Ex Ilva, ArcelorMittal respinge le accuse: «Richiesta di risarcimento senza fondamento»

La multinazionale: «Invitalia e Governo ci hanno ostacolati»

ArcelorMittal «respinge categoricamente tutte le accuse contenute nella denuncia» avanzata dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Lo scrive in una nota la multinazionale, che ha gestito l’ex Ilva dal 2018 al 2024, riferendosi all’atto di citazione depositato nei giorni scorsi al Tribunale di Milano dai commissari, che hanno chiesto un risarcimento danni per 7 miliardi di euro.

Il colosso dell’acciaio «non ritiene che tale richiesta abbia alcun fondamento di fatto o di diritto e difenderà con vigore la propria posizione dinanzi a tutte le sedi competenti» e rispedisce al mittente le accuse di aver «indotto gli amministratori e il management locale di AdI a compiere atti di cattiva gestione nell’ambito di una strategia “unificata” volta a mandare in rovina gli stabilimenti, “distruggere” AdI e la sua attività e, in ultima analisi, “saccheggiare” i profitti dall’Italia, causando ad AdI danni per circa 7 miliardi di euro».

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La holding di Acciaierie d’Italia «dal 2021 è gestita sotto il controllo congiunto e paritario dell’Invitalia, un ente interamente controllato dal ministero dell’Economia e delle Finanze italiano e incaricato dal governo italiano di attuare un partenariato pubblico-privato volto al rilancio e all’acquisizione dell’attività di Ilva», sottolinea ArcelorMittal.

«Lungi dall’estrarre valore», prosegue la nota del gruppo, rivendicando una «solida esperienza nel risanamento di attività sottoperformanti», il colosso franco-indiano afferma di aver «adempiuto a tutti i propri obblighi, non ha influenzato o diretto in modo illecito la gestione locale e ha investito circa 2 miliardi di euro per risanare un’attività strutturalmente in difficoltà. Una parte significativa di tale investimento è stata destinata al completamento di un ampio piano ambientale, al fine di garantire la conformità con l’Aia», l’autorizzazione integrata ambientale «stabilita dal governo italiano».

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ArcelorMittal: «Invitalia e governo ci hanno ostacolato»

«Qualsiasi narrativa che cerchi di attribuire la responsabilità» nella gestione dell’ex Ilva «ad ArcelorMittal è priva di qualsiasi fondamento fattuale e giuridico e ignora gli obblighi assunti nell’ambito del partenariato pubblico-privato da Invitalia e dal governo italiano, i cui ripetuti atti hanno ostacolato l’adempimento di tali obblighi e hanno avuto un impatto diretto sulla capacità produttiva, sui flussi di cassa e sull’esecuzione degli investimenti pianificati dal gruppo AdI».

La multinazionale «ha presentato diverse richieste di risarcimento per i danni subiti dal proprio investimento», ricorda il gruppo, citando come esempio l’arbitrato internazionale, avviato a giugno 2025, «contro la Repubblica Italiana, che secondo ArcelorMittal avrebbe espropriato illegalmente il suo investimento e attuato misure discriminatorie, inique, sproporzionate e contrarie alle legittime aspettative di ArcelorMittal. Tali azioni hanno causato un grave danno ad ArcelorMittal, portando alla perdita dei suoi investimenti e influenzando negativamente i suoi interessi più ampi in Europa, con un risarcimento complessivo richiesto superiore a 1,8 miliardi di euro».

ArcelorMittal «ha dovuto operare in un contesto che, subito dopo il completamento dell’operazione, è stato profondamente influenzato dall’atteggiamento ostile e dagli atti e omissioni intenzionali da parte di Invitalia e Ilva, nonché dalle omissioni e dagli interventi legislativi illegittimi da parte del governo italiano», rivendica la multinazionale, citando la revoca, nel 2019, da parte del governo italiano delle «tutele legali necessarie ad ArcelorMittal per attuare il piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale derivante dallo status degli impianti».

Il recesso

Questo «ha comportato il mancato soddisfacimento delle condizioni sospensive dell’acquisto, ha portato infine al recesso di ArcelorMittal dal relativo contratto di locazione», scrive la società. Il recesso «è stato poi regolato in considerazione dell’accordo con Invitalia, che ha assunto il controllo congiunto di AdI (con l’obiettivo finale di ottenere il controllo totale)». Inoltre, «nonostante le numerose proposte pragmatiche e gli sforzi profusi da ArcelorMittal, Invitalia non ha onorato gli impegni assunti per il rilancio del gruppo AdI e il governo italiano ha emanato diverse disposizioni legislative ad hoc che, nel febbraio 2024, hanno consentito a Invitalia di porre AdI in amministrazione straordinaria, espropriando di fatto l’investimento di ArcelorMittal».

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