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Italia chiusa per Covid fino al 15 gennaio, ma per il governo è sempre più crisi

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Stop agli spostamenti tra Regioni fino al 15 gennaio e subito zona arancione per questo week end. Ala fine nel governo è prevalsa la linea della prudenza dinanzi a una pandemia che è ben lontana dall’essere sotto controllo. Il rischio che con l’Epifania e il ritorno delle fasce potesse innescarsi una sorta di liberi tutti ha spinto il governo a un Consiglio dei ministri notturno (dalle 21 è iniziato intorno alle 22.30) per dare il via libera a un nuovo decreto legge per arrivare fino al 15 gennaio.

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Niente Dpcm, quindi, ma piuttosto un decreto in attesa poi del 15 gennaio quando bisognerà decidere come muoversi per affrontare l’epidemia. In tutto questo le vaccinazioni continuano ad andare avanti a rilento con enormi polemiche. I dati parlano di 150.25 dosi di vaccino su 479.700 consegnate, 91.488 delle quali a donne, 58.757 a uomini.

Il Lazio è in testa per il numero di somministrazioni effettuate, il 61,4 per cento del totale delle dosi consegnate alla Regione, seguito da Toscana che ha fatto il 56 per cento dei vaccini. In fondo alla lista il Molise, con 50 dosi somministrate su 2.975, pari all’1,7 per cento, seguito dalla Sardegna, con 476 dosi su 12.855 pari al 3,7 per cento, la Valle D’Aosta che ha effettuato 44 vaccini, il 4,4 per cento delle dosi consegnate (995 in tutto); la Calabria che ha somministrato 677 dosi, equivalenti al 5,2 per cento del quantitativo ricevuto, 12.955 dosi totali, e la Lombardia che ha effettuato 6.392 vaccinazioni su 80.595 dosi ricevute, dunque il 7,9 per cento del totale.

Tornando al decreto ponte si prevede che dal 7 al 15 gennaio è vietato, nell’ambito del territorio nazionale, ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, salvi quelli motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. Rimane comunque garantita la possibilità del rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra regione o provincia autonoma.

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In particolare riguardo gli spostamenti il decreto chiarisce che è consentito verso una sola abitazione privata una volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le ore 05,00 e le ore 22,00, e nei limiti di due persone, ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minori di anni 14 sui quali tali persone esercitino la potestà genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi.

Renzi: «Accordo su contenuti, poi vedremo se Conte o un altro»

Matteo Renzi Italia VivaFin qui il decreto ma la giornata e la nottata a Palazzo Chigi hanno rilasciato l’immagine, e non solo quella, di un governo sempre più in bilico e sull’orlo di una crisi. Già il mattino aveva visto l’ex premier Matteo Renzi ritornare ad affondare i colpi dalle colonne del Corriere della Sera; e poi a sera dagli studi di Quarta Repubblica Renzi ha continuato: «Possiamo stare sui contenuti? Vaccini: si può fare meglio sì o no? Quando siamo d’accordo sui contenuti poi scegliamo le persone. Secondo me i ministri che ci sono ora non sono i migliori del mondo, secondo il presidente del consiglio sì. Però sarà il presidente del consiglio, che sia Conte o sia un altro, lo vedremo…».

E il nodo continua ad essere la delega dei servizi segreti: «C’è bisogno di un rispetto delle regole democratiche. Io non capisco perché se c’è una consuetudine di dare una delega, anche alla luce di una legge… Non capisco perché si possa scherzare sull’intelligence e arrivare al punto che il portavoce del premier, Casalino, per fare lo splendido geolocalizza un bunker riservato e segreto, in Libia. Non si gioca con le istituzioni, non è il grande fratello».

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Insomma, per Renzi bisogna «dare una scossa, dare una qualità». E soprattutto sulla scuola «mi sembra assurdo non sapere se si riaprirà il 7, servono tamponi a tappeto tra gli studenti, non banchi a rotelle». Ma non è soltanto Renzi a dividere, è tutta la compagine di governo ad essere divisa, come conferma il CdM di ieri sera.

Le scuole riapriranno l’11 gennaio. Trovata mediazione nel governo

Dario Franceschini Dl Scuola
Dario Franceschini

E proprio la scuola è stato il terreno di scontro su cui si sono misurate le distanze ormai sempre più incolmabili. Da un lato il ministro Franceschini che ha subito chiesto il rinvio al 15 gennaio della riapertura delle scuole; dall’altro il M5S che ha fatto quadrato intorno al suo ministro Azzollina ribadendo la data del 7 e piuttosto puntando il dito contro la gestione dei trasporti (cioè contro la ministra De Micheli, Pd). Alla fine è prevalsa la soluzione intermedia che non accontenta e scontenta nessuno: le scuole elementari e medie riapriranno regolarmente giovedì 7 gennaio, quelle superiori al 50 per cento lunedì 11 gennaio.

Nel frattempo bisognerà capire quale sarà il governo che assisterà a questa apertura. I contatti e i tentativi di accordo continuano in maniera febbrile e il pendolo della crisi oscilla da un rimpasto del Conte Bis a un Conte Ter con dentro tutti i big. Tutto dipende da almeno tre nodi, tutti posti da Renzi: Mes, Recovery Fund e delega dei servizi. Intorno a questi si sta giocando una lotta di potere senza quartiere tra il premier Conte, che punta a resistere, e dall’altro Renzi che invece vuole un rafforzamento del ruolo dei partiti nel governo.

Zingaretti: «Si a rilancio azione, aprire fase nuova insieme»

Una partita nella quale il Pd non si è tirato fuori e che, se ha ribadito di lavorare per «un rafforzamento della maggioranza attorno al Presidente Conte», non ha mancato di sottolineare «il varo di un ‘patto di legislatura’ per dare alla maggioranza una visione definita ed unitaria del cambiamento necessario all’Italia»

Matteo Salvini
Matteo Salvini

Lo showdown dovrebbe essere subito dopo l’Epifania, allora si saprà l’esito di questo braccio di ferro. Intanto l’opposizione guarda a quanto accade nell’altro campo, con Matteo Salvini che dice: «Per il governo dovete chiedere a Conte, Renzi, Di Maio, Zingaretti, noi siamo pronti. Piuttosto che andare avanti per mesi con litigi e rimpasti, articoli, interviste, polemiche e tenere ferma l’Italia, noi siamo pronti. Un’alternativa liberale, fondata sullo sviluppo, sull’impresa, sulla crescita, sulla famiglia c’è. Se non hanno più voglia di governare noi siamo pronti».

Lollobrigida: «250mila firme per sfiduciare Conte»

A sua volta Fratelli d’Italia continua a macinare adesioni online alla mozione di sfiducia verso Giuseppe Conte. «In soli tre giorni – ha assicurato il capogruppo alla Camera di FdI – Fratelli d’Italia ha raccolto 250mila firme in sostegno della sua proposta di sfiducia al governo Conte. Gli italiani hanno chiaro il fallimento dell’esecutivo: vogliono stabilità, certezza e speranza. E solo libere elezioni possono dargli un governo che le assicuri».

Insomma, chi più e chi meno è pronto a muovere le proprie pedine in vista della ripresa dell’attività politica dalle feste natalizie. Ma l’esito è tutt’altro che scontato.

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