Dall’intuizione di D’Ascanio a simbolo del Made in Italy
Quando uscì, nell’aprile del 1946, in un’Italia distrutta dalla guerra, nessuno immaginava che la Vespa sarebbe diventata un simbolo tanto potente del «Made in Italy». E stanno lì a dimostrarlo i circa venti milioni di esemplari venduti da allora in tutto il mondo. Sì, perché la Vespa, oltre che nello storico stabilimento Piaggio di Pontedera, nel Pisano, viene anche fabbricata su licenza in India e Vietnam. Oggi è un’icona dello stile, dell’ingegno italiano e della sua creatività, un indiscutibile successo che per otto decenni non ha mai smesso di stupire tutto il mondo.
Ma come è nato tutto questo? In modo molto semplice: in un Paese prostrato dalla guerra, l’imprenditore Enrico Piaggio capì che l’Italia andava rimessa in qualche modo in moto, senza spendere troppo e, soprattutto, senza far spendere troppo alla popolazione, che in quel momento non aveva davvero nulla.
Così, chiese al suo migliore ingegnere, Corradino D’Ascanio, di progettare un mezzo economico, sicuro, utilizzabile da uomini e donne, che offrisse quanto più possibile riparo dalle intemperie. Ora, D’Ascanio (1891-1981) era un ingegnere aeronautico (durante la guerra progettava velivoli), e anche molto bravo: fu lui, prima del conflitto mondiale, a immaginare, disegnare e realizzare il primo elicottero italiano, che allora si chiamava «eligiro», ma che, per miopia politica e militare, non convinse. Forse avrebbe cambiato le sorti della guerra…
L’idea di D’Ascanio
Ma, a parte questo, D’Ascanio odiava le motociclette: le riteneva difficili da adoperare, scomode, pericolose e, inoltre, sporcavano chi le utilizzava. Così, ebbe un’idea geniale: concepì un mezzo che aveva il cambio a mano e non a pedale, che riparava dalla pioggia, dal vento e dalle cadute grazie alla carrozzeria avvolgente, che non sporcava il pilota e che poteva essere guidato dalle donne perché non si cavalcava, ma ci si sedeva comodamente sopra. E, cosa ancora più importante, aveva una ruota di scorta, che poteva essere cambiata in pochi minuti, come è ancora oggi.
E questa era un’autentica rivoluzione per un mezzo a due ruote, nel quale una foratura voleva dire la fine del tragitto. La leggenda, poi, vuole che utilizzasse le ruote piccole perché erano avanzate quelle dei carrelli di atterraggio degli aerei Piaggio. Aveva un piccolo motore a due tempi, che produceva il caratteristico ronzio e che spinse Enrico Piaggio a pronunciare la famosa frase, vedendola e ascoltandola: «Che bella, sembra una vespa!».
Da allora la Vespa non si è più fermata: e se subito dopo la guerra trasportava operai, postini, artigiani, impiegati – e impiegate – al posto di lavoro, nei decenni successivi divenne un mezzo per studenti e per il tempo libero, che consentiva la domenica di andare al mare o ai monti con poco consumo di carburante. Al successo della Vespa ha contribuito sicuramente la creatività dei pubblicitari della Piaggio, che per anni hanno tirato fuori nuovi e suggestivi slogan per pubblicizzarla.
Le celebrazioni per gli 80 anni
Numerose le iniziative in tutta Italia per festeggiare gli 80 anni della Vespa. Il principale evento è stato certamente quello di poche settimane fa a Roma, ossia il raduno storico della Vespa, che ha visto nella Città eterna scorrazzare ben 27mila Vespe, che hanno sfilato per giorni tra i monumenti più suggestivi della Capitale.
Per quattro giorni l’icona italiana è stata protagonista di mostre, eventi, gare, con tanto di presentazione di una moneta celebrativa e di un francobollo dedicato, oltre all’uscita di numerosi libri che raccontano la storia di questo fenomeno tutto italiano. La Piaggio, inoltre, per l’occasione, ha lanciato sul mercato modelli celebrativi di Vespa, caratterizzati dall’esclusiva colorazione «verde 80th».




