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Fermi tutti, ho scherzato! Conte per rimanere a Palazzo Chigi sconfessa il suo Recovery Plan

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Sono iniziati ieri e continueranno oggi gli incontri del premier Giuseppe Conte con i rappresentanti dei partiti della maggioranza sul Recovery Plan. Ma dalle prime battute sembra già chiaro lo scenario che si va prospettando, quello di una retromarcia del presidente del Consiglio Conte che sul piano per i fondi Ue ha deciso di fare un’inversione a U.

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Stracciata quella bozza di governance di circa due settimane fa e che nella domenica precedente l’Immacolata doveva essere approvata in un Consiglio dei ministri già convocato ad hoc.

Una brusca frenata segno che Conte ha capito che sarebbe andato a sbattere e che su questo punto si sarebbe ritrovato solo. Perché se è vero che finora a cannoneggiare su Palazzo Chigi è stato soltanto Matteo Renzi, sia il Pd e il M5S hanno assistito compiaciuti, e sotto sotto d’accordo, all’affondo dell’ex sindaco di Firenze. In fin dei conti quella struttura che poneva il presidente del Consiglio a capo con due ministri, 6 manager e uno stuolo di 300 collaboratori non è mai piaciuta a nessuno.

Conte: «Mai pensato a struttura centralizzata invasiva»

Così come mai nessuno aveva condiviso la ripartizione dei 209 miliardi tra i vari settori. E allora Matteo Renzi è potuto andare avanti nell’attaccare il piano di Conte sul Recovery, ben sapendo di avere il consenso degli altri soci di maggioranza.

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Ecco che allora dopo già i primi due incontri, quello di ieri con il M5S e poi con il Pd, Giuseppe Conte assicura che «Non è pensabile, e non ci abbiamo mai pensato, che ci sia una struttura centralizzata che possa essere invasiva o possa intralciare le prerogative, i poteri, le facoltà ma anche responsabilità che competono alle amministrazioni centrali, territoriali, periferiche. Mi dispiace che il dibattito pubblico abbia creato tale polverone. I ministeri, le regioni, i sindaci sono e rimarranno soggetti attuatori».

Giuseppe Conte

Viene da chiedersi allora chi avrà scritto quella bozza di governance e che aveva finanche pensato a un CdM per vararla ufficialmente? Non basta perché il premier Conte nel corso dei due incontri spiega anche che «sui temi adesso c’è una proposta sul tavolo, è chiaro che ora è tutto da discutere ma dobbiamo farlo in modo serrato e continuo nelle prossime ore e nei prossimi giorni perché il Paese attende. Sarebbe imperdonabile arrivare tardi o sottrarre tempo al Parlamento, non ce lo possiamo permettere quindi dobbiamo affrettarci».

Conte: «CdM tra il 26 e il 31 dicembre per approvare Recovery Plan»

E Giuseppe Conte fa riferimento anche a date in cui scadenzare il lavoro: «Dobbiamo approfittare di queste vacanze per lavorare in questi giorni, per cercare di fare tutte le interlocuzioni e arrivare in Cdm prima della fine dell’anno, tra il 26 e il 31 dicembre. Andare oltre sarebbe un pessimo segnale a noi stessi, al Paese e ai cittadini che stanno soffrendo».

Pd: «Apprezziamo metodo Conte. Dopo CdM consentire discussione in Parlamento e nel Paese»

Partito DemocraticoInsomma, sono lontani i tempi in cui la governance sul recovery Plan veniva presentata bella e pronta da approvare. Anzi la parola d’ordine adesso sembra essere quella della condivisione e dell’ascolto sia delle forze di maggioranza e sia all’interno del Paese.

Lo fa sapere lo stesso Partito democratico che al termine dell’incontro dice, da un lato, di aver «apprezzato lo sblocco della discussione sul Recovery Plan» e che ora si deve andare decisi verso «l’adozione della bozza in Cdm per consentire la discussione in Parlamento e l’apertura di un dibattito nel Paese, con le parti sociali, le imprese, l’associazionismo, i giovani, le donne, le associazioni ambientaliste». «E’ impensabile, continuano i vertici dem, disegnare l’Italia del 2030 con le risorse che l’Europa ci ha messo a disposizione, con il contributo del Pd al governo e a Bruxelles, senza coinvolgere il sistema Paese».

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Rosato: «Positive riunioni Conte, qualcosa è cambiato»

Altro che retromarcia, è proprio un’inversione ad U quella messa in atto da Giuseppe Conte che, infatti, riscontra l’immediato favore del presidente di Italia Viva, Ettore Rosato, quello stesso che non più di 24 ore prima aveva detto che Conte aveva «sciupato la fiducia»: «Ieri sera qualcosa è cambiato. Il presidente Conte ha convocato una serie di riunioni che sono cominciate oggi. Mi sembra un fatto positivo. Poi vediamo come vanno. Ma ieri sera c’è stato un fatto nuovo».

In realtà sembra ancora presto per capire se davvero qualcosa sia cambiato, il rischio è che sia tutta una tattica dilatoria messa in piedi da Conte con il solo obiettivo di prendere tempo ed allontanare lo spettro della crisi. In fin dei conti il premier ha dimostrato di essere molto bravo nello spostare in avanti i problemi senza però mai risolverli. Ma la situazione adesso sembra essere tale da non consentire ulteriori tatticismi. Comunque, il tutto è rimandato a dopo l’approvazione della manovra, che oggi arriva in Aula alla Camera per chiudersi il 24 dicembre, per poi passare al Senato dove dovrebbe essere approvata definitivamente intorno al 29-30 dicembre.

Meloni: «Difficile governo di centrodestra, meglio il voto»

Giorgia Meloni

Dal canto suo il Centrodestra assiste alle manovre e alle contorsioni della maggioranza. Giorgia Meloni continua a giudicare «tutto lunare, penso che gli italiani li guardino attoniti e sbigottiti» e ammette: «Se cade il governo meglio, ma aspettiamo di vedere se cade». E sull’ipotesi di un governo di centrodestra in questa legislatura ha le idee abbastanza chiare: «E’ un po’ difficile che si realizzi, non so quanto fare un altro governo che poi si tiene un’altra volta con un voto di scarto».

Salvini: «Pronta alternativa centrodestra anche da domani»

Di diverso avviso Matteo Salvini che dice: «La via maestra sono le elezioni. Se così non fosse, penso che il centrodestra dovrebbe prendersi la responsabilità di prendere per mano questo Paese con alcune riforme serie sull’economia, sulla salute, sulla scuola, libertà di educazione e accompagnarlo fuori da questo tunnel. La stragrande maggioranza degli italiani sta pensando ‘Togliete questi ministri e fate qualcosa di meglio’. Noi siamo pronti già da domani».

Si vedrà. Intanto oggi c’è l’incontro clou di Italia Viva con Conte, da questo si capirà davvero il futuro del governo e dello stesso premier. Però una cosa è certa, se è vera l’inversione ad U che ha annunciato sul Recovery Plan allora è possibile che Conte possa superare questa crisi. Sempre che il motivo del contendere sia soltanto i fondi dell’Ue e non ci sia altro, come il rimpasto. Allora l’inversione ad U potrebbe non bastare.

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