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Indovina chi ha preso il bonus Covid per le Partite Iva?

Si sa, l’estate con il mare e l’abbronzatura stimola nuovi giochi sotto l’ombrellone. Ricordo qualche anno fa il sudoku che impazzò su tutte le spiagge. Per questa estate 2020, post Covid, è di scena una riedizione di un classico: Indovina chi?

Il gioco da tavolo in cui attraverso domande del tipo «ha i baffi?», «porta gli occhiali?» si cercava di indovinare il personaggio misterioso posseduto dal proprio avversario. Ecco, questo sembra essere il gioco dell’estate 2020, ma con una variante e cioè quella di indovinare a quale partito appartiene il parlamentare che ha preso il bonus Covid per le Partite Iva.

Sarà della Lega? Oppure del M5S; oppure ancora di Italia Viva? E chissà se avrà i baffi o la barba? A questo gioco ormai da tre giorni sta giocando tutta Italia e soprattutto i singoli partiti, che in una gara a discolparsi o ad annunciare tremende punizioni cercano di allontanare da sè il sospetto di avere il deputato ‘furbetto’.

E nonostante l’impegno sia massimo, così come le dichiarazioni e le solenni promesse di severe misure, come l’espulsione dal partito visto che la cacciata dal Parlamento è impossibile considerando come è congegnata la legge che pone al massimo un problema morale ma non legale, i nomi finora non escono.

Lo ‘scandalo’ bonus Covid per sviare l’attenzione dai problemi del governo e della maggioranza?

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Al punto che qualcuno inizia a dubitare sulla veridicità della notizia e insinuando che si tratti di un’abile mossa per sviare l’attenzione degli italiani e concentrarli nell’ennesima speculazione politica contro la casta. E tutto questo alla vigilia di un importante voto sia regionale e sia costituzionale che dovrà portare a una poderosa, quanto sconclusionata, sforbiciata del numero dei parlamentari.

Repubblica lancia la notizia dei ‘furbetti’ del bonus Covid

Ma andiamo con ordine e facciamo un passo indietro. Il caso scoppia domenica quando esce fuori la notizia, pubblicata da La Repubblica, da fonte Inps che cinque parlamentari, in realtà poi si accerterà che soltanto tre l’hanno effettivamente percepito, hanno beneficiato del bonus Covid per le partite Iva previsto dal decreto Cura Italia e Rilancio. In tutto 600 e mille euro. E iniziano a circolare anche le prime voci sui partiti di appartenenza: Lega (3), Italia Viva (1) e M5S (1).

Apriti cielo. Le agenzie sono inondate da un fiume di indignazione. Dai big ai peones, tutti puntano il dito sui furbetti che avrebbero intascato il bonus senza alcun ritegno per intere categorie di professionisti in difficoltà. Ma mentre passano le ore dei nomi nessuna traccia, e questo nonostante gli appelli siano sempre più pressanti a far cader il muro delle privacy che impedirebbe all’Inps di diffondere i nomi. Ma niente, oltre le soffiate iniziali non trapela nulla, c’è soltanto il chiacchiericcio che serve ad alimentare la polemica politica.

Fratelli d’Italia: M5S da tempo conosce i nomi dei deputati che hanno preso il bonus Covid?

Francesco Lollobrigida Fratelli d'Italia Coronavirus
Francesco Lollobrigida di Fratelli d’Italia

Allo stesso tempo però iniziano serpeggiare anche le prime domande e soprattutto i primi dubbi. Quelli, ad esempio, del capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobrigida, il quale si chiede «come mai dalle prime ore della giornata di ieri – e alcuni dicono anche da più tempo – autorevoli esponenti del M5S già conoscessero le appartenenze politiche dei responsabili di questi vergognosi comportamenti». Insomma, «sarebbe oltremodo grave che i dati personali siano forniti da importanti burocrati a chi li ha nominati per essere usati contro gli avversari».

E chi sarebbero gli avversari? Primi fra tutti la Lega che il M5S mette sul banco degli imputati visto che «la lista si allunga» e che «il partito di Salvini è sempre più coinvolto nello scandalo dei deputati e consiglieri regionali che hanno chiesto i 600 euro del bonus per le partite Ive». Proprio così, perché mentre i nomi dei deputati non escono, e si chiarisce che non sono più cinque ma tre ad essere coinvolti, lo scandalo viene sostenuto e monta conteggiando i vari esponenti nelle amministrazioni locali che avrebbero percepito iLuigl bonus.

Una contabilità che cresce con il passare delle ore e che in un furore cieco porta però a fare confusione. Perché un conto è accusare i parlamentari di indegnità per aver preso il bonus visti gli alti emolumenti di cui godono, altro è mettere alla gogna amministratori locali come i consiglieri comunali che percepiscono spesso compensi del tutto ordinari. Ma nell’epoca dei leoni da tastiera tutto fa brodo.

