Il procuratore: «Speravo in una svolta, invece si dimisero tutti»
Non chiedeva lo scioglimento del Comune, ma una reazione concreta della politica contro le infiltrazioni camorristiche. Il procuratore capo di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso chiarisce il significato delle dure accuse rivolte all’amministrazione comunale allora guidata da Corrado Cuccurullo, ricostruendo anche ciò che accadde nelle settimane successive.
Il magistrato è tornato sull’intervento pronunciato il 5 maggio, durante la cerimonia di inizio demolizione di Palazzo Fienga, il fortino del clan Gionta. In quell’occasione aveva denunciato la presenza di «troppe ombre, opacità, illegalità e contiguità con la criminalità organizzata» nell’amministrazione di centrosinistra. Parole alle quali, pochi mesi dopo, sarebbe seguito lo scioglimento del Comune per camorra, un esito che Fragliasso sostiene di non aver previsto né auspicato.
Fragliasso: «Non avevo invocato lo scioglimento del Comune»
Il procuratore ha ripercorso quei momenti durante la presentazione del libro «Damnatio Memoriae. Ricerca e progetti sui beni confiscati nel Comune di Torre Annunziata», realizzato dai ricercatori del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II in collaborazione con Agrorinasce e l’amministrazione comunale, oggi rappresentata da una Commissione straordinaria.
«Speravo – ha detto – che le mie parole ottenessero l’effetto di spingere gli amministratori comunali a venire da me per capire cosa fare per svoltare, ed invece si dimisero tutti. In tanti mi hanno criticato ma pochi hanno capito il senso del mio discorso. Eppure io non avevo invocato lo scioglimento del Comune, ma solo denunciato ancora troppe contiguità nonostante la volontà dello Stato di cambiare registro su beni come Palazzo Fienga, da sempre centro del potere camorristico».
«Meno convegni e più interventi concreti»
Il richiamo del magistrato riguardava anche le iniziative da mettere in campo per contrastare la presenza della criminalità organizzata, indicando nel riutilizzo dei patrimoni sottratti ai clan uno degli strumenti attraverso i quali realizzare un cambiamento effettivo.
«Quelle parole le pronunciai anche per dire agli amministratori di fare meno convegni, meno intitolazioni di strade, piazze o monumenti, e di operare nel concreto, anche attraverso il riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata, come sta facendo Agrorinasce. Perché la camorra è un cancro che non si elimina dall’oggi al domani, serve tempo e volontà da parte delle istituzioni e dei cittadini. Basta pensare all’arresto di pochi giorni fa di Valentino Gionta jr, che si nascondeva a Torre Annunziata; episodio che dimostra come la camorra continui ad essere attore della nostra realtà».




