Dall’emergenza Covid a quella omofobia. Il passo breve della sinistra che si fa guidare dagli influencer

Dall’emergenza Covid a quella omofobia. Il passo è breve, soprattutto per la sinistra che ormai ha ammainato le bandiere della difesa dei lavoratori e dei loro diritti, e si fa dettare l’agenda politica dai radical chic del web e dei social che con i loro milioni di follower che si trasformano in euro. I cosiddetti influencer.

E così in un Paese in cui è negato il voto per il Covid, per la serie ieri si è votato a Madrid, la sinistra minoranza tra gli elettori ma sempre al governo decide di imporre la sua visione su temi divisivi. Tutto questo mentre ci sono intere categorie professionali e commerciali alla fame, con l’incubo di 2 milioni di disoccupati non appena finirà il blocco dei licenziamenti, ma con già 1 milione per strada.

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Ecco rispetto a tutto ciò la sinistra è pronta a mettere il turbo al discusso ddl Zan, che aprirà una nuova frontiera nel nostro diritto e cioè il reato di opinione. E così dire che un bambino nasce da un padre e una madre potrà diventare un’affermazione temeraria passibili di essere perseguita per legge.

Ma chiaramente tutto questo non conta perché l’obiettivo della sinistra è andare spediti verso il via libero definitivo. Suona così, infatti, l’iniziativa di un gruppo di 33 senatori che nella Commissione Giustizia del Senato stanno raccogliendo le firme per portare immediatamente in Aula la discussione sul ddl Zan, saltando tutta la fase dell’esame in Commissione. Arrivare nell’Aula di Palazzo Madama senza relatore per evitare le strettoie della discussione nella Commissione Giustizia che, oltre a possibili soprese, potrebbe riservare anche tempi lunghi. Invece non bisogna perdere tempo.

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E intanto, accanto al ddl Zan ci sono già ben 8 provvedimenti analoghi che potrebbero portare il presidente della Commissione Ostellari a redigere un testo unificato, il tutto naturalmente con mesi di discussioni, emendamenti e voti. Dinanzi a tutto ciò, che detto tra noi poi è il sale di una democrazia, la sinistra vuole chiudere in fretta la partita sfruttando i numeri favorevoli dell’emiciclo di Palazzo Madama, visto che soltanto Lega e Fratelli d’Italia sono convintamente contrari. Mentre da Forza Italia qualche defezione potrebbe registrarsi.

Ed a proposito di centrodestra anche in questo caso a distinguersi sono le divisioni piuttosto che l’unità di intenti. Da giorni Matteo Salvini ha deciso di rivolgersi direttamente a Fedez, ormai assurto a leader della sinistra nella battaglia contro l’omofobia, con il quale è disposto a prendersi un caffè. Peccato però che in tutto questo abbia dimenticato che è in Parlamento che si fa il vero confronto e che per farlo, ed avere anche qualche speranza di vincerlo, bisogna fare squadra con gli altri ed avere i numeri. Invece, eccolo far presentare al suo collega di partito Ostellari un ddl contro l’omofobia senza però coordinarsi né con Fratelli d’Italia, né con Forza Italia.

Morale della favola? Il centrosinistra vuole accelerare sul ddl Zan perché lei i conteggi li sa fare e sa benissimo che ci sono tutti i numeri per varare un disegno di legge che, però, all’interno della stessa comunità LGTB ha sollevato più di qualche perplessità e che, diciamolo chiaramente, gli italiani non chiedono e non si aspettano. Piuttosto è ben altro quello che attendono gli italiani. A partire dal ritorno alla normalità e dei tanto promessi aiuti economici.

Quelli, appunto. Ddl Zan permettendo il dl Sostegni dovrebbe arrivare in Aula al Senato oggi pomeriggio. Il voto finale è atteso per domani con l’immancabile fiducia, perché questo sarà anche il governo con una maggioranza schiacciante ma chissà perché bisogna continuare come con Conte ad andare avanti a colpi di voti di fiducia. E sempre per la serie tutto cambi affinchè nulla cambi, alla Camera l’esame del dl Sostegni sarà una pura formalità. Altro che rispetto del Parlamento e delle sue prerogative, come annunciato in Aula dallo stesso Draghi, la regola del monocameralismo di fatto continuerà ad andare avanti e così anche questo decreto legge sarà varato soltanto con l’esame di una Camera.

E in attesa che arrivi anche la seconda puntata del decreto Sostegni, non accenna a sopirsi lo scontro tra Enrico Letta e Matteo Salvini, con il primo che nel corso di un incontro sul PNRR con il premier Mario Draghi ha espresso «insoddisfazione verso il metodo Salvini. Basta stare con un piede dentro e uno fuori». Ed a stretto giro il commento del leader leghista: «Il ‘metodo Salvini’? È la concretezza. Leali e propositivi, non ci occupiamo di Ius Soli e ci fidiamo degli Italiani!».

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