Alla banda di falsari il clan Mazzarella chiedeva il pizzo «a piacere»

Banconote da 50 euro «B/B», «Maradona» e «Pelé» a secondo della qualità

Alla banda di falsari sgominata dai carabinieri e dalla Procura a Napoli il clan Mazzarella riservava un trattamento speciale, una sorta di «pizzo a piacere», in virtù del fatto che produceva imponenti guadagni per la camorra: in sostanza pagava la tangente stabilendo autonomamente la percentuale da versare e anche la data in cui versarla mentre, solitamente, le date canoniche del «pizzo» sono Natale, Pasquale e Ferragosto.

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È emerso anche questo nel corso delle indagini che hanno visto coinvolti anche Europol ed Eurojust e che hanno consentito di eseguire ben 63 provvedimenti cautelari emessi dal gip di Napoli su richiesta della Procura Antimafia partenopea. Nel corso degli accertamenti sono stati sequestrati circa 200mila euro abilmente contraffatti e tra le persone arrestate in flagranza figurano anche tre francesi, venuti appositamente a Napoli, per acquistare le banconote da 50 e 100 euro abilmente falsificate.

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Nel corso di una conferenza stampa (a cui hanno preso parte il procuratore Nicola Gratteri, il comandante dei carabinieri Antifalsificazione Monetaria generale Giuseppe Cavallari e il comandante del nucleo anti falsificazione di Napoli colonnello Lorenzo Marinacci) il comandante provinciale di Napoli generale Enrico Scandone ha voluto ricordare Francesco Pastore e Francesco Ferraro, i due militari dell’arma morti nel grave incidente stradale avvenuto nel Salernitano.

Tra i destinatari della misure cautelari figurano indagati ritenuti legati al clan Mazzarella, componenti della banda di falsari e acquirenti, italiani e stranieri, tra cui diversi negozianti, che acquistavano le banconote per poi rivenderle. La vendita, è emerso dalle indagini, avveniva solo in determinati orari della giornata e le fasce orarie, così come avviene per quasi tutti gli esercizi commerciali, nel giorni festivi venivano ridotte.

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Le diverse tipologie

Il gruppo spacciava banconote falsificate da 50 euro di tre tipologie, e due da 100 euro, classificate secondo la qualità, ma tutte molto fedeli: offriva a prezzi variabili diverse tipologie di merce. Nella base operativa che si trovava in vico Vetreria Vecchia del capoluogo partenopeo, per esempio, era possibile comprare 50 euro di qualità «B/B», «Maradona» e «Pelé».

Inoltre venivano messe a disposizione dei clienti due tipologie di Banconote da 100 euro, «tipo vecchio» (la serie «epoche e stile») e «tipo nuovo» (ossia la serie «Europa») e una sola tipologia di banconota contraffatta del taglio da 20 euro. La circostanza è stata documentata dai carabinier grazie a un colloquio tra venditore e acquirente, intercettata dai militari dell’arma: «…tengo tre tipi di cinquanta, quelle da 6, da 7 e da 8 (euro)… il 100 ho due tipi, quello da 10 e da 12 (euro)».

Le «B/B» erano quelle più raffinate e per questo più costose come emerge da un’altra intercettazione dove a parlare Domenico Filadoro, ritenuto il capo della banda di falsari, il quale spiega che di quelle se ne trovavano poche in quel periodo perché l’addetto alla macchina che le stampava era stato arrestato: «…hanno arrestato la persona che teneva vicino al macchinario … penso che per qualche mese, un paio di mesi, puoi trovare solo Maradona e Pelè … ritorno a dire per il momento non lo trovi, non ci sta…».

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