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Coronavirus. Ufficio Studi FdI: dato mortalità più alto del 70 per cento rispetto a Protezione civile

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Il dato della mortalità da Coronavirus è più alto del 70 per cento rispetto a quello ufficiale della Protezione Civile. E’ questo uno dei parametri più significativi che risaltano da uno studio condotto dall’Ufficio Studi di Fratelli d’Italia sulla reale mortalità in Italia nel mese di marzo 2020, diviso per provincia e per Regione e fatto sulla base dei dati Istat.

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Lo studio, basato sui dati Istat disponibili, è stato presentato oggi nel corso di una conferenza stampa con il senatore di FdI, Giovanbattista Fazzolari, responsabile programma FdI, il dottor Francesco Filini, coordinatore ufficio studi FdI e il dottor Alessandro Moricca – manager e esperto in elaborazione dati. Uno studio frutto della necessità di avere dati statistici sulla reale mortalità in Italia nel mese di marzo 2020, al fine di poter valutare l’attendibilità di quelli comunicati dalla Protezione Civile sul Coronavirus. Studio che FdI ha più volte chiesto al governo ma che non è mai giunto.

Analizzando i dati si evince che nel mese di marzo l’incremento del numero di morti è di 17mila unità, pari ad un incremento di mortalità di circa il 32 per cento su base nazionale rispetto agli anni precedenti e del 70% più alto rispetto al dato dichiarato dalla Protezione Civile di 10.000 morti. Un’epidemia che ha iniziato a mietere vittime, presumibilmente da marzo 2020.

Sul piano della diffusione regionale del virus, questa si caratterizza per essere non omogenea ma concentrata in determinate aree. L’incremento più significativo della mortalità è nella regione Lombardia (+129 per cento), seguita dall’Emilia-Romagna con +55 per cento; Liguria e Marche con +30 per cento; Piemonte +26 per cento. Veneto 18 per cento. Così il 78 per cento circa dell’aumento di mortalità a livello nazionale nel mese di marzo 2020 si è concentrato nelle 20 province più colpite dal coronavirus, 10 delle quali si trovano in Lombardia e 4 in Emilia-Romagna e 3 in Piemonte.

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Sul piano provinciale, invece, è impressionante il dato della provincia di Bergamo con un incremento della mortalità del 432 per cento, seguita da Cremona (+ 294 per cento) Lodi (+ 289 per cento) Piacenza (+221 per cento) Brescia (+ 189 per cento) Parma (+178 per cento). A fronte di questi dati risulta, invece, l’epidemia molto più contenuta altrove e trascurabile nel Sud Italia.

Altro dato interessante la letalità per fasce di età, da cui si evince che il Coronavirus è altamente letale per gli over 70, pericoloso per gli over 60, ma quasi inoffensivo per chi ha meno di 60 anni e non ha patologie pregresse.

Una serie di dati che portano ad alcune considerazioni: in primo luogo prevedere forme di tutela dei più anziani e misure precauzionali per gli over 60. A sua volta la diffusione non uniforme sul territorio nazionale porterebbe a considerare non sensato chiudere le attività produttive e bloccare l’intera Nazione, ma piuttosto differenziare le ‘zone rosse’ nelle quali l’epidemia è molto diffusa, da quelle dove il virus è poco presente, con diversi livelli di restrizioni. Una soluzione maggiormente sostenibile dal punto di vista economico e di sostegno pubblico che non la chiusura generalizzata.

Fuori dalle zone rosse, invece, riapertura di tutte le attività produttive e commerciali, senza distinzione, attraverso un protocollo di sicurezza stabilito dallo Stato. Infine, prevedere anche la riapertura delle scuole prima possibile visto che dai dati appare ingiustificato il perdurare della sospensione didattica.

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