Nuovo affronto per il Mezzogiorno: dopo il Banco di Napoli, puntano sulla Banca del Sud

La fondazione Banco di Napoli ha deciso di ricorrere

«C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico», in Italia. Come sempre alle notizie positive, ne seguono altre di segno opposto. Secondo il ministero dell’Economia, nel 2020, quasi il 96% delle fatture sarebbe stato liquidato alle imprese, dopo non più di 45 giorni; ma il Centro studi di Unimpresa denuncia che «da un anno a questa parte, l’attenzione del governo è stata tutta concentrata sul Covid ma sostegni e ristori per cittadini ed imprese sono stati pochi, con il contagocce e tardivi».

Da qui, l’aumento di ben 344mila unità (+20%) rispetto al 2019, superando quota 2milioni, delle famiglie in disagio economico in conseguenza di pandemia, coprifuochi e lokdown. Una crescita localizzata soprattutto al Nord dove sono cresciute, rispetto al 2019, del 30% (274mila), passando dalle 726mila unità alle oltre 1milione del 2020. Mai così dal 2005.

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Ma ci si può meravigliare se durante covid-19, il rischio povertà, e quello della povertà assoluta siano cresciuti più al Nord che al Sud? Per niente! Era inevitabile che le restrizioni si ripercuotessero più pesantemente laddove era maggiore l’occupazione. Infatti, la povertà assoluta familiare (9,9% contro 7,5%), quanto quella individuale (9,1% contro 11,7%) sono ancora più alte nel Meridione.

Lo sblocco dei licenziamenti pesarà di più sull’Italia settentrionale

Col pericolo che, stante la pochezza industriale del Sud, anche lo sblocco dei licenziamenti finirà per pesare più sull’Italia settentrionale che non sul Mezzogiorno. Il che, non può certo fare piacere. L’Italia del tacco deve avvicinarsi al Nord, non perché questo si fermi, bensì perché è lei a crescere.

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Tanto più che, l’Eurostar Regional Yearbook 2020 dell’Istituto di Statistica Europea ha rilevato che la Campania (41,4%) – e se è vero che questa da sola incassa lo stesso numero di redditi di cittadinanza di tutto il Nord, rappresenta la dimostrazione più lampante che la beneficenza non aiuta a crescere – e Sicilia (40,7) – anch’essa leader nella fruizione del ‘cittadinanza’ e quindi altra conferma della inutilità per lo sviluppo – vincono la medaglia d’oro e d’argento nella classifica fra le regioni europee per tasso di popolazione a rischio povertà e con il 32,7% la Calabria è, non troppo, placidamente assisa sul settimo scalino del podio.

E tutto questo, mentre il tasso medio di popolazione a rischio povertà europeo si ferma al 16,8%. Certo a rendere le cose più complicate per questo Paese – da quando sono arrivati i grillini – ci si è messo anche il virus, ma obiettivamente ai pentastellati qualche (de)merito va riconosciuto. Grazie al reddito di cittadinanza sono riusciti ad abolire (nel senso che di loro non si parla più) i poveri, ma hanno lasciato germogliare la povertà. Che, poi, era quella che volevano eliminare. Ma hanno sbagliato mira. Cose che succedono con tiratori tutt’altro che scelti e che, per di più, hanno litigato con ‘grilletto e canna’ ovvero esperienza e competenza, come Conte, Di Maio, Dadone e comici da cabaret come Grillo.

Lo sviluppo non ha bisogno di regalie

Non hanno capito che lo sviluppo – al Nord, come al Sud – non ha bisogno di regalie ed elemosine varie e, ancora meno, di proroghe di pieni poteri e diktat ministeriali che limitano le libertà personali e non risolvono i problemi. Anzi, li aggravano. Al primo occorrono: riaperture definitive, sostegni veri e veloci alle imprese piagate dal covid-19, ma ancora in grado di produrre reddito; nel secondo è necessario porre le precondizioni per lo sviluppo,a partire dalle infrastrutture indispensabili a sostenere i settori dell’agroalimentare, turismo, archeologia, trasporti, innovazione, scuola e digitalizzazione. E con il ‘mitico’ Pnrr, se arriverà, potrebbe essere possibile.

Banca del Sud commissariata a 40 giorni dall’insediamento del nuovo Cda

Ma è compatibile tutto questo con la decisione di BankItalia di commissariare la Banca del Sud (un film già visto con la svendita del Banco di Napoli) a soli 40 giorni dall’insediamento del nuovo Cda e proprio mentre stava per presentare il piano di rafforzamento e capitalizzazione oppure l’allargamento alle isole minore del Nord delle agevolazioni fiscali e creditizie previste da “Resto al Sud”? Obiettivamente, no!

Ma la Fondazione Banco di Napoli (che detiene dal 2006 2.704.500 euro di azioni del capitale sociale, più altri 250 mila euro acquisiti nel 2014 e ancora 630 mila dal 2015, considerando le svalutazioni il 19,78% del capitale sociale) ha deciso di deciso di ricorrere contro la decisione di BankItalia che sa tanto di nuovo affronto per il sistema creditizio del Mezzogiorno a tutto vantaggio di strutture bancarie operanti al di là del Garigliano. Come già avvenuto tantissime volte nel passato.

Senza dimenticare, però, che il rilancio dell’Italia passa per il taglio della burocrazia, del cuneo e della tassazione

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