Decreto lavoro, nuova stretta del governo all’uso di manodopera in nero

Rischio sanzioni anche per i lavori di ristrutturazione di un’abitazione

Il bonus da 100 euro promesso per gennaio ai redditi bassi si concretizzerà in circa 80 euro. E sarà come una «tredicesima del cuneo fiscale». Dopo la bocciatura dei sindacati, che l’hanno bollato come uno spot, il governo difende la misura bandiera del nuovo pacchetto lavoro approvato in cdm alla vigilia del primo maggio. Con cui arriva anche un’ulteriore stretta all’uso di manodopera in nero nell’edilizia, con il rischio di sanzioni anche per i lavori di ristrutturazione di un’abitazione.

Con le nuove norme, contenute nella bozza del decreto lavoro entrata in Cdm, le sanzioni in caso di esito negativo della verifica della congruità della manodopera scatteranno per tutti gli appalti pubblici e per i lavori da oltre 70mila euro nel privato. Viene infatti eliminata la soglia di 150mila euro del valore dei lavori per gli appalti pubblici, mentre per quelli privati viene abbassata da 500mila euro a 70mila.

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Una mossa che inasprisce le norme dell’ultimo decreto Pnrr (quello che contiene anche la nuova patente a punti per i cantieri), che prevede per gli appalti edili pubblici e privati, prima del saldo finale dei lavori, la verifica della congruità della manodopera. In caso di violazione, negli appalti pubblici il responsabile del progetto, può essere segnalato all’Anac; in quelli privati, scatta per il committente una sanzione da 1.000 a 5.000 euro.

Il bonus da 100 euro

Al centro del dibattito resta intanto il bonus da 100 euro, pensato inizialmente per le tredicesime ma spostato a gennaio 2025 per mancanza di risorse. Cgil e Uil dal palco del Primo maggio l’hanno ribattezzato una «marchetta elettorale». Matteo Renzi ricorda il suo bonus 80 euro per rimarcare la differenza: questo «è una presa in giro». E il Pd fa notare che, «mentre la Meloni annuncia il secondo decreto Primo Maggio senza capo né coda, stiamo aspettando da due mesi in Commissione Lavoro i pareri sugli emendamenti al collegato lavoro del primo decreto Primo Maggio».

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Leo: «Una tredicesima del cuneo fiscale»

Il padre della misura, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, però non ci sta: non si tratta di una misura elettorale, spiega, ma si è fatto ora «perché c’è il decreto» legislativo Irpef (dove l’intervento è inserito, ndr.) che tratta «i redditi da lavoro dipendente, la sede naturale». E rilancia, spiegando il senso della misura. Il bonus, puntualizza, «è come se fosse una tredicesima del cuneo fiscale», che si sviluppa su 12 mesi: «questo è l’obiettivo, di dare una tredicesima del cuneo fiscale». Sul bonus, inoltre, chiarisce, «si applica il 23%» di tasse, quindi saranno «circa 77 euro», ma se il contribuente ha «qualche detrazione o deduzione più o meno stiamo attorno a 80 euro, parenti degli 80 euro del cuneo».

Lo riceveranno i lavoratori con reddito complessivo non superiore a 28.000 euro, coniuge non separato e almeno un figlio, entrambi a carico, oppure almeno un figlio a carico, ove l’altro genitore manchi o non abbia riconosciuto il figlio. Con il decreto lavoro, che introduce anche i bonus per sostenere l’occupazione di giovani, donne e in generale nel Mezzogiorno, arriva anche una novità che riguarda la piattaforma per il lavoro Siisl (Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa): non sarà più dedicata solo agli ex percettori del Reddito di cittadinanza e alle offerte degli enti pubblici, ma diventerà accessibile a tutti gli utenti e potrà contenere anche le offerte dei datori di lavoro privati.

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