Da oggi partono i divieti, un altro Natale all’insegna di De Luca: «mazzata» a ristoratori e bar

L’ordinanza ha scatenato numerose polemiche

Parte oggi la nuova ordinanza del governatore Vincenzo De Luca per l’emergenza epimediologica. Una serie di paletti e divieti che nei giorni scorsi sono stati contestati duramente dagli addetti ai lavori colpiti dalle decisioni di De Luca. Ma cosa cambia? Vediamolo.

Da oggi e fino al primo gennaio è stato stabilito il divieto di consumo di cibo e bevande, alcoliche e non alcoliche, con esclusione dell’acqua, nelle aree pubbliche, ivi compresi gli spazi antistanti gli esercizi commerciali, piazze, ville e parchi comunali. Consentito il consumo ai tavoli all’aperto nel rispetto del distanziamento previsto. Nei giorni 23, 24, 25, 31 dicembre e 1 gennaio dalle ore 11 e fino alle 5 del giorno successivo ai bar e agli altri esercizi di ristorazione è fatto divieto di vendita con asporto di bevande, alcoliche e non alcoliche, con esclusione dell’acqua.

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Nella stessa ordinanza, la n. 27, la Regione Campania ha stabilito il divieto di «svolgimento di eventi, feste o altre manifestazioni che possano dar luogo a fenomeni di assembramento o affollamento» nei luoghi pubblici all’aperto. Restrizioni poi inasprite con un successivo provvedimento che ha proibito lo svolgimento di feste ed eventi in sale da ballo, discoteche e locali assimilati. Consentito il solo svolgimento di pranzi e/o cene nel rispetto dei protocolli vigenti nonché di altri eventi esclusivamente in forma statica, con posti seduti e preassegnati e con l’obbligo di indossare la mascherina per tutta la durata dell’evento.

I controlli delle forze dell’ordine e la protesta dei ristoratori

Una serie di restrizioni che non sarà facile applicare in questi giorni soprattutto per la carenza di personale nelle forze dell’ordine già impegnati in molteplici fronti. Molto probabilmente si procederà con controlli a campione benché il presidente Draghi ha già dato disposizioni al ministero dell’Interno di intensificare i controlli soprattutto sul rispetto degli obblighi relativi a green pass e super green pass.

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Si sono lamentati invece, e forse anche giustamente, le associazioni di categoria della ristorazione. Soprattutto nelle vigilie a Napoli e provincia il settore dell’asporto è quello trainante. Ma da oggi sarà vietato perfino consumare una pizzetta o una coca cola in aree pubbliche. Un brutto colpo per una città, come quella partenopea, patria della pizza a portafoglio.

«Anche a nome dei nostri tanti iscritti a Confesercenti/Fiepet – ha affermato nei giorni scorsi Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania e vicepresidente nazionale di Confesercenti- comprendiamo che il governatore compie le scelte per salvaguardare la salute di tutti, ma non riusciamo a capire perché a pagarne lo scotto siano sempre e solo gli imprenditori. In questo periodo delle festività natalizie vendere bevande e cibi da asporto ai consumatori di passaggio è per le nostre attività un’importante opportunità di guadagno».

«Nella nostra regione ci sono più di 10mila bar e attività che hanno spazi limitati all’interno e che sono strutturati per la sola vendita di prodotti da asporto. La perdita per ogni attività varia dai 300 euro al giorno ai 3000 nei giorni delle vigilie di Natale e Capodanno. Con questo divieto stimiamo una perdita di fatturato diretto di circa 30 milioni di euro». Una contrazione di introiti drammatica dopo mesi di stenti a causa della pandemia.

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