Incuria e di abbandono delle autostrade, 46 imputati a processo

L’inchiesta nata dopo il crollo del ponte Morandi

Giovanni Castellucci, l’ex amministratore delegato di Autostrade, sarà di nuovo a processo a Genova. Un nuovo maxi dibattimento, con altri 45 imputati, per l’indagine sullo stato di incuria e di abbandono delle autostrade liguri. Solo uno, un ispettore, ha patteggiato una pena a cinque mesi e 10 giorni. L’inchiesta della guardia di finanza, coordinata dai pubblici ministeri Walter Cotugno e Stefano Puppo, era nata dopo il crollo del ponte Morandi (14 agosto 2018, 43 vittime).

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Gli investigatori avevano scoperto falsi report, barriere antirumore pericolose e il mancato rispetto delle norme europee per la sicurezza dei tunnel. In questo secondo fascicolo era poi confluito il crollo della galleria Bertè in A26 (30 dicembre 2019). A decidere il rinvio a giudizio è stato il giudice Alberto Lippini che ha fissato l’inizio del processo per l’8 gennaio. Il collegio, sulla carta, dovrebbe essere lo stesso che si era astenuto per l’inchiesta principale. Alcune ipotesi di falso sono state dichiarate prescritte. Tra le 46 persone a processo la maggior parte sono le stesse imputate per il crollo del Morandi.

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Le accuse

Le accuse, a vario titolo, sono falso, frode, attentato alla sicurezza dei trasporti, crollo colposo, omissione d’atti d’ufficio. Oltre a Castellucci andranno a processo gli ex numeri due e tre di Autostrade Paolo Berti e Michele Donferri Mitelli, Stefano Marigliani, ex direttore di tronco.

Dalle indagini era emerso che le ispezioni dei ponti e dei viadotti e anche delle gallerie non sarebbero state fatte secondo quanto previsto dalle convenzioni e per questo motivo, secondo l’accusa, venivano dati voti sottostimati e non corrispondenti allo stato reale delle infrastrutture. Le ispezioni nelle gallerie, inoltre, avvenivano a bordo di macchine che passavano a 60 chilometri all’ora senza guardare le volte mentre alcuni tunnel non sarebbero mai stati controllati dice l’accusa. Da quelle finte ispezioni, dicono gli investigatori, nascevano falsi report che poi venivano trasmessi al Mit.

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Per gli investigatori venne messa a rischio la sicurezza degli automobilisti per il rischio di distacco di materiale dalle volte delle gallerie consentendo «la prosecuzione della circolazione nelle gallerie… nonostante l’evidente pericolo determinato dall’omissione, durata decenni, di qualsiasi controllo». Era stato scoperto, inoltre, che le barriere fonoassorbenti montate su alcuni tratti autostradali erano difettose e si erano staccate causando problemi agli automobilisti. Uno degli indagati aveva anche detto al telefono che erano «attaccate con il Vinavil».

Aspi e Spea

Le due società Aspi e Spea (la controllata che si occupava delle ispezioni e manutenzioni) sono uscite dall’inchiesta dopo avere patteggiato per questo filone circa un milione. Nel processo principale, che vede coinvolti 58 imputati, è in corso il supplemento di perizia per approfondire le cause del crollo. Gli esperti dovrebbero concludere le operazioni entro dicembre. L’istruttoria è già finita a settembre e dopo le conclusioni dei periti rilasceranno spontanee dichiarazioni alcuni imputati. A quel punto dovrebbe iniziare la requisitoria dei pubblici ministeri.

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