Campania, il governatore De Luca: «Con mille casi di Covid-19 al giorno si chiude tutto»

Continuano a crescere i numeri del contagio in Campania. Una situazione che preoccupa il governatore De Luca che ha lanciato più volte l’allarme. L’ultima volta nella diretta facebook di oggi pomeriggio, ormai diventato un must del week-end. Da fare concorrenza ai migliori talk show televisivi. Se i numeri cresceranno ancora il governatore è pronto a chiudere tutto. In realtà, confessa, che se fosse stato per lui avrebbe già provveduto a indire il lockdown nella regione. Ma evidentemente le pressioni esterne lo hanno portato a più miti consigli.

«L’obiettivo – spiega De Luca – a cui dobbiamo puntare in Italia dovrebbe essere  un equilibrio tra i nuovi contagi e le persone dichiarate guarite. Se c’è l’equilibrio la situazione diventa gestibile, ma se questo equilibrio salta, cioè se dovessimo avere mille contagi e 200 guariti, è lockdown. Se hai un incremento in termini assoluti di 800 positivi al giorno è evidente che arriviamo alla chiusura di tutto. Non vogliamo drammatizzare ma vogliamo semplicemente fare un calcolo numerico».

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Poi, commentando le misure prese per contenere il contagio da Covid-19, ha scandito: «Non è repressione, non è fascismo, non è sadismo, è il minimo indispensabile se vogliamo non essere costretti a chiudere tutto». «Se si arriva a mille positivi al giorno – ha aggiunto De Luca – si chiude tutto. Altro che la mezz’ora in più o in meno al ristorante. Stiamo parlando di sciocchezze, cioè la possibilità di andare al ristorante fino alle 11 di sera. In queste condizioni è veramente il minimo che potessimo fare».

De Luca ha poi ricordato di aver incontrato le associazioni del commercio «che ci hanno chiesto diverse cose. Di queste, una sola credo sia ragionevole e accettabile, cioè rendere possibile l’inizio delle attività alle 5 e non alle 6. Questa cosa la accoglieremo, il resto no».

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Sull’orario di chiusura dei bar alle 23 e della possibilità per i ristoranti di accogliere clienti solo fino alle 23, De Luca ha sottolineato che «in Europa, ma anche nella gran parte dell’Italia, quando si va in un ristorante non alle 23, ma in qualche caso alle 21.30, ti dicono che la cucina è chiusa. Alle 22 non si cena da nessuna parte. Quindi ci sono delle cattive abitudini che vanno modificate».

De Luca trova il tempo, però, di attaccare anche la Juventus, rea secondo il governatore di non aver avuto spirito sportivo. Attacca la famiglia Agnelli e difende l’Asl e la SSC Napoli, con il patron De Laurentiis che in campagna elettorale non ha fatto mancare l’appoggio all’allora candidato presidente. «Le Asl Napoli 1 e Napoli 2 hanno fatto esattamente quello che prevede la legge», a fronte del protocollo Figc che «è un atto privato e che non conta niente dal punto di vista della legge e della sanità» spiega.

Le aziende sanitarie, per De Luca, «hanno fatto quello che prevede la legge e che prevede il Ministero della Salute, cioè mettere in isolamento domiciliare i contatti stretti per fare i tamponi e per assicurarsi, dopo i tempi di incubazione, che quelli controllati siano negativi. E’ intervenuta una complicazione, cioè che la Figc fa un protocollo in deroga rispetto alle disposizioni del Ministero e della Regione relative ai positivi, e qui si apre un piccolo polverone».

Ma, ha sottolineato De Luca, «il protocollo è un atto privato e legalmente e sanitario conta niente. I giocatori in fatto di sanità sono sottoposti alle stesse regole di tutti i cittadini italiani, e dunque il Napoli non parte perché messo in quarantena dalle Asl».

«La Juventus – dice sprezzante -, per bocca del suo presidente, ha fatto una dichiarazione penosa, imbarazzante, dicendo che siccome c’è un protocollo sarebbero andati allo stadio per fare una dura competizione con i raccattapalle».

«Il presidente della Juve è un uomo appassionato, oltre che di palle e palloni, credo anche di filosofia. Mi permetto di ricordargli quello che diceva Schopenhauer: la gloria bisogna conquistarla, l’onore basta non perderlo. Se io mi fossi comportato così, sentirei di aver perduto il mio onore sportivo. Come ci si può ridurre alla meschinità di pretendere di vincere un incontro con gli antagonisti messi in quarantena non per volontà propria, ma da una Asl?» conclude.

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