Patto di Stabilità, l’Italia spinge per la sospensione: l’Ue frena

Roma sollecita margini contro gli effetti della crisi

La Commissione europea non considera ancora maturi i tempi per sospendere il Patto di Stabilità, ma il governo italiano continua a sollecitare una risposta europea più flessibile davanti agli effetti economici del conflitto in Medio Oriente. Sul tavolo pesano soprattutto il forte rialzo del prezzo dell’energia e i rischi di un peggioramento del quadro macroeconomico.

L’esecutivo porta avanti questo pressing mentre lavora anche alla stesura del Documento di Finanza Pubblica, che dovrà essere inviato a Bruxelles entro la fine di aprile. In quel testo, con ogni probabilità, troverà spazio una revisione prudenziale al ribasso delle stime sulla crescita, proprio alla luce del contesto internazionale.

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La posizione della Commissione Ue

Da Bruxelles, almeno per ora, la risposta resta negativa. La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha chiarito che «Al momento, dobbiamo constatare che le condizioni per attivare misure alternative, come la clausola di salvaguardia generale o la clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità, non sussistono». Una valutazione che, allo stato, chiude la porta all’ipotesi di una sospensione dei vincoli.

La stessa von der Leyen ha poi aggiunto: «Procederemo passo dopo passo per valutare l’evoluzione della crisi e della situazione in Medio Oriente. Al momento, le condizioni non sono ancora soddisfatte». La Commissione dovrebbe presentare una «comunicazione su questioni energetiche» il 22 aprile, alla vigilia del vertice informale tra i leader europei previsto a Cipro il 23 e 24 aprile.

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Il pressing del governo italiano

Negli ultimi giorni il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha ricordato di conoscere già l’orientamento della Commissione europea rispetto alla richiesta italiana: «Solo in presenza di grave recessione». Subito dopo, però, ha avvertito: «Temo che, se la situazione continuerà così sul fronte dell’energia e degli oli combustibili, la recessione arriverà».

Sulla stessa linea si è mosso anche il ministro delle Imprese Adolfo Urso, secondo cui «L’Europa non può stare ferma mentre il mondo è in guerra. Il Patto di Stabilità certificava una situazione di stabilità, oggi il mondo è in una situazione di incertezza globale. Più instabile di questo cosa c’è? Bisogna prendersi la flessibilità per reagire nel modo migliore».

Anche il vice ministro dell’Economia Maurizio Leo ha insistito sulla necessità di un allentamento delle regole europee: «Stiamo cercando di venir fuori dalla procedura di infrazione. E, tenuto conto delle emergenze in corso, qui è una situazione analoga a quella del Covid. Confidiamo di portare avanti anche a livello europeo tutte le istanze per avere un allentamento, favorirà anche gli interventi successivi sul versante economico».

Il Dfp e le stime sul Pil

L’obiettivo del governo è dunque quello di replicare la sospensione dei vincoli di finanza pubblica decisa a marzo 2020 per affrontare la fase più dura della pandemia di Covid. Intanto, però, il Tesoro prosegue il lavoro sul Documento di Finanza Pubblica, che conterrà verosimilmente un ritocco delle previsioni sul Pil in linea con quelle formulate dai principali enti di previsione nazionale.

Le cifre dovrebbero essere limate fino all’ultimo, anche perché lo scenario economico resta estremamente incerto. Nelle scorse settimane Bankitalia ha stimato per l’Italia una crescita dello 0,5% sia quest’anno sia il prossimo e dello 0,8% nel 2028. L’Ocse, invece, ha indicato una possibile crescita dello 0,4%, con una riduzione rispetto allo 0,6% ipotizzato prima della guerra.

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