Di Maio - Coronavirus
Il ministro Luigi Di Maio

Ecco che la Lega è sempre più nell’angolo mentre il M5S attacca rispolverando i vecchi cavalli di battaglia, gli slogan che l’aveva portato in Parlamento e al governo per aprire le Istituzioni come una scatoletta di tonno. Al punto che Luigi Di Maio in una diretta su facebook chiama in causa il referendum spiegando che a questo punto l’appuntamento referendario «sarà un altro segnale di sobrietà alle istituzioni, per dare un senso alle istituzioni rispetto ad azioni del genere». E su twitter rincara la dose: «Politici furbetti con stipendi da capogiro che richiedono il bonus di 600 euro per le partite Iva in difficoltà. No comment. Tra loro 5 deputati della Repubblica. E ci si domanda ancora se il taglio dei parlamentari sia una cosa giusta…».

Garante Privacy apre istruttoria su Inps

Ma intanto i nomi continuano a non uscire e i partiti a giocare ad “Indovina a chi ha preso il bonus”. E a martedì notte, cioè tre giorni dopo, si continua a fare congetture, a ragionare sugli spifferi di corridoio. E questo nonostante ieri il Garante della Privacy sia stato molto netto: «Sulla base della normativa vigente, la privacy non è d’ostacolo alla pubblicità dei dati relativi ai beneficiari del contributo laddove, come in questo caso, da ciò non possa evincersi, in particolare, una condizione di disagio economico-sociale dell’interessato».

FdI chiede audizione Tridico su bonus Covid

Insomma, non c’è privacy che tenga, anzi il Garante mette sotto accusa l’Inps annunciando che «sarà aperta una istruttoria in ordine alla metodologia seguita dall’Inps rispetto al trattamento dei dati dei beneficiari e alle notizie al riguardo diffuse». E dal Parlamento Francesco Lollobrigida, stavolta insieme al capogruppo di FdI in Commissione Lavoro, Walter Rizzetto, chiedono a gran voce «l’audizione del presidente Inps in Commissione Lavoro per chiarire ogni aspetto di questa assurda vicenda che resta ancora opaca per molti aspetti e getta ingiustamente discredito anche su tutti i parlamentari corretti che mai avrebbero fatto richiesta di un ammortizzatore sociale destinato ai cittadini italiani in difficoltà».

Forse oggi i nomi usciranno, ma una doverosa riflessione su questa vicenda va fatta. A partire dalla campagna di diffamazione in corso contro le Istituzioni parlamentari, l’ennesima, e che si basa sul dato che 3 parlamentari su 949 avrebbero indegnamente usufruito del bonus Covid. Cioè dello 0,003 per cento di deputati e senatori che si sarebbe macchiato di questo reato morale.

L’impressione è che, al di là della giusta e doverosa condanna, questa vicenda sia scappata di mano e sia stata utilizzata da chi ha tutto l’interesse a spostare l’attenzione in questo momento su altro. Basta fare caso al fatto che da tre giorni non si parla più di dl Semplificazione, sotterrato in Senato da quasi 3mila emendamenti di cui oltre la metà della maggioranza, del Recovery Fund e soprattutto del dl Agosto che come al solito è stato annunciato e non pubblicato.

Da tre giorni non si parla più della crisi del M5S che uscito con le ossa rotta dal rinnovo delle presidenze della Commissioni parlamentari, aveva sfiduciato il proprio ministro dello Sport bocciandogli la sua riforma dello Sport. Ma stranamente si utilizza la vicenda del bonus per gonfiare le vele a un referendum che è completamente uscito dall’attenzione dei media e degli italiani, e il cui risultato, guarda caso, serve soltanto a dare una boccata d’ossigeno ai sondaggi del M5S.

Matteo Renzi

Così come da tre giorni non si parla dei guai di questa maggioranza di governo, che ieri ha avuto l’ennesimo avviso da Matteo Renzi che in un’intervista al Corriere della Sera ha detto che «se si apre una crisi, anche gestita, noi ci siamo e diamo una mano perché è chiaro a tutti che questa legislatura deve arrivare al 2023 e eleggere il successore di Mattarella». Chiarendo che «Italia viva non ha chiesto nulla: difesa, istruzione, infrastrutture sono ipotesi che ho letto sui giornali», ma ammettendo infine che «la palla è nelle mani di Conte. Alla ripresa dei lavori ci farà sapere come intende procedere».

Di tutto questo da tre giorni non si parla. Si gioca ad “Indovina chi ha preso il bonus Covid?” cercando di coinvolgere gli italiani che, tra la voglia di tornare a vivere e la paura di una crisi economica che sembra attenderli in autunno, sembrano essere interessati ad altro.

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