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Conte avvia la verifica, oggi l’incontro con Renzi. Ma Pd e M5S si chiamano fuori dal rimpasto

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E’ iniziata ieri e si chiuderà già oggi la verifica di maggioranza avviata dal premier Giuseppe Conte con i partiti che sostengono il governo, dopo che la scorsa settimana Matteo Renzi aveva con forza nell’Aula del Senato posto il tema di un cambio di passo nell’azione dell’Esecutivo. Se ieri è stata la volta del M5S e del Pd, oggi toccherà a Matteo Renzi con la sua Italia Viva confrontarsi con Conte.

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Sugli esiti di questo primo giro di consultazioni c’è ancora grande incertezza, nel senso che non si sa se queste porteranno all’apertura di una crisi, che nei fatti quasi nessuno sembra volere, oppure a dei ritocchi della squadra di governo senza che ciò comporti un passaggio parlamentare.

Ed ancora meno è chiaro se dopo questi incontri riservati ci sarà una riunione generale della maggioranza per tirare le somme e andare avanti.

Incertezza, sembra questa al momento prevalere all’interno del governo sugli scenari e i passi futuri da fare. Sia il Pd e sia il M5S ieri da Conte hanno ribadito l’intenzione di non avviare alcun rimpasto.

Crimi: «Surreale parlare di rimpasto». Zingaretti: «Non si è parlato di rimpasto»

Movimento 5 Stelle
Luigi Di Maio e Vito Crimi
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Vito Crimi dal M5S ha parlato senza giri di parole di ipotesi «surreale» e di «indisponibilità» del M5S sul tema. Non da meno il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che addirittura ha chiarito che «di rimpasto non si è parlato». Insomma, ieri i soci di maggioranza del governo hanno puntato subito a sgombrare il campo da quello che sembra essere il tema più delicato.

Era stato lo stesso Conte ad esprimere dubbi sull’opportunità di avviare un rimpasto del governo. Fonti riferiscono che ne avrebbe parlato anche con il Quirinale, spiegando che essendo così precari gli equilibri nella maggioranza il rischio è che mettendo mano alla squadra possa cadere tutto. Meglio, perciò, qualche piccolo maquillage alla compagine di governo, sostituendo qualche nome e sacrificando qualche pedina.

Un nome che circola è quello del ministro Lamorgese, che essendo tecnico potrebbe più facilmente fare un passo indietro. Per la sua poltrona al Viminale si fa il nome di Ettore Rosato, che ha il merito di essere di Italia Viva consentendo in questo modo di placare gli ardori renziani.

Ma non è certo che questo possa bastare, anche perché, ed è il refrain che ripetono dal quartier generale dell’ex sindaco di Firenze, il tema non sono le poltrone quanto piuttosto la politica. In primo luogo, sul Recovery Plan su cui Renzi continua ad insistere che Conte deve fare un passo indietro, rivedendo completamente la struttura.

Renzi insiste: Conte faccia passo indietro su governance Recovery Plan

Ecco perché secondo molti Renzi attenderà da Conte un passo indietro sul suo progetto di governance, altrimenti dopo l’approvazione della manovra potrebbe ritenersi libero lasciando così il governo Conte al suo destino. Molto dipenderà dall’incontro di oggi e da cui si spera di riuscire a capire qualcosa in più sui veri obiettivi di Renzi.

Non tutti, infatti, sono convinti che l’ex rottamatore voglia arrivare fino in fondo a sfidare Conte, con il rischio di aprire una crisi di governo e magari finire direttamente al voto dove i numeri impietosi di Italia Viva rischiano di lasciare fuori dal Parlamento anche lo stesso Renzi.

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Ecco perché cautela. Quella che sembra aver conquistato Pd e M5S che, se da un lato, continuano a chiedere un cambio di passo, dall’altro, stanno ben attenti a non surriscaldare gli animi. Il M5S per bocca di Crimi ha spiegato che «ci sono tanti dossier fermi in Parlamento, dal conflitto d’interessi alla legge sulle lobby, che vanno sbloccati. Ecco forse partendo da questi dossier il rilancio dell’azione del governo e del Parlamento può essere messa al centro della nostra agenda».

Zingaretti

Agenda di governo su cui insiste anche il Pd che con Zingaretti chiede di «mettere sul tappeto i temi e i nodi per un rilancio dell’azione di governo: dai temi dell’agenda sociale, del lavoro, del rilancio delle imprese, anche la grande questione della sanità, in uno spirito per quanto ci riguarda molto costruttivo».

E’ evidente che lo sbocco della crisi dipenderà anche dal quadro epidemiologico, anche se Renzi non è disposto stavolta a fare come a febbraio quando decise di non affondare il colpo contro Bonafede. Ora, anzi, potrebbe usare proprio la recrudescenza dell’epidemia per chiedere un cambio di governo. Saranno comunque le prossime ore decisive per il futuro del governo.

Sul piano del contrasto all’epidemia anche qui non è stata presa ancora alcuna decisione. La riunione di ieri mattina con il Cts non ha dato un esito definitivo. Ci saranno ancora 48 ore di ulteriori analisi e poi si deciderà se seguire il ‘modello Merkel’ e dichiarare l’Italia zona rossa in vista del Natale nei giorni festivi e prefestivi.

Sull’altra sponda politica, intanto, il centrodestra cerca di mostrarsi compatto e di sfruttare il momento di sbandamento della maggioranza. Ieri l’intera opposizione ha tenuto una conferenza stampa in Senato, compresi i cespugli, per presentare le proposte alla manovra finanziaria e il pacchetto di emendamenti al dl Ristori. Tra questi il potenziamento del sistema trasporti grazie al ricorso a bus turistici, ncc e taxi.

Ma a tenere banco sono chiaramente le future mosse in vista di un’implosione della maggioranza. Matteo Salvini dopo aver dato disponibilità a Conte e addirittura aver azzardato un «ci siamo», ha cambiato linea sostenendo un alquanto improbabile governo di centrodestra con il sostegno dei transfughi del M5S. Cambiamento dovuto alla freddezza con cui Fratelli d’Italia ha accolto queste aperture. Morale della favola nessuna disponibilità a dare una mano a Conte e anche a un ipotetico governo di unità nazionale. Insomma, se cade il Conte bis si va al voto. Ma, appunto, se cade…

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