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Dopo un mese di attesa ecco il CdM per varare il decreto Rilancio. Ma nel M5S è sempre più scontro

Il giorno, atteso lungo un mese, sembra essere arrivato. Oggi dovrebbe tenersi il Consiglio dei ministri per licenziare il decreto Rilancio. «L’accordo politico sulle misure contenute nel decreto è stato raggiunto» hanno fatto trapelare le fonti di Palazzo Chigi, chiarendo che «è ancora in corso il pre-Consiglio che ultimerà nelle prossime ore l’esame delle varie norme. L’elevato numero di norme e la complessità delle misure sta dilatando i tempi del pre-Consiglio». E alla fine l’annuncio: «Il Cdm è rinviato a domani (oggi ndr)».

In effetti il condizionale è d’obbligo visto che è almeno da due giorni che da Palazzo Chigi fanno trapelare che tutto è in ordine e che i nodi politici sono stati definitivamente archiviati, e poi puntalmente si ritorna alla casella di partenza.

A rallentare i lavori di definizione del decreto Rilancio soprattutto la questione della regolarizzazione dei migranti, che peraltro proprio questa mattina sarà oggetto di un question time in Aula al Senato da parte di Fratelli d’Italia con il ministro renziano Bellanova. Una seduta che promette di essere alquanto accesa e che senza dubbio vedrà il M5S spettatore interessato, visto che proprio dai Cinquestelle, o almeno da una parte di esso, sono giunte le resistenze maggiori.

Il Movimento è ormai completamente balcanizzato tra le varie fazioni. L’uscita di scena, si fa per dire, di Luigi Di Maio sta producendo continue fibrillazioni e l’aver spostato l’elezione del nuovo capo politico non ha rasserenato gli animi ma piuttosto prodotto maggiori turbolenze, che chiaramente poi si scaricano sul governo. E infatti è quello che sta accadendo visto che sul tema dei migranti si sta giocando un braccio di ferro tra l’area che fa capo a Di Maio, sempre più convinto di riprendersi la guida del M5S, e che non ha mai digerito l’accordo di governo con il Pd, e quella movimentista raccolta attorno a Di Battista.

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In mezzo Fico e i suoi, convinti di aver raggiunto domenica sera l’intesa interna e poi con il Pd per la regolarizzazione dei 600mila migranti per i lavori agricoli. Ma il giorno seguente ecco il cambio di direzione di Di Maio con l’uscita del sottosegretario Sibilia che ha fatto saltare per aria l’accordo.

Di Maio ha chiarito che i grillini non sono d’accordo che il decreto Rilancio preveda una sanatoria indiscriminata

E ieri a tarda sera a Fuori dal Coro proprio il ministro degli Esteri ha chiarito la questione: «Siamo contro qualsiasi sanatoria indiscriminata, se imprenditori agricoli ci chiedono una mano per i lavoratori stranieri da assumere gliela diamo, ma non deve essere un’occasione per sanatorie indiscriminate. Dobbiamo mettere al centro i nostri imprenditori e quello che ci stanno chiedendo». E poco dopo la mezzanotte Vito Crimi annuncia: «Sul tema dei lavoratori stagionali, colf e badanti è stato raggiunto un accordo che ritengo soddisfacente, frutto di un testo modificato e migliorato rispetto a quello di domenica scorsa, che accoglie nostre esplicite richieste e mette al centro il lavoro regolare».

In realtà, qualcuno ipotizza che le frizioni siano anche il frutto della gestione della liberazione di Silvia Romano, che ha prodotto non pochi malumori dalle parte del ministero degli Esteri. La Farnesina, hanno raccontato i giornali poi puntualmente smentiti, sarebbe stata tenuta all’oscuro fino alla liberazione della cooperante. E nuovamente all’ultimo momento, a Ciampino, il ministero degli Esteri avrebbe appreso, non con entusiasmo, della presenza anche del presidente del Consiglio ad attendere l’arrivo dell’areo che portava in Patria Silvia. Come detto tutti retroscena puntualmente smentiti ma che comunque alimentano i dubbi. A parte questo rimane il fatto che l’intesa raggiunta così faticosamente sia stata poi smentita nel corso di una notte.

Beghe, dispetti e calcoli politici che hanno tenuto in ostaggio per giorni un decreto Rilancio che vale più di una finanziaria e che imprese, famiglie e lavoratori attendono con grande ansia. E non sono pochi coloro che in queste ore hanno guardato al Colle più alto di Roma, il Quirinale, nella speranza di un intervento finora mai giunto.

In altri tempi e con altri inquilini, come Cossiga o Napolitano, la voce del presidente della Repubblica si sarebbe fatta sentire con tutta la sua autorevolezza. Dinanzi a uno stallo simile il richiamo al senso di responsabilità e a mettere da parte gli interessi di partito sarebbe risuonato forte. Invece per il momento dal Quirinale hanno preferito tenere un profilo molto più basso, casomai attraverso iniziative riservate di moral suasion che però in un contesto come questo nel quale il partito di maggioranza relativa del governo, cioè il M5S, è completamente allo sbando risulta quanto meno velleitaria.

Comunque, alla luce delle ultime dichiarazioni la strada sembrerebbe spianata per dare l’ok ad un provvedimento che tra i capitoli principali prevede: 10 miliardi alle micro e piccole imprese (fino a 5 milioni di fatturato); la cancellazione del saldo e acconto Irap di giugno per tutte le imprese da 0 a 250 milioni di fatturato; 12 miliardi di liquidità agli enti locali per il pagamento tempestivo dei propri debiti nei confronti dei fornitori; azzeramento dell’Iva per i dispositivi di protezione individuali; allungamento della Cassa Integrazione (per circa 10 miliardi) e stanziamento di 4 miliardi e mezzo per le indennità di autonomi, Co.Co.Co, stagionali, artigiani e commercianti; 500 milioni per il sostegno a Colf e badanti; cancellazione clausole di salvaguardia Iva per gli anni futuri.

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