Ilaria Salis e l’offesa alle istituzioni: fino a che punto può spingersi chi rappresenta il popolo?

Le parole sulla strage dei 3 carabinieri sono uno schiaffo al Paese

Le parole di Ilaria Salis sulla strage dei tre carabinieri di Castel d’Azzano non sono solo un errore politico: sono uno schiaffo morale al Paese, alle istituzioni e al dolore delle famiglie che piangono tre servitori dello Stato barbaramente uccisi. Parlare di «comprensione» per chi ha trasformato un casolare in una trappola esplosiva, uccidendo uomini in divisa, significa travalicare ogni limite etico e civile.

Di fronte a un gesto così disumano, una rappresentante del popolo avrebbe dovuto esprimere una condanna netta, senza attenuanti, senza giri di parole, senza il solito rifugio ideologico del «disagio sociale». E invece no. Salis ha scelto di giustificare, di analizzare, di trovare «cause sistemiche». Ha parlato di «diritto alla casa negato», di «povertà che genera disperazione». Ma la povertà non giustifica la violenza. La disperazione non può mai diventare un alibi per chi uccide.

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Le reazioni indignate

Le reazioni, immediate e indignate, da parte del mondo politico e delle forze dell’ordine, sono più che legittime. L’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia e il sindacato Siap hanno definito le dichiarazioni di Salis «gravemente offensive» e «inopportune». Hanno ricordato che «chi sceglie di attentare alla vita di chi serve lo Stato non è una vittima del sistema, ma un aggressore della convivenza civile». Parole di verità, pronunciate con la dignità di chi ogni giorno rischia la vita per garantire sicurezza e legalità.

Il silenzio di Avs

Eppure, la domanda più inquietante riguarda non solo Salis, ma anche chi l’ha voluta nelle istituzioni europee. Perché la sua elezione con Alleanza Verdi e Sinistra non è stata un incidente: è stata una scelta politica, ponderata e orgogliosamente rivendicata. E ora, di fronte a dichiarazioni che offendono i morti e feriscono lo Stato, Avs tace. Nessuna presa di distanza, nessuna condanna, nessuna richiesta di scuse. Solo un imbarazzante silenzio, che sa di complicità morale.

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È lecito allora domandarsi: può una persona che mostra comprensione verso chi uccide i rappresentanti dello Stato continuare a rappresentare quel medesimo Stato nelle istituzioni europee? Può un’eurodeputata che non esprime un chiaro cordoglio per tre carabinieri caduti continuare a sedere in un’aula che dovrebbe essere tempio della democrazia e del rispetto della legge?

C’è un limite che in politica non si dovrebbe mai superare: quello del rispetto. Rispetto per la vita, per chi indossa una divisa, per le famiglie spezzate dal dolore, per la legalità che tiene unito il Paese. Ilaria Salis lo ha oltrepassato, e lo ha fatto con la disinvoltura di chi crede che la propria ideologia possa spiegare tutto, persino l’orrore. La verità è che non tutto può essere «compreso». Alcune cose vanno solo condannate, senza esitazioni. E chi non lo capisce non merita di parlare a nome degli italiani.

È tempo che Avs si assuma le proprie responsabilità. E che Ilaria Salis si renda conto che la rappresentanza del popolo non è un megafono per giustificare la violenza, ma un dovere di rispetto verso la Repubblica e verso chi, anche morendo, ne difende ogni giorno la dignità.

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