Finanziaria 2023 | 70 miliardi per salvare i bilanci di famiglie e imprese

La Premier sembra essere pienamente consapevole delle difficili sfide

Secondo una stima dell’Ufficio studi dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre CGIA il Governo Meloni dovrà trovare almeno 70 miliardi di euro per mitigare il caro energia e dimezzare gli aumenti di costo in capo a famiglie e imprese previsti nel 2022.

La Premier sembra essere pienamente consapevole delle difficili sfide che l’attendono e visti i tempi risicatissimi, anche approvare entro il 31 dicembre la prossima legge di Bilancio non sarà semplicissimo.

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Primo obiettivo sarà trovare tutte le risorse senza ricorrere ad un aumento del deficit, anzi garantendo la progressiva riduzione del debito pubblico in linea con il trend degli ultimi anni: dopo il picco registrato nel 2020 dove il rapporto debito/Pil ha toccato quota 154%, per l’anno in corso si prevede una significativa riduzione a quota 145%, mentre le aspettative previste dai principali documenti di programmazione per il 2023 e 2024 stimano rispettivamente un’ulteriore discesa a quota 143 e 140 per cento.

Previsioni che saranno fortemente condizionate dall’attuale contesto geo politico segnato dal conflitto ucraino e dalla crisi energetica che rendono incerte le attese di crescita economica. Infatti, secondo le stime del Governo, nella nota di aggiornamento al documento di economia e finanza del 2022 elaborate a settembre, il PIL per fine anno si assesterà al 3,3% mentre per il 2023 si prevede una brusca frenata allo 0,6. Ancor più pessimiste le stime elaborate da Bankitalia secondo cui il PIL nel 2023 si fermerà allo 0,3%.

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I provvedimenti necessari e il tesoretto

La manovra finanziaria dovrà preliminarmente reperire le risorse necessarie per confermare molti provvedimenti introdotti dal governo Draghi, che sono quantificabili in circa 35 miliardi di euro, dei quali:

  • quasi 15 miliardi di euro per rinnovare nel primo trimestre le misure contro il caro energia previste dal decreto Aiuti ter;
  • almeno 8,5 miliardi di euro per indicizzare le pensioni;
  • almeno 5 miliardi per il rinnovo del contratto del pubblico impiego;
  • 4,5 miliardi di euro per lo sconto contributivo del 2 per cento a carico dei lavoratori dipendenti con reddito fino a 35 mila euro;
  • 2 miliardi di euro di spese indifferibili.

Tra le consegne che il governo uscente ha passato alla Premier Meloni anche un discreto tesoretto. Nella NADEF il Governo ha evidenziato che la corretta tenuta dei conti pubblici, nei primi nove mesi di quest’anno, ha comportato un risparmio di circa 36 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2021. Questo risparmio si tradurrà, secondo le stime dell’Ufficio studi della CGIA, in una dote di 25 miliardi che il nuovo Governo di centro destra potrà utilizzare a copertura dei circa 70 miliardi stimati per la prossima manovra finanziaria.

Non sarà certamente semplice reperire gli ulteriori 45 miliardi senza intervenire con un ulteriore scostamento di bilancio men che meno trovare le ulteriori risorse indispensabili per finanziare gli impegni assunti in campagna elettorale come flat tax, pensioni minime a 1000 euro, etc.

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