Fatture false e riciclaggio via Cina: maxi sequestro da 127 milioni | Video

Indagate 63 persone

Smantellata un’organizzazione dedita alle fatture false e al riciclaggio nel settore calzaturiero e della pelletteria, in un’operazione che vede indagate 63 persone. I militari dei comandi provinciali della Guardia di Finanza di Pisa e Napoli hanno eseguito, su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Gip del Tribunale di Napoli, volto alla confisca – diretta e per equivalente – di profitti illeciti per oltre 127 milioni di euro, proventi derivanti da un articolato e complesso sistema di frode fiscale.

Un’indagine su scala nazionale

Il provvedimento di sequestro è stato emesso dall’autorità giudiziaria partenopea nei confronti di 51 società presenti sul territorio nazionale e di 54 persone fisiche, sottoposte ad indagini preliminari, gravemente indiziate di numerose violazioni finanziarie generatrici di un illecito risparmio di imposta pari ad oltre 46 milioni di euro, nel periodo dal 2019 al 2021, nonché indiziate per aver consumato, fino al 2024, condotte di riciclaggio ed auto-riciclaggio, per oltre 81 milioni di euro.

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L’esecuzione dei sequestri ha riguardato complessi aziendali, beni mobili ed immobili, tutti beni riconducibili agli indagati o nella loro disponibilità. L’attività esecutiva, svolta anche mediante perquisizioni personali e locali, è stata svolta con l’impiego di oltre 200 finanzieri, principalmente appartenenti ai nuclei della Guardia di Finanza di Napoli e Pisa.

Il ruolo delle società cartiere

Le indagini, svolte dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Pisa, a partire dal 2020 ad oggi, hanno permesso di individuare un’associazione per delinquere finalizzata alla creazione di ‘società cartiere’, riconducibili principalmente a soggetti residenti in provincia di Napoli e Caserta, costituite al solo di scopo di emettere fatture per operazioni inesistenti nei confronti di ‘società clienti’, localizzate in Toscana, Campania, Marche e Veneto, imprese operanti nei settori della pelletteria e delle calzature, così da garantire alle stesse un’indebita detrazione dell’Iva, la contabilizzazione di un costo indeducibile ed ottenere conseguentemente una cospicua provvista di denaro in contanti, somme sottratte alle casse delle società.

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Bonifici e riciclaggio internazionale

I clienti finali utilizzatori delle fatture – complessivamente 34 società – una volta ricevuta la falsa fattura ed il relativo Ddt ottenuto mediante l’impiego di ditte di trasporto compiacenti, pagavano le fittizie forniture mediante bonifici bancari. Ricevuti i pagamenti dai clienti, ed effettuati quotidiani giri di bonifici tra i diversi conti correnti intestati alle numerose aziende del gruppo, i principali indagati facevano confluire le somme su conti correnti di istituti di credito situati in Cina, sempre a mezzo bonifici, per poi rientrarne in possesso sotto forma di denaro contante, avvalendosi di persone di nazionalità cinese, residenti a Napoli.

Quando gli istituti bancari hanno iniziato a porre attenzione alle operazioni, i sodali modificavano il meccanismo di riciclaggio, procedendo a bonificare le provviste di denaro prima su due società estere, una in Albania e l’altra in Croazia, per essere da lì inviati in Cina e dunque restituite ai clienti trattenendo una parte del dovuto quale profitto dell’intermediazione.

Tali bonifici esteri risultavano del tutto svincolati da reali operazioni commerciali ed erano emessi dal sodalizio al fine di svuotare continuamente i conti correnti aziendali, simulare importazioni di merci dalla Cina – del tutto inesistenti – e realizzare la cospicua provvista di denaro contante. Il sofisticato sistema vedeva il contributo di professionisti, intermediari e vari prestanome delle società cartiere al fine di rendere più complessa la ricostruzione dei passaggi delle merci – e dei relativi pagamenti – dalle ‘cartiere’ a monte fino agli acquirenti ultimi a valle.

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