‘Io sono Giorgia’, il libro della Meloni: Mezzogiorno «imprescindibile per una grande riscossa nazionale»

Come previsto ieri mattina è comparso nelle librerie italiane il libro ‘Io sono Giorgia’ edito dalla Rizzoli. Un’autobiografia di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia e dei Conservatori Europei, che “racconta” se stessa, ma senza trionfalismi. Tant’è che – come se intendesse spiegare ai lettori perché avesse scelto di “raccontarsi”, ma anche d’incitare se stessa a farlo – rivela: «Ho iniziato a scrivere forse soprattutto per me stessa. Sono a un punto di snodo della mia vita. Abbastanza avanti da poter incidere, ma non ancora libera dal rischio di perdermi».

E lo ha fatto in trecento pagine trasudanti di sentimenti ed emozioni personali, di una donna “qualunque” che col tempo – per altro, in considerazione dell’età, neanche tanto – l’impegno, lo studio, la coerenza e la fedeltà alle proprie idee, il rispetto degli elettori e l’amore verso la Nazione che le ha dato i natali, ha saputo diventare, ancora giovane, una leader politica italiana ed europea.

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Ma che ancor prima di scalare le vette della politica, fondare nel 2012 – insieme a Crosetto e La Russa – “Fratelli d’Italia” è stata appena trentunenne, la più giovane della storia della Repubblica italiana, Ministra per la Gioventù nel quarto governo Berlusconi. Correva l’anno 2008.

Ma nelle trecento pagine di ‘Io sono Giorgia’ di riflessioni intense, ma di facile e veloce lettura, c’è spazio anche per il Mezzogiorno e sul da farsi per il suo sviluppo. «Quella che già cento anni fa Gramsci chiamava ‘questione meridionale’ è ancora oggi la più grande ferita nazionale. Le profonde differenze che sussistono fra le diverse zone della nostra nazione sono vergognose e naccettabili. Io mi preoccupo del Mezzogiorno d’Italia non perché ancorata a una vecchia idea statalista, assistenzialista e meridionalista. È vero esattamente l’opposto. Penso allo sviluppo del Sud come a un imprescindibile per una grande riscossa nazionale».

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Poi, dopo una sottolineatura circa il paradosso rappresentato dalla fragilità economica del Mezzogiorno che pure, rappresenta «una grande opportunità per tutta l’Italia, perché rende maggiore il potenziale di crescita che la nazione ha nel suo complesso», spiega cosa bisognerebbe fare per lo sviluppo del Sud.

“Servono infrastrutture, investimenti pubblici, sostegno a chi ha il coraggio d’investure e assumere in contesti difficili. Il Sud ha bisogno delle precondizioni per poter crescere, nin di elemosina». E ancora «Partiamo da una cosa molto concreta: dedicare il 50 per cento della spesa in infrastrutture al Sud, invece dell’attuale 30 per cento circa, quando va bene». Un libro, insomma, che vale la pena di leggere.

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