appena dopo le festività pasquali, il 6 aprile. Le parole di Speranza fanno ipotizzare il mantenimento delle chiusure per cinema, teatri, palestre e piscine. E sembra allontanarsi anche la possibilità di riapertura serale dei ristoranti.

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Norme e divieti che dovranno arginare la diffusione del virus in Italia e contrastare le varianti del Covid, mentre l’indice Rt si avvia a superare 1. Si attende, per domani, l’analisi dei dati del Monitoraggio Regionale della Cabina di Regia.

Ma come affronterà l’emergenza l’Italia? Alla zona bianca (traguardo in pratica irraggiungibile per tutti), a quella gialla, a quella arancione e quella rossa ora si aggiungerà la fascia arancione rafforzata.

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Che cosa prevedrà? Alle regole tipiche della zona arancione si aggiungono ulteriori misure: la chiusura di scuole elementari, infanzia e nidi, il divieto di recarsi nelle seconde case, l’utilizzo obbligatorio dello smart working e la chiusura delle attività universitarie in presenza.

Misure che sono il tema di discussione nell’incontro in videoconferenza tra il governo e le Regioni che si sta svolgendo stamattina. Per l’esecutivo sono presenti il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Mariastella Gelmini e il ministro della Salute Roberto Speranza. Partecipa alla riunione anche il presidente dell’Anci, Antonio De Caro.

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