Covid-19, gli Stati europei proteggano i cittadini in tutti i modi

Il Coronavirus batte l’Europa come un vento impetuoso, inarrestabile. Flagella popoli inermi. Spalanca voragini di paura nella quale si spengono le speranze dei più fragili. Come un tornado indomabile sta travolgendo il Pianeta e soprattutto l’Occidente sembra farne le spese.

Le paratie alle quali avevamo affidato le nostre pur labili protezioni si stanno rivelando inadeguate dopo essersi proposte come salvifiche. È l’immenso comparto farmaceutico produttore dei vaccini che è franato sotto il peso di incredibili sottovalutazioni che fatichiamo a comprendere.

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Non azzardiamo ipotesi, ma la retromarcia nella fornitura delle dosi da parte di Pfizer, AstraZeneca e probabilmente altre industrie ha qualcosa di inspiegabile. Le ragioni addotte sono risibili e non giustificano i tagli alle forniture pattuite e si fa strada nei cittadini il sospetto che fin dall’inizio, quando veniva annunciata la messa sul mercato, rapidamente, del “miracoloso” antidoto, i responsabili già sapevano o quantomeno potevano prevedere che non ce l’avrebbero fatta a rispettare i tempi di consegna pattuiti con gli Stati ed in particolare con l’Unione europea.

Allora, perché illudere centinaia di milioni di cittadini ed indurre i governi a programmare complesse campagne vaccinali sapendo che non sarebbe stato possibile approvvigionare gli aventi diritto come concordato e sottoscritto in contratti che ora, giustamente, verranno impugnati davanti alle autorità giudiziarie competenti? Ci auguriamo che per una volta tutta l’Unione europea sia concorde nell’intraprendere un’azione a tutela delle popolazioni, mettendo da parte differenziazioni e distinguo.

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Ci sono caterve di morti che si ammassano per le contrade europee ed occidentali. Quanti ancora ne devono morire prima di uscire da questa pandemia dalle fattezze mostruose? Se i vaccini fossero stati forniti secondo quanto previsto, probabilmente avremmo risparmiato tre mesi per ottenere l’agognata immunità di gregge. La fine dell’estate era il traguardo previsto. È probabile, se le industrie farmaceutiche non modificheranno i loro piani e non permetteranno di recuperare il tempo perduto, che c’inoltreremo nel prossimo inverno senza aver raggiunto lo scopo.

Il dramma – purtroppo neppure adeguatamente percepito, da quanto ci par di capire, da tutti cittadini – si sta consumando nel silenzio dei tanti che aspettano ed aspetteranno chissà quanto tempo l’agognato vaccino.

E allora, ci chiediamo, perché i governi europei non si rivolgono altrove in attesa che le grandi multinazionali farmaceutiche si ristrutturino al punto di riprendere di gran lena la produzione e ricontrattare le forniture delle dosi che già dovevano essere nelle mani degli acquirenti?

C’è il vaccino russo, lo Sputnik V, per esempio, in uso con buoni risultati si dice, in due paesi europei, la Polonia e l’Ungheria. Sembra che il principio su cui è stato elaborato sia lo stesso della Johnson & Johnson, affidabile come gli altri vaccini. E tra i milioni di russi finora vaccinati non abbiamo notizie di stragi, mentre in Occidente l’ecatombe continua: i primi tre Paesi al mondo dove si registrano più decessi, in percentuale, sono il Regno Unito, la Repubblica Ceca, l’Italia. Dopo troviamo nella macabra classifica gli Stati Uniti d’America.

Per di più, come quasi tutti i virologi e gli epidemiologi hanno sostenuto, vaccinarsi è indispensabile, ma è pure un atto di fede. Nessuno può sapere se e in quanto tempo si formeranno gli anticorpi; tutti ignorano la durata dell’efficacia del farmaco e quindi se dopo un anno o meno bisognerà rivaccinarsi (in questo caso le industrie produttrici saranno pronte?); quali, alla lunga, potranno essere i possibili effetti collaterali; se è escluso che i vaccinati possano infettare chi non è vaccinato o reinfettarsi a loro volta. Ed altri interrogativi non mancano.

Tuttavia la vaccinazione di massa è la sola speranza sulla quale possiamo contare. Ma se pure questa speranza si volatilizza, non certo per colpa dei governi almeno questa volta, non è improbabile che intere comunità cedano alla disperazione più nera.

Con ricadute sulla vita sociale e sull’economia di Paesi letteralmente in ginocchio. Ecco perché – al di là della profilassi che ritarda – è gravissimo quanto sta accadendo. Aggrapparsi alle promesse dei padroni della farmaceutica è obbligatorio in assenza di altre opzioni. E però ci chiediamo se i ritardi verranno colmati, mentre lo scetticismo cresce. Il terrore di alzare bandiera bianca davanti all’alieno che da un anno possiede le nostre vite è reale. Spaventoso. Disumano. E purtroppo non è la sceneggiatura di un film dell’orrore.

Gennaro Malgieri

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