A Napoli già nell’800 la prima legge sulla privacy

Nel 1831 la giurisdizione borbonica introdusse «Il diritto alla riservatezza». In Italia arriverà “solo” 160 anni dopo

Privacy, un forestiero fonema entrato dirompente nella nostra quotidianità solo partire dal 31 dicembre 1996 quando in Italia venne approvata per la prima volta la legge numero 675 a tutela del trattamento dei dati personali. Tecnicismi a parte, la cosa è assai sdegnosa se consideriamo il fatto che la privacy o per meglio dire il diritto alla propria intimità fu riconosciuto proprio nella nostra penisola, esattamente nel Regno delle Due Sicilie quasi due secoli prima sotto il Reame di Francesco I nel 1831.

Fu quell’anno che venne introdotto in primo regolamento avente valore giuridico della Real Commissione di Beneficenza; detto ente – altro lungimirante primato in tema di welfare – venne istituito per il soccorso degli indigenti attraverso l’emissione dei primi assegni di disoccupazione ai soggetti che vertevano in stato di povertà, una sorta di reddito di Cittadinanza ante litteram (ma questa è un’altra storia) o il meno conosciuto «prestito della speranza» istruito negli ultimi anni direttamente dalla Curia.

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La richiesta, che prendeva il nome di supplica, veniva presentata attraverso gli uffici parrocchiali di quartiere che, al pari degli attuali Caf, nel rispetto della dignità dei richiedenti erano obbligati a non divulgare informazioni personali dei supplicanti che in maniera diretta o indiretta potevano ricondurre al richiedente lesinandone la propria dignità.

In particolare è giusto soffermarci sul punto 8 di tale regolamento che recitava: «Considerando esservi degl’individui o famiglie di tali condizioni che aborriscono il far manifesta la propria indigenza, la commissione assumerà a sé il pietoso ufficio di ricercarle e conoscerle in modi occulti e diligenti onde prestar loro il soccorso che meritano con l’obbligo di custodire segretamente quelle notizie». Questa è stata la prima norma scritta in materia di trattamento dei dati personali.

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Tale cosa fu innovativa al punto che due importanti giuristi statunitensi, Samuel Warren e Louis Brandeis prendendo spunto dalla giurisdizione napoletana realizzarono nel 1890 un saggio sul tema dal titolo The right of privacy. I due avvocati avviarono un’azione legale contro il giornalismo intrusivo che violava il rispetto della vita privata. Da questo, pochi anni più tardi la Corte Suprema degli Stati Uniti riconobbe il diritto alla privacy come diritto primario dell’essere umano.

La Regina di Napoli Maria Carolina d’Austria

E’ giusto riconoscere che una giurisprudenza tanto illuminata per l’epoca si era venuta sviluppando grazie all’evoluzione di alcune posizioni in tema di intimità, introdotte dalla Regina di Napoli Maria Carolina d’Austria, consorte di Ferdinando IV, già a partire dalla seconda metà del 1700, andandosi poi sviluppandosi in tutto il Regno. La Regina si dimostrò essere donna non solo illuminata ma anche assai emancipata. Durante il proprio regno (ricordiamo che la Regina Maria Carolina sedeva di diritto nel consiglio della Corona) introdusse molte innovazioni in materia di emancipazione dai rigidi dettami di Corte.

Dei protocolli reali i sovrani iniziarono a svincolarsi da alcuni obblighi di come quello dal retaggio medievale di condividere i loro momenti di convivio ed igiene personale con i cortigiani; fu in seguito all’introduzione di queste nuove regole che, anche gli ambienti di palazzo subirono dei cambiamenti progettuali; la servitù era separata dal resto della famiglia. Le casine di caccia e nuove regie vennero progettate creando ambienti più intimi per i Sovrani.

La sala della tavola matematica alla Reggia di Carditello
La sala della tavola matematica alla Reggia di Carditello

A Carditello venne installata la tavola matematica, una tavola da pranzo dotata di un carrello elevatore dal quale comparivano le vivande che partivano direttamente dalle cucine posizionate nei livelli sottostanti senza che ci fossero servitori nei dintorni, mentre il bagno divenne un momento privato. Insomma un altro esempio quanto l’illuminato popolo Napoletano da saputo anticipare lo sviluppo ponendo le basi per il progresso.

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