Il Sud cresce investendo sul capitale umano

Con la pandemia acuiti i divari territoriali a sfavore del Sud, la perdita di apprendimento è più pronunciata per chi proviene da famiglie svantaggiate

Mentre prosegue il dibattito sulla ripartizione delle risorse del PNRR affinché queste siano in grado di ridurre il divario socio economico tra Nord e Sud del Paese valorizzando il capitale umano, soprattutto quello dei giovani, Banca d’Italia conferma che per far crescere il Mezzogiorno occorre investire sul capitale umano.

Lo studio condotto da Bankitalia, a cura di Giulia Bovini e Paolo Sestito, dal titolo «I divari territoriali nelle competenze degli studenti», ha analizzato le competenze dei bambini e dei ragazzi italiani, alla luce delle statistiche INVALSI, confrontando i dati del periodo pandemico con quello immediatamente precedente.

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Si sono acuiti i divari territoriali a sfavore del Mezzogiorno, la perdita di apprendimento è stata particolarmente pronunciata per gli studenti provenienti da famiglie svantaggiate. Per questi, la sospensione della didattica in presenza ha determinato un ulteriore indebolimento del già fragile legame con la scuola. Abruzzo, Campania e Puglia sono tra le regioni nelle quali si sono registrate le riduzioni dei livelli di apprendimento più pronunciate.

I risultati dell’indagine suggeriscono che, al netto delle caratteristiche dell’alunno e della sua famiglia, anche la comunità in cui gli studenti vivono e interagiscono al di fuori della scuola ha un ruolo importante. Ed anche sotto questo profilo, la lettura dei dati rilevano che nel Mezzogiorno vi sia una più elevata dispersione del contributo che le scuole offrono al processo di apprendimento dei propri alunni.

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Rilevazioni che nel complesso confermano un’Italia caratterizzata dalla mancata convergenza delle regioni del Mezzogiorno ai livelli di sviluppo e benessere economico di quelle del Centro-Nord. Le recenti statistiche parlano, infatti, di regioni meridionali e insulari che producono solo un quarto del PIL, nonostante vi risieda un terzo della popolazione.

Benessere e sviluppo correlato al capitale umano, al Sud livelli di istruzione meno elevati

A livello macro-economico esiste una relazione positiva tra qualità dell’istruzione, innovazione e crescita economica. Il benessere individuale e lo sviluppo dei Paesi è strettamente correlato al capitale umano, inteso come il bagaglio di abilità, competenze e conoscenze possedute dagli individui. L’istruzione e la formazione costituiscono tra i principali investimenti in capitale umano.

Il deficit di questi fattori determina l’incompleta convergenza del Mezzogiorno al resto del Paese manifestandosi non solo in minori livelli di benessere economico, ma anche in livelli di istruzione meno elevati, in una più bassa partecipazione al mercato del lavoro, in una minor propensione all’innovazione e alla ricerca, e in una peggiore qualità dei servizi e dell’ambiente.

Ecco alcuni numeri che danno evidenza di quanto i divari nell’ambito dell’istruzione incidono sulle condizioni socio economiche delle diverse realtà territoriali dell’Italia: nel 2020 la differenza tra Mezzogiorno e Centro-Nord nella quota di residenti tra i 25 e i 64 anni con almeno un titolo di istruzione secondaria di II grado è pari a -12,2 punti percentuali. Tra i più giovani tale scarto si riduce ma rimane marcato (-8,3 punti percentuali tra i 25-34-enni, -6,1 tra i 25-29-enni). Al divario nei livelli di istruzione della popolazione residente contribuisce il marcato saldo negativo dei flussi migratori dal Mezzogiorno alle altre aree del Paese, che coinvolgono in misura sostanziale le persone giovani e più istruite.

Poiché l’apprendimento è un processo cumulativo, l’assenza di interventi mirati a colmare eventuali deficit registrati nelle fasi iniziali della formazione individuale avrà effetti persistenti sul capitale umano, cosicché le prospettive di crescita dell’Italia ed in particolare del Mezzogiorno dipenderà fortemente dalle abilità e dalle conoscenze che le future generazione stanno acquisendo.

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