Dario Franceschini rivela: «Ho il Parkinson, mi è stato diagnosticato nel 2020»

L’ex ministro: «Non isolatevi, continuate a vivere»

Per anni ha continuato la propria attività politica senza rendere pubblica la diagnosi. Ora Dario Franceschini racconta per la prima volta di avere il Parkinson, una malattia con cui convive dal novembre del 2020 e che ha modificato profondamente il suo modo di guardare alla vita e alla politica.

In un’intervista al Corriere della Sera, il senatore del Pd ed ex ministro della Cultura, 67 anni, ripercorre il momento in cui ha scoperto la malattia. A insospettirsi per primo era stato un amico, che aveva notato alcuni movimenti delle sue mani. Poi Graziano Delrio, senatore e medico, gli aveva consigliato di sottoporsi a una visita: «Trascini i piedi».

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«La diagnosi è stata una botta tremenda», racconta Franceschini. Nel 2014 aveva avuto un infarto e successivamente «qualche altro acciacco ben risolto», esperienze che considera «incidenti di percorso che un po’ tutti mettiamo in preventivo». Con il Parkinson, spiega, è diverso: «È una malattia diversa, ti accompagna per sempre».

Il tentativo di nascondere la malattia

La prima reazione è stata quella di non far sapere cosa stesse accadendo. «Chi è colpito dal Parkinson tende a vergognarsi», afferma Franceschini, soffermandosi anche sui sintomi visibili che possono mettere in difficoltà chi ne soffre: «Parla male, biascica, oppure cammina barcollando, sembra un ubriaco. Altri sono scossi da un tremore irrefrenabile».

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Recentemente al Parkinson si è aggiunta «una forma di parkinsonismo atipico», che incide sull’equilibrio e sulla parola. Una conseguenza sulla quale Franceschini riesce anche a ironizzare: «Per un politico può anche essere un bene».

Il primo pensiero dopo la diagnosi è andato alla famiglia, alla moglie e alle figlie. «Ho immaginato il dolore, la sofferenza, i disagi che avrei procurato a tutti», racconta. Poi è arrivata la scelta di reagire: «È fondamentale non scoraggiarsi, svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare».

Accanto ai farmaci, indica come decisiva la capacità di dare contenuto alle proprie giornate: «Per cercare di combattere il Parkinson, oltre ai farmaci, è decisivo riuscire a riempire le proprie giornate e ripetersi: io non mollo, io continuo a vivere, a esserci».

È anche per questo che Franceschini ha deciso di rendere pubblica la diagnosi, pur riconoscendo quanto sia difficile farlo. «Parlare pubblicamente della mia malattia, è chiaro, mi costa, e molto», ammette. Una scelta maturata dopo una lunga riflessione: «Mettendo sulla bilancia i pro e i contro, mi sono convinto che sia giusto descrivere questa particolare stagione della mia vita». Il messaggio è rivolto direttamente a chi affronta la stessa condizione: «Non isolatevi, continuate a vivere».

Le cure e le differenze nella sanità

Franceschini sottolinea anche il ruolo di psicologi, fisioterapisti e logopedisti nel percorso dei pazienti e pone il problema dell’accesso alle cure. «È profondamente ingiusto che qualcuno possa permetterseli e altri no, magari solo perché vivono nella regione sbagliata, dove la sanità funziona male».

Per l’ex ministro, il confronto sull’assistenza sanitaria nazionale dovrebbe essere sottratto allo scontro politico: «Il dibattito sull’assistenza sanitaria nazionale non dovrebbe mai seguire binari ideologici, mai diventare un tema divisivo tra destra e sinistra».

La malattia, aggiunge, determina «un radicale cambio di prospettiva» e rafforza la convinzione che «tutti hanno diritto di essere curati allo stesso modo», senza differenze legate a «reddito, sesso o estrazione sociale».

Le persone con Parkinson e parkinsonismi sono «circa 400 mila» e la crescita prevista nei prossimi anni, sostiene Franceschini, rende ancora più urgente intervenire sulla ricerca, sulla diagnosi precoce e sul miglioramento delle terapie. «Servirebbero investimenti massicci», conclude, «aumentando i fondi pubblici e incentivando le donazioni».

Il Parkinson e il rapporto con la politica

La malattia ha inciso anche sul modo in cui Franceschini vive l’impegno pubblico. «Azzera le ambizioni personali, ti fa perdere quel senso di invincibilità che il politico si presume debba trasmettere», spiega, perché costringe a confrontarsi con «debolezze, timori, fragilità» che la politica tende invece a non mostrare.

L’attività, comunque, non si è fermata. Franceschini sottolinea che «il Parkinson colpisce il corpo, non le capacità cognitive» e racconta di avere adattato il lavoro alle proprie condizioni. «Cali il ritmo del lavoro, lo adegui. Però io ho continuato, e continuo, con telefonate, incontri, riunioni».

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