Sud: «Un Natale come Cristo comanda». Al freddo, al buio e senza denaro

L’incremento dei prezzi al consumo gonfia anche le entrate tributarie

Le tante gaffe da campagna elettorale lettiane più che portare voti al Pd glieli stanno sottraendo. E soprattutto Letta, ce la sta mettendo tutta per dimostrare che la paura di una disfatta gli ha fatto perdere la testa e ulteriormente accorciato la memoria. Trasformandolo nel re delle contraddizioni. Ha deciso di portare il Pd in piazza per protestare contro caro bollette e legge elettorale che, a suo dire, interagendo con il taglio dei parlamentari, metterebbe a rischio la democrazia.

Eppure del governo che contesta fanno parte lui e il Pd e a guidarlo è quel Draghi che lui – per convenienza e non per convinzione – vorrebbe «Santo subito»; che alla riduzione dei parlamentari hanno detto «si» anche loro e che la legge elettorale è frutto del suo partito e lui si è rifiutato di cambiarla per non inimicarsi quei 5 stelle, che poi lo hanno abbandonato e giovedì scorso hanno bloccato la conversione in legge del decreto aiuti con i 17 miliardi di sostegni alle famiglie e fatto slittare alla settimana prossima il nuovo, con i 6,2 miliardi da redistribuire.

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Siamo alla canna del gas, per caro bollette e inflazione con vista su recessione, e ora vogliono spegnerci le luci, tagliarci l’acqua e privarci del gas, in attesa del gelo che verrà. 22milioni di cittadini fra qualche mese – rapporto coop 2022 – potrebbero non avere le risorse per pagare le bollette e quindi, rischiano anche il congelamento, mentre il 50% dei giovani lavorano per meno di mille euro al mese. Due criticità presenti soprattutto al Sud, dove vivono il 70% (due milioni dei quali in Campania) del totale nazionale, dei primi e il 60% dei secondi.

Il costo del carrello della spesa alimentare è quasi al 10%

E, causa Iva, l’incremento dei prezzi al consumo gonfia anche le entrate tributarie che da gennaio a luglio 2022 sono arrivate a 288,423 miliardi, con un aumento, rispetto al 2021, dell’11,7%. Aumentate di 1.868 milioni (3,7%) anche le ritenute sui redditi dei dipendenti privati e di 576 milioni (+8,4%) quelle dei lavoratori autonomi. E senza parlare dei cosiddetti extraprofitti delle aziende energivore molte delle quali (vedi: Eni, Enel, Snam, Terna e Italgas solo per fare qualche esempio) sono partecipate pubbliche.

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Per cui anche lo Stato trae vantaggi dal «rigonfiarsi» delle bollette energetiche. Che – secondo Goldman e Sachs – nel 2023 potrebbero arrivare a pesare sulle famiglie per ben 6mila euro l’anno, ma tassare gli extraprofitti è inutile. Meglio il tetto al prezzo del gas (ma l’Ue rinvia) o il taglio dalle bollette del surplus fiscale legato all’aumento dei prezzi e anche la separazione del prezzo del gas da quello dell’elettricità. Bisogna evitare che le conseguenze della guerra di Putin, continuino a scaricarsi su aziende a un passo dalla chiusura.

Solo in Campania ne sono a rischio 77mila e 240mila posti di lavoro. E poiché «non c’è mai fine al peggio», c’è il rischio, per il 2023, di un rincaro automatico del 10% delle sanzioni per violazioni del codice stradale che prevede un aggiornamento biennale delle sanzioni pecuniarie. E l’ultimo è avvenuto alla fine del 2020.

Ma per gli amici c’è sempre un posto al sole

Il 19 luglio scorso – a Camere già sciolte per crisi – nello staff del ministro Cingolani è arrivato Claudio Caprara esperto di comunicazione «nei canali tradizionali e sul web e i social network», solo qualche settimana prima, però, l’aveva preceduto Ghislana Caon «esperta di media e comunicazione social». Mansioni simili, ma stipendio differente. Per il primo è di 25mila euro, per la seconda di 55mila. E con i nuovi innesti lo staff del solo Cingolani conta ben 37 elementi.

Mentre a 27 fra giornalisti e segretari ammonta quello della giunta Bonaccini alla regione Emilia, con un costo di 2milioni e 100mila euro. Ovviamente a spese nostre. Intanto mentre le prefiche rimpiangono Draghi, abbiamo perso 7,8 miliardi di fondi per: energia, ricerca, e clima. I «migliori», nonostante lui, non hanno avuto tempo per predisporre i 393 decreti attuativi necessari. E la Corte dei Conti Ue e Gentiloni, hanno appena bocciato il Pnrr di Draghi, causa «obiettivi poco chiari». «Governare è far credere» diceva Machiavelli. Già, purché gli altri ci credano. Però! E, soprattutto lo verifichino nei loro portafogli.

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