Cashback, la Cgia di Mestre: «Misura a vantaggio dei ricchi ma pagata da tutti»

Nelle intenzioni del Governo il cashback natalizio è nato per stimolare la spesa e combattere l’evasione. Un progetto ambizioso e anche condivisibile ma l’attuazione come al solito lascia perplessi. Ne è convinta anche la Cgia di Mestre che sottolinea come «le criticità di questa iniziativa sono molte e non tutte legate alle difficoltà di registrazione avvenute in questi giorni».

Afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo: «Nei prossimi 2 anni le risorse necessarie per finanziare il cashback ammonteranno a 4,7 miliardi di euro. Una spesa smisurata che tutti gli italiani saranno chiamati a pagare per incentivare l’utilizzo della moneta elettronica, concorrendo così alla riduzione dei pagamenti in nero effettuati con il contante. Nella pratica, però, sarà un provvedimento che favorirà soprattutto coloro che possiedono una elevata capacità di spesa. Persone che, secondo le statistiche, vivono nelle grandi aree urbane del Nord, dispongono di una condizione professionale e un livello di istruzione medio-alto. Insomma, una misura a vantaggio dei ricchi, ma pagata con i soldi di tutti. Un modo veramente molto singolare di combattere l’evasione fiscale».

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«E’ vero, sottolineano dalla CGIA, che dal 2021 la restituzione dei soldi sul conto corrente avverrà fino alla soglia del 10 per cento della spesa sostenuta con almeno 50 operazioni effettuate entro un tetto di 1.500 euro ogni sei mesi (quindi 300 euro al massimo di ristoro per ogni anno). Ma sempre dal prossimo 1 gennaio e senza alcun importo minimo di spesa, i primi 100 mila partecipanti che in ogni semestre totalizzeranno il maggior numero di transazioni valide, riceveranno addirittura un super cashback di 1.500 euro» si legge in una nota.

Sottolinea il segretario della CGIA, Renato Mason: «Rispetto al 2019, quest’anno il nostro erario registrerà, a causa degli effetti negativi provocati dal coronavirus alla nostra economia, una contrazione del gettito tributario pari a 48 miliardi di euro, di cui oltre 7 a seguito della riduzione degli incassi dovuti alle attività di contrasto all’evasione fiscale».

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«Ebbene – continua Mason – a fronte delle difficoltà in cui versano le nostre casse pubbliche e il crollo delle entrate, ha senso aumentare l’indebitamento di quasi 5 miliardi in 2 anni per agevolare chi normalmente spende di più? Queste risorse, forse, non potevano essere impiegate per aiutare in misura più diretta e incisiva i commercianti e in generale tutti i lavoratori autonomi che utilizzano come sistema di pagamento il Pos?»

Tesi che l’Ufficio studi della CGIA ha confutato dopo aver analizzato i dati messi a disposizione dall’Istat per l’anno 2019. «Se a Nordovest la spesa media è stata di 2.810 euro al mese, nel Sud ha toccato i 2.067 euro (un gap di 743 euro pari ad una variazione del 26 per cento)». A livello regionale la differenza appare ancora più evidente. Secondo la Cgia la spesa «nella provincia autonoma di Bolzano è stata di 3.517 euro, in Puglia di soli 1.996 euro».

£mergono grosse differenza anche se si analizzano le predisposizione agli acquisti per titolo di studio: un capofamiglia laureato, l’anno scorso ha speso mediamente per gli acquisti mensili 3.587 euro, un diplomato 2.835, una persona con la licenza media 2.349 e con la sola licenza elementare 1.678 euro. «E’ altrettanto evidente il divario di spesa per i consumi presente in Italia anche in base alla condizione professionale della persona di riferimento. Se, infatti, il capofamiglia è un imprenditore o un libero professionista, la spesa media è pari a 3.918 euro, scende a 2.354 euro se è un pensionato e addirittura a 2.321 euro se è un operaio».

«Insomma – concludono dalla CGIA -, i capi famiglia più istruiti, con professioni di alto livello che risiedono nelle grandi aree metropolitane, principalmente del Nord, delineano l’identikit dei nuclei famigliari che saranno maggiormente premiati dal cashback. Altresì abbiamo anche l’impressione che già oggi queste persone paghino frequentemente con carte di credito o bancomat. Pertanto, spenderemo un botto, ricompenseremo soprattutto i più abbienti riducendo in minima parte i pagamenti in nero».

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