Uno dei coinvolti indagato anche per l’omicidio dell’agente Campanello
Il nome del clan Mariano come strumento di intimidazione, le aggressioni contro i debitori e una contabilità dettagliata dei prestiti a strozzo. È il sistema ricostruito dagli investigatori della Dda di Napoli, che ha portato all’emissione di tre ordinanze di custodia cautelare in carcere.
Il provvedimento, firmato dal gip del tribunale di Napoli Luca Della Ragione su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, riguarda Carmine Petrillo, Amelia Rosiello e Adele Petrillo, indagati a vario titolo per usura, estorsione e associazione a delinquere, reati aggravati dal metodo mafioso. Secondo l’ipotesi investigativa, gli indagati avrebbero concesso prestiti a tassi usurai a persone in gravi difficoltà economiche, evocando il clan Mariano, attivo nella zona dei Quartieri Spagnoli, per costringerle a restituire il denaro. Alle intimidazioni si sarebbero aggiunte vere e proprie aggressioni. In un caso, per ottenere il pagamento delle somme dovute, sarebbero stati compiuti atti di violenza nei confronti di una vittima e dei suoi familiari.
Il libro mastro con i nomi in codice delle vittime
L’inchiesta ha consentito di ricostruire anche il sistema utilizzato per amministrare i prestiti e controllare le restituzioni. Amelia Rosiello, secondo gli investigatori, custodiva un libro mastro sul quale venivano annotati in codice i nominativi delle persone finite nella rete dell’usura, il capitale concesso, gli interessi da corrispondere e le relative scadenze.
La donna avrebbe inoltre partecipato alle azioni violente contro i debitori che non restituivano il denaro. Carmine Petrillo, invece, insieme a due familiari, si sarebbe occupato della gestione della cassa nella quale confluivano i proventi delle attività illecite. Durante una perquisizione gli investigatori hanno rinvenuto anche orologi di lusso e un’ingente somma di denaro.
Il collegamento con l’omicidio di Pasquale Campanello
Il provvedimento cautelare nasce nell’ambito di un’indagine più ampia, coordinata sempre dalla Dda di Napoli, finalizzata a individuare gli esecutori e i mandanti dell’omicidio di Pasquale Campanello, sovrintendente capo della Polizia penitenziaria assassinato l’8 febbraio 1993 alle Torrette di Mercogliano, in provincia di Avellino.
Proprio Carmine Petrillo, uno dei tre destinatari della misura cautelare, risulta indagato anche per quel delitto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’omicidio sarebbe maturato perché il clan Mariano riteneva di aver subito dei torti dagli agenti della Polizia penitenziaria coordinati da Campanello, all’epoca responsabile dei settori di alta sicurezza del carcere di Poggioreale. Le indagini sul delitto del 1993 hanno dunque fatto emergere anche il presunto sistema di prestiti usurai e intimidazioni, sfociato nelle tre misure cautelari disposte dal gip partenopeo.




