L’Anm conferma l’espulsione di Palamara. L’ex pm: «Mai barattato la mia funzione»

Diventa definitiva l’espulsione per gravi violazioni del codice etico di Luca Palamara dall’Associazione nazionale magistrati, di cui è stato presidente negli anni dello scontro più duro con il governo Berlusconi. L’assemblea generale degli iscritti al sindacato delle toghe, riunita a ranghi ridottissimi (un centinaio i presenti a fronte di 7mila soci) ha confermato il provvedimento del 20 giugno scorso del Comitato direttivo centrale dell’Anm, bocciando il ricorso del pm romano sospeso dalle funzioni e dallo stipendio e imputato a Perugia per corruzione.

Il ‘parlamentino’ dell’Anm aveva deciso l’espulsione accogliendo la proposta del collegio dei probiviri, formulata per le “gravi violazioni al codice etico”. Su 130 partecipanti all’assemblea accreditati a votare, hanno votato in 113: 111 si sono espressi a favore dell’espulsione, un voto contrario e una scheda bianca.

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«Da magistrato e da cittadino che crede profondamente nel valore della giustizia equa ed imparziale ribadisco che le decisioni devono essere rispettate. Con altrettanta forza ribadisco di non aver mai barattato la mia funzione. Auguro buon lavoro all’Anm nell’auspicio che torni ad essere la casa di tutti i magistrati» è il commento di Palamara alla decisione.

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