Matteo Renzi minaccia la crisi di governo, ma con quei numeri, dove va?

«Ognuno dal proprio cuor l’altrui misura». Sentenzia, l’antica saggezza. E Giuseppi Conte, boccia il rimpasto, «ho già i ministri migliori». Del resto, se lui, si crede “il meglio” non può pensare che i suoi compagni siano “il peggio”. A meno che, non debba farlo per salvare la poltrona. E, infatti, ha aperto all’ammucchiata, che la Meloni, leader di FdI, stoppa «esiste solo il voto». Ma coi fatti i giallorotti hanno dimostrato il contrario.

Sono arrivati alla seconda ondata, ancora più impreparati che alla prima. E ora, non fanno che contare i posti a tavola per il cenone della vigilia. Avevano assicurato che «nessuno resterà indietro», ma con la crisi quasi un milione di persone ha perso il lavoro e sono calati gli stipendi.

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Ma, sul da farsi per il futuro, non tutti la pensano allo stesso modo. Non sulle misure restrittive anti covid-19, nel periodo natalizio e soprattutto sulla chiusura dei confini dei piccoli comuni (qualcuno dice che, in fondo, si tratta di un solo Natale, poi…, giusto, ma lo dica a quegli anziani che hanno qualche acciacco e saranno costretti a un Natale senza figli e nipoti, ndr); non sul Recovery Fund, e sulla task force per la governance.

Lui, il premier, pensa di poter risolvere il tutto alleggerendo le prime e, soprattutto, consentendo gli spostamenti a Natale, Santo Stefano e Capodanno, tra i piccoli comuni, per permettere a genitori e figli d’incontrarsi e trascorrere qualche ora assieme, ma anche di questo non tutti sono convinti.

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Tant’è che, mentre le altre regioni chiedono di essere coinvolte nella gestione del Recovery, cercando d’impedire l’allegerimento, De Luca, nel solito show televisivo, senza contraddittorio, “preconizza”, se si apre, addirittura un’ecatombe per gennaio, il che dà la misura del caos e del terrore che regna nel Paese.

Conte e Gualtieri
Il premier Conte e il ministro Gualtieri

In realtà i problemi veri sono gli altri due ovvero il Recovery Fund (la cui bozza secondo Cottarelli, «è un piano vago e nessuna rivoluzione») e la governance ovvero la cabina di regia composta da Conte, dal ministro dell’economia, Gualtieri, e quello dello Sviluppo economico, Patuanelli, in coordinamento con il Comitato Interministeriale Affari Europei guidato dal ministro, Amendola, e quello per l’estero, Di Maio. Più 6 commissari, uno per ogni missione prevista dal piano. E tanto per non farsi mancare niente una task force di ben 300 persone d’alta professionalità e competenza. Chi lo garantisce? C’è da chiederlo. Conte, come avvocato del popolo o come presidente del Consiglio?

Un altro carrozzone, insomma, che sommato ai quasi 500 precedenti distribuiti tra comitati tecnici scientifici per la terza guerra mondiale contro il Covid-19 e consulenti vari ed eventuali rappresentano un vero e proprio esercito di ben 800 persone. Se ci mettiamo anche le unità di crisi anticovid presenti in tutte le regioni italiane, mediamente almeno una quindicina a regione e quindi altri 315, superano le mille unità. «E io pago» direbbe Totò.

E badate bene, che ho parlato soltanto dei “combattenti” contro la pandemia e di potenziali esperti per la ricostruzione post-pandemica. Anche se, a parere personale: i primi hanno blaterato tanto, ma dato poco e i secondi da ricostruire avranno poco, mentre c’è tantissimo da costruire, in fatto di sanità, scuola, infrastrutture, servzi, ecc. e da recuperare, soprattutto, in termini di comunità, rapporti umani e “(di)stanziamenti interpersonali”. Ma alla sanità il Recovery destina solo 9 mld e a cultura e turismo appena 3,1.

Matteo Renzi Italia Viva
Matteo Renzi

E poiché la nuova sovrastruttura, sia sotto il profilo degli organici che delle competenze dovrebbe essere definita e approvata con un emendamento alla legge di bilancio, Renzi, ne ha approfittato per far di nuovo traballare il tavolo, minacciando, per l’ennesima volta, di votare contro la manovra e, quindi, l’apertura della crisi di governo. Giuro, lo avesse detto qualche altro leader avrei potuto (ma neanche tanto) anche crederci, ma, l’ex premier, come i grillini, è uno di quelli che minaccia certo, ma mantiene poco. Difficile, credergli. Tanto più che una crisi, secondo Mattarella, potrebbe essere l’anticamenta delle urne e Iv con i suoi numeri sa che non può permetterselo.

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