La denuncia della figlia di un operaio in Procura: «In Rai si usava amianto»

L’uomo morto a 76 anni per un mesotelioma pleurico

«Quando chiedemmo a mio padre come fosse possibile che avesse dell’amianto nei polmoni, ci stupì dicendo che in Rai, oltre ad essere stato presente in parte della struttura, poi bonificata, per alcuni anni veniva utilizzato spesso dai costruttori, finché non fu smaltito completamente, ci raccontò, ad esempio, che si usavano i fogli di amianto nella costruzione di camini da scena, oppure per tagliare le vie di fuga».

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L’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) rende note, in un comunicato, le dichiarazioni rese da Lucia, figlia di Pasquale Russo, dipendente della sede Rai di Napoli per 30 anni (dal 1977 al 2007, data del pensionamento), deceduto il 31 agosto 2020 all’età di 76 anni per un mesotelioma pleurico.

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La donna, – si legge nella nota – dopo il decesso di Mariusz Marian Sodkiewicz e il caso di Franco Di Mare, ha deciso di denunciare alla Procura di Napoli un rischio che ritiene debba essere affrontato e risolto, rivelando la storia del suo papà, che aveva lavorato per programmi come “Avanspettacolo”, “Domenica In”, “Sotto le stelle”, “Furore”, “Blu Notte”, “Un posto al Sole” e tanti altri.

Durante il periodo in cui Pasquale prestava servizio come «capo operaio costruttori, in falegnameria e in parte negli studi televisivi per montaggio e smontaggio e relative alla realizzazione di costruzioni scenografiche per produzioni in studio ed esterno», si legge nella denuncia-querela presentata il 23 dicembre 2023 dalla vedova Assunta Atardo, il pericoloso minerale, viene spiegato, «fu utilizzato anche dopo l’entrata in vigore della L. 257/92».

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Le richieste al Procuratore

Tra le richieste al Procuratore della Repubblica di Napoli evidenziate nell’atto quella di «identificare i responsabili dell’esposizione ad amianto del congiunto, iscriverli nel registro degli indagati e di avviare un procedimento penale», e che di attivare «una verifica su base epidemiologica dell’impatto dell’uso dell’amianto nella RAI (in tutte le sue sedi) tra i dipendenti e collaboratori».

«Papà – sottolinea Lucia – nel corso delle sue mansioni non aveva ricevuto alcuna informazione preventiva sulla pericolosità dell’amianto, né su eventuali problemi di salute correlati». A maggio 2020, iniziava a mostrare i primi sintomi di spossatezza, fastidi allo stomaco e qualche colpo di tosse, a luglio gli fu diagnosticato un mesotelioma.

Dopo pochi mesi, consapevole del fatto che non gli restasse molto tempo da vivere, chiamò a sé i tre figli e la moglie e «ci ringraziò per tutto ciò che avevamo fatto e chiese di essere accompagnato con la terapia del dolore. Morì il 31 agosto 2020», conclude commossa Lucia. Solo il 18 febbraio 2022 l’Inail ha ufficialmente confermato l’origine professionale della malattia dell’uomo. «È quanto mai opportuno e doveroso che, oltre a risarcire le vittime senza ulteriori ritardi, la Rai valuti di sottoporre a sorveglianza sanitaria tutti i dipendenti che possono essere stati esposti all’Amianto e porti a termine le bonifiche», dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale dei familiari della vittima.

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